10:38 14 Aprile 2021
Difesa
URL abbreviato
307
Seguici su

Il maggior aumento dal 2002 delle spese sudcoreane per il sostentamento delle truppe statunitensi in Corea ha probabilmente confermato la “importanza di una solida alleanza sudcoreano-statunitense per garantire la pace e la prosperità della penisola coreana e dell’Asia nord-orientale”, ma ha scatenato reazioni dissonanti tra gli esperti.

 L’incremento dei corrispettivi del 13-14% che è stato possibile convenire con i negoziatori del presidente Trump non subirà probabilmente cambiamenti durante il governo di Joe Biden il quale si è qualificato durante la campagna elettorale come un presidente intenzionato a rafforzare con gli alleati un rapporto basato su principi condivisi.

Ma l’amicizia è una cosa, i soldi sono ben altra cosa. Dopo l’incremento del 13,9% dei corrispettivi nel 2021 (fino a 985 milioni di euro), nel 2022 la somma dovuta dai sudcoreani aumenterà ancora del 5,4%.

Tale incremento sarà accompagnato da un aumento del budget sudcoreano riservato alla difesa e rimarrà tale fino al 2025. Si noti che la Corea del Sud è uno dei Paesi con il più elevato livello di investimenti nella difesa.

Sistema antimissile THAAD in Corea del Sud
© AP Photo / Choo Sang-chul/Newsis
Sistema antimissile THAAD in Corea del Sud

“Il Ministero sudcoreano degli Esteri ha legato le spese per la difesa congiunta con gli USA all’aumento del bilancio destinato alla difesa dell’anno scorso, il che è stato presentato come un traguardo dei negoziati. Tuttavia, questa mossa non ha preso le mosse dal rapporto tra minacce alla sicurezza e capacità complessiva di difesa, quanto piuttosto dal fatto che la Corea del Sud è tenuta a pagare per conto degli USA le spese relative alla difesa indipendentemente dalla situazione attuale in materia di sicurezza. E questo non può che lasciare l’amaro in bocca”, ha dichiarato in un’intervista rilasciata a Sputnik Kim Dong-yup, docente dell’Istituto di ricerca sull’Estremo Oriente presso l’Università Kyungnam.

Secondo il professore, la dichiarazione del Ministero degli Esteri in merito all’esito dei negoziati era eccessivamente autocelebrativa e presentava una elevata quantità di stranezze e imprecisioni a giustificazione dell’incremento delle spese.

“Mi sono stupito quando ho visto che il Ministero degli Esteri comunicava con orgoglio di aumentare di più del 12% le “spese per il personale” che prevedono il pagamento delle retribuzioni spettanti ai funzionari civili assunti dai militari americani. Se alla somma che il governo sudcoreano paga sotto forma di spese per la difesa anche i corrispettivi relativi al KATUSA (Korean Augmentation Troops to the US Army) e le spese legali, allora il governo sudcoreano paga tre volte tanto rispetto a quanto dichiarato.

Inoltre, l’ammontare dei fondi inutilizzati dai militari americani supera i 700 milioni di euro, ma gli USA non diffondono questi dati. Si limitano a chiedere un aumento incondizionato al governo sudcoreano delle spese per la difesa”, spiega l’esperto.

Secondo il docente, quando un mese prima della visita in Corea del presidente Obama un membro del comitato parlamentare alla Difesa pose all’allora ministro della Difesa la questione relativa ai fondi inutilizzati, gli fu risposto di “fare un regalo al presidente americano in occasione della sua visita” evitando di sollevare la questione.

“Non penso che il governo del presidente americano, il Ministero degli Esteri e il nostro team di negoziatori non fossero a conoscenza degli elementi che ho menzionato. Voglio credere che si sia trattato di una decisione assunta in esito a profonde riflessioni. Capisco che gli USA hanno esercitato importanti pressioni in merito a minacce invisibili delle quali non è possibile parlare. Tuttavia, si tratta di un problema che non può essere celato dietro ad espressioni autocommiseranti come “cos’altro avremmo potuto fare” o, al contrario, dietro a tentativi finalizzati a giustificare le posizioni prese. Se il tema dell’alleanza sudcoreano-statunitense fosse stato affrontato in maniera più franca, allora l’altra parte sarebbe stata più sensibile”, ipotizza il professore.

Il docente ricorda altresì che molti esperti avevano previsto che con l’arrivo di Biden nell’ambito dell’alleanza sudcoreano-statunitense sarebbe ricomparsa la componente dei valori. È davvero così?

“La concezione delle “alleanze mediate dal denaro” non è una peculiarità della diplomazia trumpiana, ma un fenomeno consueto e onnipresente. È solo cambiato un nome e, sebbene da fuori le cose potrebbero apparire diversamente, nei momenti di difficoltà capiremo la vera natura di queste relazioni. Se finanzieremo maggiormente la difesa congiunta, gli USA ci diranno forse che possiamo evitarci di prendere parte al fronte anticinese? O eviteranno di coinvolgerci alla strategia indo-pacifica o al Quad plus? O ripristineranno i nostri diritti di comando in caso di guerra? O ancora ci aiuteranno a coltivare le relazioni intercoreane o ascolteranno la nostra opinione nell’implementazione della politica con la Corea del Nord?”, si chiede l’esperto.

Il docente osserva anche che il 17 marzo a Seul si tengono per la prima volta in 5 anni i negoziati tra i ministri degli Esteri e della Difesa di Corea del Sud e USA nel formato 2+2. A tal proposito sono stati pubblicati numerosi articoli che cercano di prevedere quale posizione assumeranno i ministri statunitensi in merito alla questione nordcoreana e a quella del disarmo nucleare.

“Ma noi dobbiamo anzitutto pensare non tanto ai nostri desideri e speranze, quanto al fatto che il 12 marzo si è tenuto il vertice dei 4 Paesi che formano il cosiddetto “fronte anticinese” e al motivo per cui i capi del Dipartimento di Stato e del Pentagono si recano subito dopo in Giappone e poi in Corea del Sud. Le loro priorità sono evidenti”, sottolinea il professor Kim.
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook