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    Le proteste in Grecia

    Grecia allo sfascio, Europa sotto dittatura finanziaria

    © REUTERS/ Stefanos Rapanis
    Economia
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    Tatiana Santi
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    I greci hanno festeggiato troppo presto per la vittoria del "no"al referendum. Dopo l'accordo raggiunto da Tsipras con i creditori l'austerità si fa ancora più dura di prima. Ebbene, per la permanenza della Grecia nell'euro l'Europa ha promesso 80 miliardi in cambio di una serie di riforme, da fare poi in soli tre giorni.

    Nel frattempo la Grecia è allo sfascio e in via di privatizzazione totale. Rimane da capire che legame abbia questo accordo con la democrazia di cui tanto si vanta l'Ue. Sputnik Italia ha raggiunto per un'analisi l'economista Alberto Bagnai, professore associato di politica economica all'Università G. D'Annunzio di Pescara.

    — Che cosa ne pensa dell'accordo raggiunto sulla Grecia?

    — Tsipras è stato sconfitto politicamente in Europa. Esce da questo accordo con un programma di austerità più pesante di quello per combattere il quale si era fatto eleggere con due ciliegine sulla torta, che però sono come due angurie. Deve accettare la supervisione del FMI, che sarà ad Atene e avrà un potere si ispezione preventiva degli atti legislativi greci, uno scrutinio preventivo che poi deve passare alle camere, atto di una violenza politica secondo me inaudita. 

    C'è poi la necessità di conferire al fondo teoricamente sotto il controllo greco, ma in pratica sotto la mano tedesca, 50 miliardi di attività del settore pubblico greco che verrà privatizzato. Si tratta di fatto di far svendere il patrimonio pubblico greco con un'operazione finanziaria molto simile alla famigerata Treuhandanstalt, la fiduciaria alla quale la Germania ovest affidò la privatizzazione del patrimonio della Germania Est. Un veicolo finanziario molto opaco all'epoca, attorno al quale si verificarono casi di corruzione e di criminalità: ci furono aziende floride di stato vendute a un solo marco tedesco, ci furono suicidi sospetti. Tutto questo lo racconta Vladimiro Giacché nel libro "ANSCHLUSS. L'annessione". Noi stiamo vivendo un film già visto, il suo titolo è "Annessione monetaria", di fatto ora la Grecia sta alla Germania, come la Cisgiordania allo Stato di Israele, in una situazione quindi né felice né decente per un Paese europeo.

    — Secondo lei è ancora probabile tornare a parlare dell'uscita dall'euro per la Grecia? Gli Stati Uniti lo permetterebbero o hanno il timore di spingere così le Grecia nell'orbita russa e verso i Brics?

    — Se gli Stati Uniti non vogliono che la Grecia si rivolga ai Brics, devono fare una cosa molto semplice: mettere la mano al portafogli. Se siamo in questa situazione è anche per una certa leadership americana sul continente europeo. L'euro non è assolutamente una creazione europea, non lo è concettualmente, è una moneta che corrisponde al disegno egemonico degli Stati Uniti sul continente europeo. C'era bisogno di mantenere l'Europa coesa contro il nemico russo, la concezione di questa moneta corrisponde all'idea del monetarismo statunitense. Draghi dice di applicare la regola del tasso di crescita costante dell'offerta di moneta, che è la regola del monetarismo di Milton Friedman. Abbiamo il paradosso di una sinistra europea, che appoggia un progetto di matrice ideologica statunitense e monetarista che si richiama a Milton Friedman, padre spirituale dei Chicago Boys, cioè i consulenti di Pinochet. Abbiamo oggi un'Europa che sta diventando sempre più pinochettiana, pensiamo alla distruzione dei diritti civili e sociali e soprattutto economici. La sinistra oggi: siamo passati dai Ventotene Boys ai Chicago Boys. 

    Se la democrazia venisse così compressa in un posto dove gli elettori si sentono rappresentati, gli elettori reagirebbero. La sinistra europea sta difendendo il grande capitale e quindi non rappresenta più i suoi elettori! L'Europa quindi è condannata ad una dittatura finanziaria.

    — Dopo la Grecia anche l'Austria e la Finlandia dicono di voler uscire dall'euro. Le scosse greche arriveranno anche in Italia? Quando a suo avviso l'Italia sarà davanti a questo bivio?

    — Questo sistema ci è stato propagandato come una grande vittoria delle forze progressiste, che secondo me non è. Il primo momento quando ne abbiamo sperimentato l'antidemocraticità è stato quando la Bce ha tolto di mezzo Berlusconi, che oltre il governante molto discutibile che sappiamo, era anche un conservatore. Solo ora capiamo come è antidemocratico il sistema, quando ci va di mezzo uno colorato un po' più di rosa come Tsipras. In Europa un po' ovunque si acquisirà coscienza che il sistema non tiene per la sua antidemocraticità. 

    Quando succederà da noi io non le so dire, se non è successo nel 2011. Una cosa è certa: l'Italia è l'unico Paese insieme alla Francia in grado di contrastare la Germania da pari a pari. La Germania ha paura dell'Italia. Noi abbiamo un certo potere di estorsione per rapporto alla Germania che la Grecia non ha.

    — Sul suo blog ha scritto che la situazione in Grecia può portare a degli scontri e anche ad una guerra civile, pericolo che spetterà anche all'Italia. L'allarme è alto?

    — Io ritengo di sì. Per quanto riguarda la Grecia si è espresso così anche il ministro della Difesa Panos Kammenos, che teme scontri in piazza. La Grecia è uscita da una dittatura in tempi più recenti che l'Italia, che ci sia più di una persona in Grecia la quale dentro di sé coltivi l'idea dell'uomo forte capace di risolvere il problema, io lo do per scontato. La posizione della Grecia all'interno della Nato rende improbabile un  colpo di stato militare, ma che ci saranno tensioni pascolate da Alba dorata sulle macerie di Syriza è scontato. 

    — Per la crisi economica secondo lei anche in Italia si corre il rischio di una guerra civile tra poveri?

    — Io comincio ad essere estremamente pessimista. Il racconto che si sente oggi: i giovani non trovano lavoro per colpa dei vecchi che percepiscono la pensione. Il governo sta fomentando così una guerra tra poveri, mette i figli contro i padri. È un'operazione spregevole da un punto di vista etico e infondata da un punto di vista economico, perché il sistema pensionistico era sostenibile anche prima della riforma Fornero. La narrazione secondo cui siamo in una crisi del debito pubblico, che è una menzogna, è la madre di una quantità infinita di violenza. Violenza genera violenza. Le persone rimangono in trappola, come in Grecia per esempio, perché è stata detta loro una menzogna, cioè che avrebbero vissuto meglio con l'euro. È una situazione molto tragica.  

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    euro, crisi, Europa, Grecia
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