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    Il disastro Grecia interessa tutto Occidente: capitalismo in agonia

    © Sputnik. Mihail Kutuzov
    Economia
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    La crisi in Grecia e in Europa è ancora più assurda dal momento che in un secondo il debito potrebbe essere cancellato e dar respiro al mondo, ritiene il giornalista americano Finnian Cunningham. Ma la testardaggine delle élite neoliberiste può portare al crollo del vecchio e nuovo mondo.

    Il disastro economico che si sta verificando in Grecia è il preludio della crisi economica mondiale, scrive il giornalista americano Finnian Cunningham nella sua rubrica per l'edizione internazionale di Sputnik.

    Secondo l'analista, preoccupa i burocrati di Bruxelles il fatto che i problemi della Grecia si diffondano nel resto d'Europa: una crisi di più ampia scala può attendere al varco l'Italia, la Spagna, il Portogallo e la Francia, Paesi il cui importo del debito non è inferiore a quello di Atene.

    Finnian Cunningham rileva che all'interno di tutto il sistema capitalistico occidentale si sta accumulando un debito astronomico. Il debito degli Stati Uniti ammonta a 17mila miliardi di dollari, le città di Detroit e Stockton (California) sono già fallite e presto subiranno la stessa sorte altre città americane. Il quotidiano The New York Times è inoltre preoccupato per il livello del debito globale, definito "malattia incurabile", ponendo l'attenzione sulla politica economica del quantitative easing (allentamento quantitativo) che ha immesso negli ultimi anni nelle economie dei Paesi occidentali un gettito di 10mila miliardi di dollari, senza migliorare l'efficienza economica.

    Il giornalista americano ritiene che il motivo del caos sistematico dell'economia mondiale sia una grave crisi del modello di vita economica vigente, ovvero del capitalismo.

    "A seguito della caduta dei profitti nei settori produttivi, il capitalismo è degenerato da un sistema che genera benessere per l'individuo ad un sistema di casinò finanziario. E' diventato una forma di parassitismo finanziario, di speculazioni valutarie e di mercato, dietro cui ci sono gli interessi delle banche e la remunerazione dei capitali. Il sistema è stato alienato dal mondo reale," — ritiene Cunningham. 

    Le origini della "schiavitù del debito", a suo parere, sono nell'ideologia neoliberista della deregulation dell'economia e della tassazione regressiva (diminuzione delle aliquote fiscali in funzione dell'aumento della base imponibile). Questo ha portato ad una diminuzione della sicurezza sociale e alle misure di austerity a scapito di disoccupati e pensionati. I mercati azionari, scrive l'analista, vivono in una realtà parallela. Contemporaneamente il debito globale si accumula. Secondo il giornalista, il suo volume ammonta a 680mila miliardi di dollari.

    "Questo debito non sarà mai estinto, perché non è chiaro: a chi va ripagato? La crisi in Grecia e in Europa è assurda, dal momento che in un secondo il debito potrebbe essere cancellato per dare respiro al mondo", — il giornalista cita le parole dell'ex analista della Banca Mondiale Peter Koenig, in seguito diventato critico del capitalismo.

    Sulla riduzione del debito, se si realizzerà questo scenario, Cunningham continua, perderà parte dell'élite finanziaria che determina la politica dei cosiddetti governi democratici. Per approcci alternativi i leader politici dell'Occidente sembra non abbiano né indipendenza né le capacità intellettuali.

    "La Grecia è un disastro, che si diffonde in tutti i Paesi occidentali. Le scene di caos e disperazione per le strade di Atene saranno presto visibili in Europa e negli Stati Uniti," — è convinto il giornalista americano.

    "Inoltre il capitalismo, come una struttura di supporto per la società e la produzione, dovrebbe essere riconosciuto come insostenibile. E' finito ed è fallito sotto tutti gli aspetti: moralmente, politicamente ed economicamente", — conclude l'analista.

    Tags:
    Capitalismo, Borsa&Mercati, Finanze, Politica Internazionale, Economia, Occidente, Debito, Grecia, USA
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