04:03 29 Novembre 2020
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Jennie Carignan, responsabile delle truppe NATO in Iraq, ha dichiarato che il contingente NATO rimarrà in Iraq per altri 5 anni.

 Queste dichiarazioni hanno suscitato le reazioni negative di Baghdad la quale fa nuovamente appello alle decisioni assunte dal parlamento del Paese e finalizzate ad espellere le truppe straniere dall’Iraq. Gli esperti hanno spiegato a Sputnik quali saranno le missioni della NATO in Iraq nei prossimi 5 anni e perché il contingente non intende lasciare l’Iraq sebbene il governo del Paese abbia più volte sottolineato la necessità di espellere le truppe straniere.

Espellere o non espellere il contingente straniero?

Mettendo a confronto le dichiarazioni della missione NATO in Iraq e la decisione del parlamento iracheno vertente sulla necessità di espellere le truppe straniere, sorge spontanea una domanda: come rendere compatibili le intenzioni di Baghdad e quelle della NATO?

Majd al-Quaisy, esperto iracheno di affari strategici, ritiene che la posizione del parlamento sia assai chiara, ma che vi siano alcuni cavilli burocratici a causa dei quali la NATO riuscirà a rafforzare la propria presenza in Iraq per altri lunghi anni.

“La decisione del parlamento iracheno è soltanto una raccomandazione finché non verrà adottata anche dal governo. A mio avviso, il governo non riuscirà a espellere alcunché dal Paese: la presenza di forze straniere in Iraq dal 2014 si fonda su un accordo concluso tra i governi iracheno, statunitense e dei Paesi della NATO. Questo accordo è stato siglato sotto l’egida dell’ONU. Dunque, la NATO può effettivamente affermare che la sua missione ha diritto di rimanere in Iraq per alcuni altri anni”, sostiene.

Secondo al-Quaisy, gli esperti della NATO hanno addestrato oltre 200.000 soldati iracheni negli ultimi 6 anni e Baghdad ha ancora bisogno di loro.

Aggiunge: “È necessario distinguere tra il contingente americano che combatte contro i terroristi dell’ISIS da un lato e il contingente di truppe NATO dall’altro.Questi due gruppi hanno funzioni differenti. Baghdad non ha avanzato pretese in merito al primo gruppo”.

Il problema del governo impotente

A pensarla diversamente è Abdel Sattar al-Jumaily, segretario generale di un partito iracheno nonché ex diplomatico.

Secondo al-Jumaily, il problema principale risiede nell’impotenza del governo iracheno che non è in grado di dare un no secco né agli USA né alla NATO.

“L’occupazione americana, l’ingerenza turca e iraniana negli affari interni iracheni hanno fatto sì che il governo si ritrovasse ad essere del tutto privo di autonomia e non in grado di delineare una strategia finalizzata a soddisfare gli interessi nazionali. Né il parlamento né il governo ad oggi sono in grado di assumere decisioni in merito alla permanenza nel Paese delle truppe NATO. Dunque, ogni cosa sarà decisa in base ai vantaggi che ne può trarre Washington. Temo che, se il sistema politico iracheno non si svilupperà ulteriormente, le truppe occupanti non lasceranno il Paese né tra 5 né tra 10 anni”, sostiene.

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