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    La bandiera greca

    Analisi sulla Grecia, quali saranno gli scenari geopolitici futuri

    © flickr.com/ Klearchos Kapoutsis
    Economia
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    Alessandro Bertoldi
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    È necessaria un'analisi generale sulla Grecia, la voglio fare indipendentemente dai risultati del referendum, a mente fredda, perché l'esito del voto non ha cambiato la mia opinione e perché purtroppo la scelta del popolo greco determinerà poco le sue sorti. Sono convito che nessun sano di mente od onesto possa amare quest'Europa "unitaria".

    Sono convito che nessun sano di mente od onesto possa amare quest'Europa "unitaria".

    Celebrazioni dopo il referendum in Grecia
    © AFP 2017/ Louisa Gouliamaki
    Sono convinto che nessun popolo europeo, nemmeno quello tedesco, per ragioni diverse, esprimerebbe parere diverso da quello greco.

    Un uomo, un pensionato greco, piange disperato seduto per terra fuori da una banca di Salonicco. Gli istituti di credito in Grecia anche venerdì hanno aperto gli sportelli solo per consentire agli anziani senza bancomat di ritirare le pensioni, con un limite di 120 euro a settimana. Questa settimana le banche greche potrebbero finire la liquidità considerando che nelle loro casse è rimasto appena un miliardo di euro, si parla addirittura di una liquidità sufficiente soltanto fino alla prossima apertura degli sportelli, per ora fissata a mercoledì.

    Un uomo, un pensionato greco, piange disperato seduto per terra fuori da una banca di Salonicco.
    Un uomo, un pensionato greco, piange disperato seduto per terra fuori da una banca di Salonicco.
    Mi astengo da approfonditi commenti politico-economici, non sono un esperto di macroeconomia, preferisco alcune riflessioni sul piano umano e sul sistema, perché è difficile prevedere o decifrare cosa accadrà, è anzi impossibile, poiché dipende da troppe decisioni e variabili dei prossimi giorni. Qualsiasi fosse stato l'esito del referendum di domenica, una cosa è sempre stata certa: il prossimo futuro sarà drammatico per il popolo greco, una sofferenza, per gli anziani, che probabilmente hanno già vissuto troppi momenti storici difficili della storia del loro Paese e non ne meriterebbero ulteriori. Purtroppo se anche la risposta dei greci fosse stata diversa le loro sorti, che dipendono gran poco dalle loro volontà e troppo dalla trattativa successiva e dalle decisioni di altri, non sarebbero diverse. Ora la troika vorrà dimostrare al mondo intero che chi si mette contro il suo potere fa una brutta fine, così da diffidare altri Paesi dell'Unione dall'indire referendum o dall'alzare troppo la testa. Senza alcun entusiasmo sono contento che i greci abbiano votato NO, così da preservare quantomeno la dignità che la troika vorrebbe negare loro.

    Un voto simbolico, di principio che poi in concreto servirà poco o nulla a cambiare radicalmente il futuro. Un voto caratterizzato da sentimenti contrastanti, poco razionali: chi è entusiasta e crede di aver l'opportunità di cambiare il suo Paese e chi è impaurito dalle conseguenze di un distacco dall'Ue. Un voto poco lucido, ma le opzioni erano due: accettare le imposizioni e le restrizioni economiche proposte o imposte dall'Ue o rifiutare. Il NO sta per orgoglio e riscatto, il SÌ sta per paura e vana speranza di salvarsi. Entrambe le scelte non avrebbero mai risolto i problemi economici della Grecia in un weekend, perché le condizioni economiche del Paese non lo consentono e il sistema che dovrebbe risolvere i problemi è farlocco e etero diretto da logiche diverse da quelle che regolano gli interessi dei cittadini, l'economia reale o il mercato interno in genere.

    Non amo le teorie del complotto, ma credo qualsiasi liberale e liberista onesto, come il sottoscritto, possa affermare senza remore che non era questo il sistema che volevamo e che il modello liberista è pensato come miglior applicazione del liberalismo umanitario all'economia reale, quella concreta, dei prodotti e dei servizi. Nessun liberale onesto voleva che la finanza regolasse i mercati violentandoli attraverso speculazioni nocive legate principalmente a numeri fittizi.
    Mi spiace anche perché la Grecia rappresenta per l'Occidente e per il mondo intero la culla della democrazia. Democrazia, in questa domenica ridotta a misera illusione.
    Mi spiace perché quest'Europa "unita" non è quella sognata dai nostri avi e dai padri della politica del dopoguerra, mi spiace perché la nostra Europa unita ha miseramente fallito.

    bandiera della Grecia
    © Sputnik. Vladimir Rodionov
    Qualcuno nell'Ue ha prevalso sui Paesi più deboli ed altri (leggi principalmente: le banche) hanno fatto in modo che le cose non funzionassero per trarne vantaggio, costruendo un sistema malato. È stata negata la sovranità ai popoli e l'autonomia economica, finanziaria ed energetica necessaria ai singoli Stati.
    Sono convito, anche per questi motivi, si debba ripartire da zero, cambiando tutto radicalmente, anche cambiando i riferimenti e gli alleati geopolitici. Magari guardando ad oriente, alla Russia. La Grecia è il primo Paese dell'eurozona ad essere ad un bivio, subire e restare dov'è o soffrire nel breve periodo ma puntando ad un sistema alternativo, come quello proposto dalla Federazione russa e dal BRICS. Io personalmente penso di sapere cosa farei, ma le responsabilità e le implicazioni politiche di qualsiasi scelta oggi sono enormi e infinite, credo nessuno possa invidiare Tsipras oggi.

    Sono convinto che ogni Paese dovrebbe tornare a decidere a seconda dei propri interessi nazionali senza essere costretto a seguire regole imposte dall'alto o avere obblighi finanziari legati a numeri e debiti fittizi e insanabili. Ma la teoria spesso pare banale da applicare e invece non lo è per nulla. In ogni caso questo non dev'essere un periodo di gioco per le tifoserie da stadio, perché per la Grecia sarà comunque un momento drammatico, comunque vada, questa è la vigilia di un futuro difficilissimo e più che mai incerto. Specialmente per noi giovani europei, europei solo sulla carta. Stiamo a guardare, ma non troppo!

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    analisi, Referendum in Grecia, Crisi in Grecia, Grexit, BRICS, Troika, Alexis Tsipras, UE, Europa, Grecia, Russia
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