20:51 02 Dicembre 2016
    Banconote euro

    La tragedia greca dell’eurozona

    © Sputnik. Vladimir Trefilov
    Economia
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    Tatiana Santi
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    Sono ancora incerti i risultati del tour europeo del premier greco Tsipras. Una cosa è chiara: gli equilibri nell’eurozona si fanno sempre più fragili. La crisi greca in realtà rimette in questione tutto il sistema Europa.

    Se la Grecia uscisse dall’euro cosa succederebbe nel resto dell’eurozona? Quanto è influente il fattore greco sulle tasche degli atri europei? Euro o non euro… il dibattito continua. Ci siamo rivolti per un'analisi a Alberto Bagnai, professore associato di politica economica dell'Università d'Annunzio di Pescara, che ha gentilmente rilasciato un'intervista a La Voce della Russia.

    - Tsipras cerca di rinegoziare il debito. Ricordiamoci che i soldi alla Grecia li ha dati anche l'Italia, parliamo di 40 miliardi di euro. Nel caso l'Europa andasse incontro alla Grecia, come potrebbe evolvere la situazione, soprattutto per l'economia italiana?

    - Intanto la questione del debito greco attualmente è posta in termini sbagliati, perché ci concentriamo unicamente sul debito del governo greco. La Grecia ha una situazione di dissesto finanziario, che investe anche e soprattutto il settore privato. Lo ha ricordato in particolare il vice presidente della Bce ad Atene il 23 maggio del 2013. Se la Grecia riesce ad ottenere delle concessioni, si apre una fase estremamente complessa non tanto da un punto di vista economico, quanto dal punto di vista politico. Dal mio punto di vista la Germania con un atteggiamento intransigente ha portato le cose al punto seguente: o cede rispetto le richieste della Grecia, e in questo caso ci sarà un effetto di emulazione dalla parte di Paesi come Portogallo, Spagna, la stessa Italia; o non cede, e allora la Grecia è costretta ad uscire dall'euro. Anche nel secondo caso ci sarà un effetto di emulazione, perché quando vedranno che questa cosa è possibile e non è la fine del mondo, anche altri vorranno seguire questa strada.

    - Se la Grecia uscisse dall'euro, che cosa potrebbe accadere agli equilibri economici dell'eurozona?

    Ricordiamoci sempre che la Grecia conta per il 2-3 % del PIL della zona euro. Da cittadino europeo o anche da cittadino russo, la prima riflessione che farei è questa: come fa un Paese così piccolo, il cui peso economico è relativamente trascurabile a tenere in scacco una regione così grande? Lo ribadisco, non è tanto un problema di equilibri economici, bensì politici. La Grecia una volta uscita dovrebbe evidentemente trovarsi anche altre sponde e altri equilibri geopolitici. Dal punto di vista di equilibri interni all'eurozona, un default della Grecia avrebbe un impatto relativamente ridotto sui conti dei nostri governi, delle banche e delle nostre famiglie. Il vero problema è che ci dovremmo confrontare tutti con lo scenario seguente: abbiamo un Paese che non abbiamo aiutato e che se ne va, e magari troverà appoggio in potenze politiche esterne a quelle europee. Questo credo metterebbe in allarme soprattutto gli statunitensi.

    - C'è stata nei giorni scorsi un'apertura della Russia nei confronti della Grecia, la quale si è espressa contraria alle sanzioni antirusse. Secondo lei la Grecia potrebbe fare da ponte tra l'Europa e la Russia?

    - La domanda è delicata. Intanto tra la Russia e la Grecia ci sono affinità culturali profonde, che passano attraverso la religione, la storia. La Grecia è un interlocutore privilegiato, dall'altra parte queste affinità fanno della Russia per la Grecia un partner strategico importante nel momento in cui decidesse di abbandonare l'eurozona. Su quanto la Grecia possa fare da ponte non saprei. La Grecia, stando ai numeri della sua economia e demografia, è un Paese relativamente poco ascoltato nell'eurozona. La signora Merkel alla fine dello scorso anno affermò che la Grecia non aveva più importanza sistemica e non poteva ricattare l'Eurozona. Nel mio blog ho mostrato che le banche tedesche e in parte quelle francesi sono del tutto rientrate dai crediti che vantavano nei riguardi dell'eurozona. A questo punto la Grecia può anche fallire, le banche tedesche stanno apposto. L'eventuale potere di ricatto che la Grecia poteva avere nei riguardi dei suoi creditori è venuto a mancare. Un ruolo diplomatico della Grecia credo che non esista. Non credo i tedeschi siano disposti ad ascoltare qualcuno dal quale non devono riavere dei soldi indietro.

    - Secondo Franco Bruni, professore ordinario di teoria e politica monetaria internazionale all'Università Bocconi, intervistato da noi a dicembre, "uno dei pericoli è che fuori dall'euro, la valuta venga strapazzata dai mercati internazionali con movimenti speculativi molto forti e subisca una grande svalutazione". Secondo lei, Bagnai, non si corre alcun rischio uscendo dall'euro? Se ci sono dei rischi, quali? In che modo uscire dall'euro?

    Quelle del professor Bruni sono delle tesi, i miei sono argomenti e esempi storici. Peraltro non ho mai affermato che non ci siano rischi nel compiere un'operazione con rilevanti margini di incertezza. È assolutamente certo che nel breve periodo avremmo dei movimenti speculativi e avremmo la possibilità di forti oscillazioni del cambio. Abbiamo un'ampia letteratura scientifica e una serie di esempi storici, presentati tutti nel mio blog, che ci fanno capire una cosa: i mercati sanno esattamente qual è un valore di equilibrio della valuta nazionale italiana rispetto alla valuta che il nord dell'Europa dovesse adottare. Chi speculasse troppo a ribasso contro la lira si prenderebbe una lessata, come se l'è presa chi ha speculato troppo al ribasso rispetto al rublo non più tardi di poche settimane fa.

    Da russi altresì vi ricorderete che avevate un'unione di tanti stati, sotto un'unica moneta che è il rublo. Siete riusciti a smantellarla in circostanze politiche molto più drammatiche, ma ce l'avete fatta. Quindi si può fare.

    Io ho conosciuto uno dei consulenti, che ha aiutato il governo russo di Gaidar a fare questo tipo di operazione, cioè lo smantellamento dell'area rublo. Questo consulente ad una conferenza che ho organizzato, ha detto che gli economisti dell'Unione Europea erano contrarissimi al progetto di smantellamento del rublo, perché temevano che desse l'esempio del fatto che si può smantellare un'unione monetaria.

    Al di là di tutto questo, non si può parlare con i colleghi italiani, perché appartengono legittimamente ad un gruppo di potere che ha un interesse nel mantenimento dello statu quo. Ricordiamoci che l'Europa in questo momento è una zona nella quale la povertà sta aumentando, come anche la disuguaglianza. Ed è chiaro se la tua università è finanziata dai ricchi, i poveri aimè non possono farlo per definizione, tu farai un discorso strumentale agli interessi dei ricchi. È un problema scientifico, etico. Spero che ci sia in chi legge una sensibilità per approfondire l'argomento da sé.

    Tags:
    Grecia, Italia, Russia
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