07:20 05 Dicembre 2020
Economia
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L'Opec mantiene la strategia di alti livelli di produzione di petrolio, guidata dall'Arabia Saudita, che inizia ad accusare tensioni economiche.

Il prezzo del paniere delle 12 qualità di petrolio di riferimento all'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec) è sceso ieri a 44,13 dollari a barile rispetto ai 45,39 del giorno precedente. Lo riferisce un comunicato diffuso ieri dall'Opec.

Il nuovo paniere di riferimento incluce la Miscela sahariana (Algeria), Girassol (Angola), Oriente (Ecuador), Iran Heavy (Repubblica Islamica dell'Iran), Basra Light (Iraq), Kuwait Export (Kuwait), Es Sider (Libia), Bonny Light (Nigeria), Qatar Marine (Qatar), Arab Light (Arabia Saudita), Murban (Emirati arabi) e Merey (Venezuela).

Il ritorno dell'Iran sui mercati petroliferi, in seguito alla futura cancellazione delle sanzioni economiche nel quadro della firma dell'accordo sul nucleare iraniano, sta preoccupando gli investitori e gli attori del settore che in meno di un anno hanno assistito ad un crollo delle rendite petrolifere soprattutto a causa della situazione di iper offerta che a partire dalla fine del 2014, anche per la produzione statunitense di petrolio da scisti bituminosi, ha prodotto un calo di oltre il 50% dei prezzi del petrolio.

Nell'ultimo mese il prezzo del greggio è sceso sotto i 50 dollari al barile. Nonostante la prospettiva di un'ulteriore crollo dei prezzi, sia Mosca che i membri Opec hanno sottolineato che la loro strategia di alti livelli di produzione resterà immutata. Il secondo più importante produttore al mondo, l'Arabia Saudita, sta guidando attualmente la strategia di mantenimento di quote di mercato per contrastare l'eccesso di offerta.

Nel frattempo il reddito dell'Arabia Saudita cala, poiché le entrate petrolifere rappresentano il 90% del suo bilancio nazionale. I mancati introiti sono stati perlopiù compensati da prelievi effettuati dalle enormi riserve estere del paese che un anno fa valevano settecento miliardi di dollari e da allora sono calate di 65 miliardi.

Ma i sauditi non vogliono attingere troppo a tali riserve, senza le quali non potrebbero permettersi il loro ruolo di "produttore chiave" e perderebbero buona parte della loro influenza diplomatica. Per questo, la scorsa settimana, per la prima volta in otto anni, l'Arabia Saudita ha cominciato a vendere buoni del tesoro, con l'obiettivo di raccogliere 27 miliardi di dollari entro la fine dell'anno. La tensione comincia a essere evidente.

Mentre segni di questa guerra di logoramento cominciano a farsi vedere anche negli Stati Uniti, dove vari produttori di petrolio di scisto hanno cancellato o rimandato nuovi progetti di perforazione. 

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Tags:
Economia, prezzi greggio, OPEC
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