21:44 03 Dicembre 2020
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All'ordine del giorno della riunione del Consiglio Supremo di Difesa, convocata dal presidente della Repubblica, gli effetti della crisi economica prodotta dall’emergenza sanitaria, il terrorismo islamico e le tensioni con la Turchia nel Mediterraneo Orientale.

La crisi economica prodotta dall’emergenza sanitaria, il terrorismo islamico e le tensioni con la Turchia nel Mediterraneo Orientale. Sono alcune delle questioni discusse nella riunione di ieri del Consiglio Supremo di Difesa, l’organismo presieduto dal Capo dello Stato che si occupa di esaminare i problemi “politici e tecnici attinenti alla sicurezza e alla difesa nazionale”.

Il presidente Sergio Mattarella ha convocato il premier Giuseppe Conte, assieme ai ministri degli Esteri, Interno, Difesa, Economia e Sviluppo Economico, e al Capo di Stato Maggiore della Difesa, il generale Enzo Vecciarelli.

La riunione arriva in un momento di particolare crisi sia sul piano interno, sia su quello internazionale, con l’Italia scossa dalle proteste seguite alla decisione dell’esecutivo di rafforzare le misure restrittive per contenere la diffusione del coronavirus, le tensioni tra Europa e mondo musulmano in seguito agli attentati terroristici che hanno scosso la Francia nelle scorse settimane e l’avvicinarsi delle elezioni americane del prossimo 3 novembre.

Tanto che l’Italia starebbe pensando ad apportare “correttivi” alla legge sulla “Revisione dello Strumento Militare Nazionale”, “in relazione al mutato contesto di riferimento”, procedendo al “completamento del processo di riforma della Difesa in senso unitario e interforze”.

“L’emergenza sanitaria ha prodotto una crisi globale con conseguenze di natura sociale ed economica che rischiano di accentuare la conflittualità in diverse aree del mondo”, si legge nel comunicato del Quirinale che invoca, in questa fase, “un rilancio del multilateralismo, della solidarietà e della cooperazione in tutti i campi”.

“Il terrorismo transnazionale – continua la nota - resta una minaccia, soprattutto nelle aree più fragili”. Per questo le autorità italiane non intendono “abbassare la guardia” e continueranno “a contribuire con decisione alle iniziative tese a contrastare il fenomeno”.

Riguardo le tensioni fra Grecia e Turchia nel Mediterraneo Orientale, il Consiglio ha “auspicato il rispetto delle convenzioni internazionali e un’azione coordinata volta a scongiurare i rischi di escalation, al fine di garantire la stabilità di un’area strategica per gli interessi nazionali”.

Sul tavolo anche il nodo della Libia. Per la stabilizzazione del Paese il Consiglio reputa “essenziale uno sforzo congiunto della Comunità Internazionale affinché la tregua in atto possa essere consolidata senza le ingerenze di attori terzi, permettendo una soluzione diplomatica gestita dalle Nazioni Unite che vada ad esclusivo vantaggio del popolo libico”.

E poi, la solidarietà al Libano, dopo la tragedia dell’esplosione nel porto di Beirut, questa estate, e la conferma dell’impegno nella lotta al terrorismo in Iraq e Afghanistan.

Infine il Consiglio ha riaffermato che la Nato e l’Unione europea “restano i pilastri della politica di sicurezza e difesa nazionale” e che “l’Italia è impegnata con convinzione nel preservare e rinnovare la valenza delle due istituzioni, fondamentali per la pace e la prosperità dei popoli”, specialmente in un contesto come quello odierno, “reso più instabile dagli effetti della pandemia”.

Si è parlato anche del processo di ammodernamento delle Forze Armate, con la necessità di investimenti che “favoriscono lo sviluppo dell’intero Sistema Paese e fungono da traino soprattutto nei settori ad elevata tecnologia”.

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