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    Requiem per le economie di alcuni Paesi europei

    © REUTERS/ Francois Lenoir
    Economia
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    Marco Fontana
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    Non possono che preoccupare le notizie che arrivano dalla Grecia, dove sembra raggiunto l’accordo coi creditori della Troika seppure con forti perplessità tedesche.

    Qualcuno saluterà la conclusione del patto come la salvezza per Grecia ed euro, altri invece lo criticheranno come l'ennesimo regalo agli ellenici. In verità, la questione che scotta è questa: qual è il prezzo a cui la Grecia ottiene gli 85 miliardi di prestito Ue?

    Il futuro di Grecia e` anche il futuro dell’Unione europea
    © AFP 2017/ Ina Fassbender
    Il futuro di Grecia e` anche il futuro dell’Unione europea

    Nelle 400 pagine di lista della spesa imposte a Tsipras, si parla infatti non solo di riforme, ma anche e soprattutto di un aumento sostanzioso della pressione fiscale: un amaro calice che rischia di avvelenare definitivamente i pozzi della rinascita greca. Basta guardare all'Italia per valutare nella sua portata complessiva l'inadeguatezza della ricetta degli euroburocrati, "suggerita" nel 2011 nel pieno della truffa dello spread al presidente del Consiglio Monti e oggi proposta al popolo greco. L'aumento selvaggio della tassazione immobiliare è un tarlo che ossessiona i burattinai dell'Europa, nonostante le ricadute sull'economia reale si siano dimostrate devastanti.

    L'introduzione dell'Imu da parte del governissimo Monti è palesemente la causa principale dei problemi del settore edile nazionale, che fino a quel momento stava reggendo l'urto della crisi. Parlano i numeri: solo nel comparto delle costruzioni, tra il 2008 e il 2014 sono stati bruciati quasi 550 mila posti di lavoro, una cifra tanto più impressionante se si pensa che questo segmento rappresenta da sempre la fucina di quasi il 6% del Pil italiano. Qualcuno potrebbe obiettare che anche la difficoltà dell'accesso al credito ha fatto la sua parte, ma se così fosse, con le varie immissioni di liquidità di cui ha goduto il nostro Paese si osserverebbero oggi dati in netto miglioramento. Ma così non è, nonostante l'ottimismo ipocrita del premier Renzi. Secondo un recente studio di Confartigianato, nel primo trimestre 2015 il numero di aziende edili è calato dell'1,4% e gli occupati hanno subito una contrazione dell'1,2% su base annua. Negativo anche il valore delle compravendite immobiliari: —3,4% nei primi tre mesi. Non comprendere che sia stato proprio l'aumento della tassazione, derivato dall'introduzione prima dell'Imu e poi della Tasi, sembra l'esercizio preferito di quei commentatori che vogliono giocare con la coda all'asino bendato.

    Al di là delle Alpi si viaggia ad altre velocità. Mentre negli ultimi 12 mesi (marzo 2014-febbraio 2015) la produzione del settore in Italia è calata del 5,8% rispetto ai 12 mesi precedenti, l'Europa mostra un aumento dell'1,6% e nell'Eurozona l'attività delle aziende edili ha avuto miglioramento dello 0,4%. In Italia, tra marzo 2014 e febbraio 2015, la produzione delle costruzioni è inferiore del 42,5% rispetto al picco pre-crisi del periodo settembre 2007-agosto 2008. Insomma, questa è la medicina amara somministrata all'Italia, che ha aumentato la pressione fiscale sugli immobili fino quasi a 50 miliardi, portando il nostro Paese al primo posto in Europa per la tassazione sul patrimonio immobiliare, e dal 2011 a oggi la casa è stata tassata con un aumento del 230%. Ora, pur consapevoli dei danni fatti nel Belpasese, si ripropone la medesima "cura" alla Grecia. Una scelta che pare tanto miope quanto interessata. Basta dare un'occhiata alle grandi operazioni immobiliari effettuate in questi anni sul mercato edile italiano: una percentuale altissima di acquisti sono stati conclusi da stranieri. A beneficiare della situazione sono così i Paesi europei più ricchi, che vengono da noi a fare shopping a prezzi stracciati. E il ribasso non si arresta: negli ultimi cinque anni, secondo la Cgia di Mestre, il valore degli immobili è crollato di circa 1.200 miliardi di euro (-14,2%), e in particolare quello delle abitazioni è calato di 100 miliardi di euro (-16,6%), mentre gli altri immobili hanno fatto registrare una contrazione di 136,6 milioni di euro (-6,7%).

    Dal vertice a Bruxelles non venne fuori nulla, lo dice Germano Dottori, docente di studi strategici alla Luiss e membro della redazione Limes.
    © AP Photo/ Geert Vanden Wijngaert
    Dal vertice a Bruxelles non venne fuori nulla, lo dice Germano Dottori, docente di studi strategici alla Luiss e membro della redazione Limes.

    La scelta di imporre alla Grecia un rincaro delle tasse sugli immobili sembra quindi dettata dall'idea franco-tedesca di colonizzare gli ellenici quasi gratuitamente e alla faccia del federalismo solidale, che dovrebbe ispirare le azioni dell'Unione Europa. Bruxelles sta diventando il curatore fallimentare di alcuni Paesi e l'approvvigionatore di utili per altri.

    Se qualcuno ha aperto contenziosi con le agenzie di rating, colpevoli di palesi conflitti d'interesse nella redazione delle pagelle, cosa si dovrebbe dire di Francia e Germania, le quali possono imporre i compiti a casa agli Stati che rivaleggiano economicamente con loro? Tutto ciò avviene nel silenzio dei giornali più diffusi. Così anche la Grecia, che pareva aver avuto un singulto di democrazia con la chiamata referendaria, è tornata a cuccia: alla fin fine, se non ti adegui al posto assegnato nello scacchiere degli interessi internazionali, ti fanno fuori in Patria e all'estero, almeno mediaticamente.

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    Prestito, patto di salvezza, BCE, Comissione europea, Alexis Tsipras, UE, Grecia, Italia
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