01:22 08 Maggio 2021
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Stormi di droni, ricognizione radiolocalizzata e armamenti d’attacco: il velivolo a pilotaggio remoto americano di rilevanza strategica XQ-58A Valkyrie è stato sottoposto a una ennesima fase di test.

I realizzatori del velivolo hanno dimostrato che è in grado di trasportare aeromobili a pilotaggio remoto di piccole dimensioni e sostengono che Valkyrie sia dotato di intelligenza artificiale e che in combattimento aereo sia in grado di interagire con i caccia di quinta generazione F-35 Lightning. In questo approfondimento scoprirai ciò che ad oggi è noto del progetto Valkyrie.

Tentativo di risparmio

È stato lanciato per la prima volta un piccolo drone dal pesante velivolo a pilotaggio remoto Valkyrie. Il dispositivo è stato inserito in un pod interno del velivolo dove si prevede di dislocare anche gli altri sistemi di armamenti.

Questo è stato il sesto volo di test del Valkyrie. Questa volta è stata testata la compatibilità del velicolo d’assalto con piccoli droni della categoria ALTIUS-600 del peso di circa 12 kg. Questi droni trasportano 3 kg di carico utile: sistemi compatti per la battaglia radioelettronica, strumentazione per la ricognizione e il monitoraggio. Potrebbero anche fungere da droni-kamikaze.

Il velivolo pesante multiruolo a pilotaggio remoto Kratos XQ-58A Valkyrie è in fase di elaborazione dal 2016. Si noti che uno degli obiettivi principali del programma è la riduzione delle spese per l’impiego di mezzi dell’aeronautica militare. Nonostante l’enorme budget militare degli USA, la perdita di uno o più velivoli in un conflitto armato costerebbe al Pentagono fior di quattrini.

Infatti, il costo delle ultime versioni dei caccia bombardieri F-15 o degli stealth F-35 supera i cento milioni di dollari. Mentre i Valkyrie costano circa 2 milioni, più o meno come i missili da crociera Tomahawk.

Washington è convinta che all’esercito servano velivoli molto meno costosi che, seppur non presentino caratteristiche paragonabili a quelle di mezzi militari veri e propri, siano comunque pronti ad espletare operazioni d’assalto o di ricognizione.

Un B-1B Lancer con un danese F-16 durante una missione di addestramento per Bomber Task Force Europe

Il drone è costruito sulla base di un’architettura modulare che consente di modificare rapidamente e a basso costo il dispositivo a seconda delle missioni. I creatori dello XQ-58A Valkyrie assicurano che questo velivolo nella sua versione standard è in grado di percorrere più di 2.000 miglia e che nel suo pod interno possono essere collocate due bombe o alcuni piccoli droni. Il velivolo è dotato di tecnologia stealth, il che lo rende poco visibile ai sistemi di difesa contraerea.

Inoltre, Valkyrie è dotato di algoritmi di intelligenza artificiale che gli consentono di lavorare in maniera congiunta con caccia da combattimento.

Il volo del Valchiria
© Foto : The U.S. Air Force
Il volo del XQ-58A Valchiria

Una nuova tattica

Secondo l’esperto militare Aleksey Leonkov, il progetto Valkyrie è stato concepito come una piattaforma multiruolo. Sono previsti, nello specifico, una variante da ricognizione del velivolo la quale dovrà precedere il gruppo dell’aviazione tattica, una versione adeguata alla battaglia radioelettronica, un simulatore di velivoli di grossa taglia per la creazione di obiettivi che confondano i sistemi nemici di difesa contraerea, un vettore di droni di piccola taglia con un raggio d’azione limitato.

XQ-58A Valkyrie può essere utilizzato anche come velivolo d’assalto, eventualmente pilotato dai piloti dei caccia di quinta generazione F-35. L’idea è che questi velivoli a pilotaggio remoto e il caccia, entrambi dotati di tecnologia stealth, riescano ad avvicinarsi indisturbati all’obiettivo.

