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    Yanis Varoufakis, ministro delle finanze della Grecia

    Varoufakis. “Mi dimetto con la vittoria del si”

    © AP Photo/ Petros Giannakouris
    Economia
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    Intervistato a Bloomberg Tv, il ministro delle Finanze greco conferma il piano del governo per la ristrutturazione del debito all’interno dell’unione Europea.

    "Non sarò più ministro" in caso di vittoria del si al referendum di domenica prossima.

    Yanis Varoufakis si è così espresso nel corso di un'intervista a Bloomberg Tv.

    "Se il no vince, come noi abbiamo raccomandato di esprimersi al popolo greco, ricominceremo immediatamente i negoziati e, credetemi, ci sarà un accordo su basi diverse da quelle delle istituzioni",

    ha aggiunto Varoufakis, che definisce le recenti proposte dei creditori internazionali come un aut aut, "prendere o lasciare".

    Varoufakis ha anche assicurato che domenica non si voterà sull'ipotesi di Grexit.

    "Vogliamo disperatamente restare nell'euro, anche se critichiamo i suoi quadri istituzionali",

    ha confermato il ministro delle Finanze ellenico.

    Varoufakis non ha però chiarito se anche il primo ministro, Alexis Tsipras, potrebbe dimettersi in caso di vittoria del si. A una precisa domanda in questo senso dell'intervistatore, il ministro ha risposto che "quando si va in battaglia, non c'è tempo di parlare della sconfitta", aggiungendo ottimista: "Noi vinceremo domenica e saremo qui".

    Il ministro per l`Economia italiano Pier Carlo Padoan
    © AP Photo/ Geert Vanden Wijngaert

    Tuttavia, all'indomani del discorso alla nazione di Alexis Tsipras, che ha confermato il referendum e ha esortato i greci a votare no, il si sembra essere in testa. E' quanto emerge da un sondaggio condotto dall'istituto Gpo per Bnl Paribas, secondo cui a favore del piano dei creditori voterebbe il 47,1% dei greci, mentre i contrari sarebbero il 43,2%. Tanti ancora gli indecisi tra l'8 ed il 17%. Voti da cui, con molta probabilità, dipenderanno le sorti del referendum. Ieri, un sondaggio condotto per un quotidiano greco, Efimerida, aveva calcolato un 46% di no, contro il 37% di sì.

    Ieri Tsipras, con una lettera, si è rivolto al presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, che presiede anche il Meccanismo europeo di stabilità  (ESM — European Stability Mechanism), detto anche Fondo salva-Stati, e ha chiesto la "ristrutturazione e riprofilazione" (taglio e modifica delle scadenze) del vecchio debito con il fondo comunitario e l'accensione di un nuovo debito biennale con il fondo comunitario "Salva Stati", escludendo dal nuovo meccanismo d'intesa le due istituzioni più oltranziste, ossia la BCE e il Fmi. Richieste subito respinte dalla Merkel e dall'Eurogruppo che hanno dettato lo stop alle trattative in attesa dell'esito del referendum.

    Varoufakis a Bloomberg conferma la linea del governo: "Preferirei tagliarmi un braccio" piuttosto che firmare un accordo che non passasse da una ristrutturazione dell'enorme debito greco. "Quello che stiamo dicendo al popolo greco è basta con l'extend and pretend", ha proseguito Varoufakis.

    "Vogliamo riformare questo Paese. Ma vogliamo farlo nell'ambito della ristrutturazione del debito",

    ha concluso il ministro.

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    voto, Grexit, referendum, UE, Yanis Varoufakis, Alexis Tsipras, Europa, Grecia
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