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    Presidente Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem

    Eurogruppo riunito per salvare la Grecia

    © AP Photo/ Charles Platiau
    Economia
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    Riunito anche il Board della BCE dalle cui decisioni dipende la riaperture delle banche.

    Dopo il voto nella notte del Parlamento greco al primo pacchetto di riforme, i ministri delle Finanze dei 19 Paesi euro sono riuniti stamane in teleconferenza. Compito dei ministri è verificare se nel voto di Atene ci sono tutte le condizioni per cominciare ad elargire il terzo programma di assistenza finanziaria alla Grecia, 7 miliardi di euro per permettere ad Atene di affrontare le necessità finanziarie più stringenti, ripagare il prossimo 20 luglio i 4,2 miliardi dovuti alla Bce e i 2 miliardi di arretrati al Fmi. Il "via libera" dovrebbe avvenire entro venerdì con una procedura scritta, che non richiede la riunione dei 28 ministri ma solo l'accordo degli "sherpa" del Comitato economico e finanziario.

    Il prestito ponte, che potrebbe salire a 12 miliardi in agosto, dovrà esser restituito entro 3 mesi, con i soldi che arriveranno dal programma definitivo dell'Efsm.

    Sull'uso dell'Efsm grava ancora una volta un peso politico. Formalmente, infatti, è sotto la responsabilità della Commissione, ma visto che vive delle garanzie del bilancio UE, le decisioni sugli stanziamenti vanno prese nell'ambito di discussioni estese a tutti i membri UE.

    Secondo fonti UE, anche la Gran Bretagna, dopo assicurazioni avute da Bruxelles, ha tolto le sue riserve ed è pronta a dare il suo via libera al prestito ponte alla Grecia attraverso l'utilizzo dell'Efsm.

    Uffici BCE a Francoforte
    Uffici BCE a Francoforte

    Mentre, da Berlino, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfang Schaeuble non molla. Anche se presenterà la richiesta al Parlamento nazionale per il terzo salvataggio greco, ancora ritiene che una temporanea Grexit sarebbe forse l'opzione migliore.

    "Abbiamo fatto un passo in più", ha detto intervistato dalla radio tedesca Deutschlandfunk, all'indomani del voto del Parlamento di Atene al primo pacchetto di riforme imposto dall'Unione Europea.

    Il ministro tedesco ha poi ricordato che molti economisti dubitano che i problemi greci saranno comunque risolti senza un taglio del debito, ma che ciò sarebbe incompatibile con l'appartenenza di Atene all'area euro. Il che potrebbe comportare un'uscita dalla moneta unica temporanea:

    "Questo probabilmente sarebbe la cosa migliore per la Grecia".

    Oggi il caso Grecia torna anche sul tavolo del Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea, dalle cui decisioni  dipende la riapertura delle banche elleniche e la possibilità  di ammorbidire le restrizioni imposte ai movimenti di capitali. In particolare, si parla del canale di finanziamento di emergenza Ela. Il Board dovrà decidere se lasciare aperto questo canale ed eventualmente se aumentare la sua soglia, ferma a 88,6 miliardi di euro dallo scorso 26 giugno. Secondo alcune fonti di agenzia, la Bce dovrebbe mantenere invariata a 88,6 miliardi di euro la liquidità d'emergenza fornita alle banche elleniche, primo passo per la riapertura degli sportelli.

    Intanto, il Fmi  è tornato a mettere sul tavolo il tema dell'insostenibilità del debito greco, ora al 177% del Pil e proiettato oltre il 200% quando verrà erogato il nuovo prestito. La direttrice del Fondo, Christine Lagarde ha detto alla Cnn di avere "un po' di speranza" sulla possibilità che i Paesi europei accettino una ristrutturazione del debito. 

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    Unione Europea, Economia, salvataggio, Eurogruppo, Bruxelles, Grecia
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