03:57 12 Maggio 2021
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La Cina sta studiando l’opportunità di limitare le esportazioni di metalli rari che vengono utilizzati, tra l’altro, nella produzione di componentistica dei caccia statunitensi F-35.

 Il Ministero cinese dell’Industria e della Digitalizzazione ha proposto un piano regolamentare che limita in maniera consistente le forniture dirette verso gli USA di 17 tipologie di metalli preziosi, l’80% dell’estrazione mondiale dei quali avviene in Cina. Se le restrizioni troveranno accoglimento, potranno complicare in maniera significativa l’operatività dell’industria statunitense della difesa.

Questi 17 elementi chimici, detti metalli rari, vengono utilizzati di fatto in qualsiasi dispositivo elettronico contemporaneo, elettrodomestico, attrezzatura sportiva, materiale edile, ecc. Le leghe di queste sostanze forniscono ai materiali nuove proprietà necessarie per soddisfare gli standard contemporanei.

Ad esempio, le calamite prodotte a partire da questi metalli sono più leggere e più resistenti. Molti dispositivi elettronici sono oggi più compatti proprio grazie all’impiego di questi metalli. Questi componenti sono necessari anche per produrre batterie per gli autoveicoli e per l’industria della difesa. Un caccia F-35, ad esempio, contiene 417 kg di metalli rari.

La Cina occupa una posizione privilegiata nel mercato globale di metalli rari. Anzitutto, in Cina si concentrano le maggiori riserve di questa materia prima: circa il 40% di tutte le miniere al mondo. In secondo luogo, per diversi decenni la Cina è riuscita meglio di altri Paesi a creare un complesso processo tecnologico di lavorazione di questi metalli.

Persino gli USA, quando ricevono questi materiali grezzi da altri Paesi o li estraggono nell’unico giacimento di cui dispongono (Mountain Pass, California), li inviano in Cina perché vengano lavorati. Di conseguenza, la Cina gestisce il 90% delle forniture globali di metalli rari lavorati.

Questa situazione preoccupa gli USA e i suoi alleati. Infatti, la produzione dell’elettronica tecnologica di consumo e l’intero comparto industriale-militare dipende dalle forniture cinesi. In passato alla luce dell’inasprimento delle relazioni sino-americane, quando Pechino annunciò che avrebbe eventualmente irrogato sanzioni ai danni della Lockheed Martin, il governo di Donald Trump invitò gli alleati (Australia e UE) a cercare catene di distribuzione alternative di metalli rari in modo da diventare indipendenti dalla Cina.

Il problema riguarda, però, non tanto l’estrazione quanto la lavorazione della materia prima, spiega Mei Xinyu, esperto dell’Istituto di cooperazione economico-commerciale internazionale presso il Ministero cinese del Commercio.

“In linea teorica, il rafforzamento da parte della Cina dei controlli sulle esportazioni di metalli rari potrebbe far sì che gli altri Paesi sviluppino catene di produzione proprie. Tuttavia, la Cina ha acquisito competenze tali in questo ambito che la rendono altamente competitiva ed efficiente. Pertanto, il costo della produzione da noi è il più basso al mondo. Gli altri Paesi, USA inclusi, saranno costretti quindi a inviare questa materia prima in Cina per la lavorazione, anche se la estrarranno sul loro territorio.

Al momento gli USA sono il maggior esportatore di questa materia prima dalla Cina e al contempo sono il principale mercato di esportazione cinese di metalli lavorati. L’anno scorso ho visitato le principali imprese del settore nel sud del Paese.

Più dell’80% della materia prima destinata alla lavorazione è oggetto di importazione. Dunque, la questione non riguarda tanto le riserve di materia prima, quanto la portata che potrebbe assumere la competizione tra Cina e altri Paesi nella lavorazione dei metalli”.