“Così stanno cercando di predisporre tre moduli”, spiega l’esperto. “Davanti i piccoli droni, poi i Valkyrie e solo alla fine l’aviazione tattica. Gli americani contano sul fatto che le nostre centrali di radiolocalizzazione e i nostri sistemi radar per la difesa contraerea vedano una moltitudine di obiettivi e reagiscono disperdendo tutte le riserve di missili contraerei. E nella fase di ricarica, contano di attaccare e smantellare la nostra difesa contraerea”.

Tuttavia, aggiunge l’esperto, il Pentagono dovrebbe considerare che la Russia dispone di centrali di radiolocalizzazione a lunghissimo raggio in grado di intercettare obiettivi a migliaia di chilometri dal confine nazionale.

“I radar sono in grado di stabilire, ad esempio, che dagli aeroporti britannici sono partiti un centinaio di velivoli e che nell’avvicinarsi ai nostri confini sono diventati un migliaio”, spiega. “Si capirebbe subito che la maggior parte di quegli obiettivi sono in realtà dei dissuasori. Ma chiaramente è una tattica interessante. È chiaro che oggi il potenziale avversario punta sui grandi numeri e utilizza dei dissuasori”.

Stazione radar modulare di allerta precoce Voronezh
© Sputnik . Alexander Yuriev
Stazione radar modulare di allerta precoce Voronezh

La risposta russa

Anche in Russia vi sono espedienti simili: ad esempio, il sistema automatizzato Grom che è prodotto sia nella sua variante d’assalto sia come vettore di mini-droni.

Il Grom è stato presentato ufficialmente nel 2020 con la destinazione ufficiale di supporto ai caccia Su-35 e Su-37 per, nello specifico, la distruzione dei sistemi contraerei avversari e la sicurezza dei mezzi d’assalto pilotati.

Il dispositivo presenta una massa operativa al decollo di 7 tonnellate ed è in grado di trasportare nei pod esterni e nel pod interno circa 1,5 tonnellate di carico utile. Vanta una autonomia di 800 km. Tra gli armamenti compatibili figurano i missili aria-terra e le bombe guidate di peso inferiore ai 500 kg.

Inoltre, secondo quanto riportato dai media, Grom è in grado di trasportare uno “sciame” di droni di piccole dimensioni che espleteranno la funzione di ricognizione. Il velivolo principale gestirà i mini-droni e ne coordinerà l’operato a seconda della situazione.

© Sputnik . Grigory Sysoev
Il drone russo "Grom"

Un altro velivolo russo pesante a pilotaggio remoto dotato di intelligenza artificiale è l’S-70 Okhotnik che sta affrontando una serie di test a terra e in volo. Leonkov spiega che questo dispositivo, sebbene vanti capacità d’assalto, altro non è che un sistema di puntamento in grado di volare e destinato al puntamento navale.

“Quello che vola oggi non è lo stesso Okhotnik che entrerà negli armamenti”, precisa l’esperto. “La variante finale sarà messa a punto a partire da altre tecnologie e con una visibilità ai radar molto bassa. Il suo compito principale è l’identificazione di gruppi navali d’assalto. Infatti, i nostri Kalibr o Zirkon devono poter attaccare l’obiettivo con una precisione di anche migliaia di chilometri. Okhotnik si avvicinerà segretamente a qualsiasi gruppo di portaerei e veicolerà le coordinate avversarie senza farsi scoprire”.

In precedenza una fonte ha informato Sputnik del fatto che entro la fine dell’estate sarà completata la costruzione di un secondo modello di prova del velivolo pesante. Si tratta di un modello pre-produzione e non di un semplice dispositivo sperimentale.

L’S-70 Okhotnik è un velivolo “ala voltante” con un peso al decollo di 20 tonnellate e un’apertura alare di 19 metri. Presenta una velocità subsonica. Questo velivolo decollò per la prima volta nell’agosto del 2019. Sarà in grado di espletare missioni di combattimento in autonomia e di lavorare in maniera congiunta con i caccia Su-57. Nell’ambito dei test il velivolo è già riuscito ad effettuare attacchi su obiettivi terrestri mezzo bombe e ha volato con simulatori di missili aria-aria.

© Sputnik . Il ministero della Difesa della Federazione Russa
Il primo volo del drone Okhotnik
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