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    La caduta dell'euro può essere legata alle sanzioni contro la Russia

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    Economia
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    L'euro potrebbe raggiungere la parità contro il dollaro e in futuro potrebbe diventare persino più debole del biglietto verde. Ci sono diversi motivi, tra cui le sanzioni contro la Russia.

    Ma la ragione principale è che non esiste un'altra via per salvare l'economia dell'Europa meridionale. L'indebolimento dell'euro ha diviso i protagonisti dell'Europa.

    La Deutsche Bank prevede un calo dell'euro entro il 2017 ad 85 centesimi di dollaro, principalmente per un incremento della fuga dei capitali dall'Europa, che potrebbe raggiungere i 4 trilioni di euro (negli ultimi 6 mesi hanno lasciato l'eurozona 300 miliardi di euro). "I capitali se ne vanno dall'Europa per i tassi di interesse negativi e il "quantitative easing" avviato dalla Banca Centrale Europea (BCE). La maggior parte dei flussi finanziari finiscono negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Canada,"- sottolineano gli analisti della banca tedesca.

    L'euro è stato sacrificato per stimolare ad ogni costo la crescita economica: secondo la BCE, per soddisfare questo obbiettivo è necessario aumentare il livello dell'inflazione. La BCE ha già deciso di acquistare massicciamente i titoli di stato dei Paesi membri dell'eurozona. Fino a settembre 2016 verranno stanziati 60 miliardi di euro al mese stampati ex novo per stimolare la crescita.

    Si tratta di una misura molto dura, ma in realtà si tratta della salvaguardia del sistema bancario e finanziario europeo. I mercati si fidano sempre meno del salvataggio delle banche europee francesi, tedesche con in portafoglio i titoli del debito pubblico dei Paesi dell'Europa meridionale. E non vi è alcuna certezza che la volontà di stampare più moneta per comprare i titoli di debito pubblico possa aumentare la fiducia nell'euro. In un'intervista con il giornale russo "Vzglyad", Moreno Pasquinelli, leader di un movimento italiano e su scala europea per l'uscita dalla zona euro, ha sottolineato che l'Unione Europea è diventata l'epicentro di una crisi sistemica: "La struttura della UE e le proprietà di base che giacciono sotto il mercato unico e la moneta unica comune — l'euro — disturbano l'uscita dalla crisi generata dal sistema di "capitalismo da casinò". Nuovi disastri ancor più devastanti non sono lontani."

    La decisione riguardante il quantitative easing è stata presa in una riunione del Consiglio direttivo della BCE nonostante l'opposizione della Bundesbank, il cui Paese d'origine era considerato finora quello che determinava la politica monetaria dell'eurozona. La Germania dovrà farsi carico di tutti gli effetti negativi del progetto. All'ordine del giorno bisognava scegliere tra due mali: il default di una parte dei Paesi europei o l'inflazione. Tuttavia ogni scelta termina con un compromesso, ma spesso un compromesso è una cattiva decisione.

    I tedeschi sono riusciti a scongiurare il ricatto della minaccia di uscita dalla zona euro (non solo della Grecia sull'orlo dei default con la sinistra al governo, ma anche dell'Italia,  Spagna e Portogallo) e la possibilità di conversione dei debiti nelle valute nazionali come la dracma, la lira, la peseta e l'escudo. Molti credono che un'inflazione forte e veloce con il deprezzamento reale del debito possa salvare i capitali della Grecia, Spagna ed Italia. Pertanto la questione (il mercato va in questa direzione) si mette sui tassi di inflazione e del deprezzamento dell'euro e non sui meccanismi inflazionistici.

    L'Europa deve ora pagare l'incompetenza dei banchieri europei, che avevano concesso prestiti ai governi in barba ai principi fondamentali della scienza finanziaria che lo escludevano categoricamente. La principale funzione civile consiste nel consolidamento dei fondi liberi della popolazione per finanziare solo soggetti affidabili e verificati per ottenere remunerazioni idonee. Contemporaneamente le banche europee acquistavano una grande quantità di titoli (che adesso comprerà la BCE) da governi irresponsabili, truffatori (alcuni sono già stati messi sotto processo) o finanzieri incompetenti. In realtà, sottolinea Pasquinelli, i partiti politici europei e i Parlamenti sono diventati commissioni di business di lobby finanziarie e bancarie, privando gli Stati anche del tradizionale diritto di stampare moneta. Dopo aver rinunciato alla sovranità monetaria, hanno perso gran parte dei loro poteri politici e istituzionali, trasferendoli all'oligarchia bancaria di burocrati e tecnocrati senza alcun tipo di legittimità democratica.

    Le sanzioni contro la Russia, che hanno generato un forte calo delle attività di business, dalla finanza al settore manifatturiero, dalla partecipazione delle compagnie europee alla costruzione dei gasdotti al turismo russo in Europa, e la risposta delle contro-sanzioni, in particolare nel settore agricolo, hanno inflitto un ulteriore colpo all'economia dell'Europa meridionale, per cui l'indebolimento dell'euro è ormai una necessità vitale.

    L'Europa unita si è trasformata in uno strano mix di comunità di consumo che vivono a debito. Ma prima o poi tocca pagare il conto. La crisi del debito greco ed europeo ha messo in evidenza le profonde divisioni tra la Francia e la Germania da un lato, e l'Europa meridionale dall'altro, tra i membri dell'eurozona e i Paesi che hanno preservato la moneta nazionale, tra la BCE e i leader politici. In molti Paesi europei crescono i movimenti per l'uscita dall'euro, ma in fondo questo problema dipende dalla volontà delle élite politiche.

    Se l'euro sopravviverà o perirà sotto il peso delle contraddizioni, è difficile da prevedere. Una cosa è certa: l'euro sarà diverso e il ritorno alla situazione monetaria precedente non ci sarà.

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    Tags:
    euro, BCE, Unione Europea
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