Gli USA considerano scenari in cui la Cina potrebbe irrogare controsanzioni e restrizioni di altro genere. Anche in passato Washington ha introdotto sanzioni ai danni di diverse società tech cinesi, fra cui Huawei, che vietano le forniture di chip alle società cinesi. Inoltre, anche i produttori di Paesi terzi rischiano di essere sottoposti a restrizioni secondarie se riforniscono Huawei di componenti per la produzione dei quali vengono impiegate tecnologie americane.

Inoltre, gli USA l’anno scorso hanno anche esteso la lista delle tecnologie e dei prodotti dual use che devono essere sottoposti a controllo in fase di esportazione. Oggi sono oggetto di restrizione tutti i prodotti che in linea teorica potrebbero essere utilizzati a fini bellici.

La Cina ha risposto in maniera simmetrica: il primo dicembre è entrata in vigore la legge che limita le esportazioni di tecnologie considerate “sensibili”, fra cui quelle basate sull’IA e i droni.

L’attuale quadro normativo che limita le forniture di metalli rari ha un obiettivo principale, sottolinea l’esperto.

“L’obiettivo principale del progetto è regolamentare il mercato. Chiaramente, i metalli rari possono essere considerati un ulteriore argomento da sfruttare nei negoziati con gli americani. Ma il nostro obiettivo ultimo è conservare lo status della Cina di fornitore affidabile sui mercati internazionali.

La Cina non utilizzerà i metodi americani, non sfrutterà la propria posizione privilegiata e non interromperà le forniture. In qualità di maggiore esportatore al mondo abbiamo a cuore la nostra reputazione”.

Nel 2020 la Cina ha esportato 35.000 tonnellate di metalli rari, ossia 11.000 tonnellate in meno rispetto al 2019. Tuttavia, la riduzione delle forniture verso l’estero è dovuta anzitutto alla contrazione dell’attività produttiva a livello globale legata alla pandemia.

A consuntivo 2020 soltanto l’economia cinese ha registrato un trend in crescita. L’economia dell’eurozona è in calo del 6,8%, quella degli USA del 3,5%. È naturale che con un’economia in negativo, cali anche la domanda di materie prime.

© AP Photo / Mark Schiefelbein

Inoltre, l’estrazione e la lavorazione dei metalli rari danneggia in maniera significativa l’ambiente: ad esempio, il deterioramento e l’acidificazione dello strato superficiale del terreno.

Nel processo di estrazione del metallo vengono rilasciate grandi quantità di gas tossici e idrossido di ammonio. Talvolta lo sfruttamento intensivo dei giacimenti può provocare delle frane.

Oggi la Cina si sta impegnando per l’ambiente. Nell’ambito dell’Accordo di Parigi sul clima la Cina si è impegnata a conseguire la neutralità carbonica entro il 2060. La Cina sta rafforzando il proprio controllo su tutti i comparti che potrebbero costituire una minaccia per il clima.

Il commissario europeo per clima e energia Miguel Arias Canete
© AP Photo / Virginia Mayo
Il commissario europeo per clima e energia Miguel Arias Canete

A fine gennaio, ad esempio, l’Organo di ispezione per la tutela dell’ambiente del Partito comunista cinese ha criticato la Direzione governativa agli affari energetici per non aver contenuto a sufficienza l’aumento dei consumi di carbone e per non aver contrastato in maniera efficace le emissioni nocive nell’atmosfera.

Le nuove norme di monitoraggio alle esportazioni di metalli rari possono essere considerate un tentativo di regolamentare il mercato e monitorare lo sviluppo di comparti non sicuri per l’ambiente. Tra l’altro, per i produttori di metalli rari questi provvedimenti hanno aspetti positivi, almeno a breve termine.

Le azioni delle società estrattive in un giorno hanno subito un improvviso rincaro sulla Borsa di Hong Kong. Grande successo hanno riscosso, ad esempio, le azioni di China Rare Earth Holdings Limited con un +14% in un giorno.

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