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04:51 20 Agosto 2019
Proteste agricoltori in Belgio

Proteste degli agricoltori nei Paesi dell'Unione Europea

© REUTERS / Francois Lenoir
Economia
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Gli agricoltori di Francia e Belgio sono sull'orlo della bancarotta. La crisi manda a picco anche i produttori agricoli dei Paesi Baltici. I produttori di latte e carne, non per ultimo motivo a seguito dell'embargo agroalimentare russo, non riescono a vendere i loro prodotti.

Il loro malcontento viene espresse nelle manifestazioni di protesta: vengono bruciate gomme, gettato letame contro le prefetture, in alcuni casi vengono occupate le strade.

In Bretagna gli allevatori francesi sono disperati: i magazzini sono pieni di carne, i mercati all'ingrosso sono pressochè inattivi. I prezzi di acquisto non soddisfano né i fornitori nè gli acquirenti. Il ministro dell'Agricoltura francese ha ammesso che anche se aumentassero le forniture di carne suina in Cina, le perdite del mercato russo non verrebbero compensate. Alle promesse delle autorità di trovare un prezzo di compromesso, gli agricoltori hanno perso la speranza e rispondono con accese manifestazioni di protesta.

Nel vicino Belgio si assiste a scene di guerriglia urbana. Gli allevatori locali bloccano con i trattori le strade attraverso cui dalla Germania e dal Lussemburgo vengono importati prodotti più economici. In Belgio i prezzi del latte sono scesi sotto il costo di produzione. Mancano i compratori: nell'Unione Europea da 4 mesi resta in vigore la legge relativa alla soppressione delle quote di produzione, sfruttata attivamente da produttori tedeschi, olandesi e finlandesi.

Ogni giorno registrano perdite gli agricoltori della Lettonia. L'industria casearia baltica sta attraversando la più grande crisi degli ultimi 20 anni. La Russia assorbiva circa il 40% delle esportazioni di latte e latticini. Negli allevamenti maggiormente in crisi sono pronti ad inviare il bestiame al macello. Secondo il ministero dell'Agricoltura lettone, i prezzi del latte dopo l'introduzione delle sanzioni di risposta della Russia sono scesi dopo un anno di un terzo ed ora sono inferiori al costo di produzione. A gennaio 2014 gli allevatori vendevano il latte a 34 centesimi di euro, ora a 20 centesimi.

In Estonia ci sono stati tentativi di vendere il latte in polvere persino in Giappone. Ma alla fine non sono stati stipulati contratti di lungo termine e sono stati venduti solo pochi lotti. Perdipiù i produttori di carne hanno dovuto affrontare loro malgrado un'epidemia di peste suina africana. Sono stati soppressi 15mila animali e sono state chiuse diverse fattorie: quasi 2mila persone hanno perso il lavoro. La malattia, ritenuta non pericolosa per l'uomo, ha suscitato preoccupazioni nei consumatori europei. Persino la carne trattata termicamente, considerata sicura, viene comprata a singhiozzo. A sostegno del settore il governo ha stanziato 13 milioni di euro del piccolo budget.

La Commissione Europea non ha alcuna fretta di risolvere i problemi dei contadini e degli allevatori. Nonostante le perdite, la crisi e le proteste, non è stato deciso di anticipare il vertice dei ministri dell'Agricoltura dell'Unione Europea, che inizierà solo ai primi di settembre.

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Sanzioni, Società, Economia, Agricoltura, Carne suina, latte, Proteste, crisi, Manifestazione, Commissione Europea, Unione Europea, Belgio, Lettonia, Paesi Baltici, Estonia, Francia, Russia
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