15:29 07 Marzo 2021
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I più recenti dati sul missile statunitense C-HGB portano inevitabilmente a pensare a come poter contrastare queste temibili creazioni. Ad ogni modo, Mosca dispone di strumenti strategici e perfettamente operanti che consentono di difendersi da eventuali attacchi ipersonici.

Il 4 agosto è stato pubblicato per la prima volta il video dei test sul missile ipersonico statunitense C-HGB. 

​I test si sono tenuti già a marzo e un mese fa è stato appurato che la testata del missile ha deviato dal centro dell’obiettivo di soli 36 cm.

Cosa significa questo? Siamo forse di fronte a una nuova corsa agli armamenti? Forse è proprio questo il missile super duper di cui ha parlato Trump?

17 volte la velocità della luce

Dalle scarse informazioni di cui disponiamo al momento è possibile inferire che negli USA sono in corso i test su una nuova tipologia di testata ipersonica guidata C-HGB la quale in futuro potrà essere impiegata in sistemi missilistici terrestri, navali e, forse, anche aerei. La denominazione Common Hypersonic Glide Body presuppone che vengano svolti lavori su ciò che siamo abituati a chiamare “veicolo ipersonico planante” o unità di combattimento guidata aerobalistica unica per varie tipologie di sistemi missilistici.

Dal punto di vista tecnico una simile unità di combattimento ipersonica è costituita da una testata balistica che presenta una cosiddetta forma biconica con diverse superfici aerodinamiche (impennaggio a farfalla).

Il lancio di questa testata viene effettuato tramite una unità speciale che di fatto è un missile balistico a combustibile solido di dimensioni piuttosto ridotte. Il razzo viene lanciato in maniera analoga a qualsivoglia altro missile balistico terrestre (ad esempio, come i russi Iskander) o ai missili predisposti al lancio dai sommergibili (come il Trident 2). Il missile porta l’unità di combattimento guidata a una velocità 17 volte maggiore di quella del suono.

Poi l’unità di combattimento C-HGB si distacca dall’unità speciale e comincia a viaggiare autonomamente a una quota relativamente limitata (per i missili balistici tradizionali), al limite degli strati superficiali più densi (50-80 km). Quando in avvicinamento verso l’obiettivo, l’unità di combattimento può cominciare ad eseguire manovre di deviazione da contromissili ed esegue le operazioni finali di puntamento automatico che consentono di colpire con la massima precisione un obiettivo di dimensioni anche molto ridotte.

Il C-HGB come spunto di riflessione

Per capacità l’unità di combattimento C-HGB è simile all’unità russa “Izdelie 4202” che è già presente negli armamenti delle forze nucleari strategiche all’interno del sistema missilistico Avangard e del cinese WU-14. La particolarità della soluzione americana sta nel fatto che il C-HGB presenta evidentemente dimensioni più ridotte rispetto al 4202 russo ed è destinato ad essere impiegato in sistemi missilistici di media gittata. Si ritiene che questo missile sarà in grado di distruggere obiettivi per i quali è previsto un elevato livello di protezioni a una distanza di circa 1800-2000 metri in un lasso di tempo piuttosto ridotto (5-8 minuti). L’elevata precisione consente di distruggere obiettivi altamente strategici persino con una testata non nucleare.

Questo consente di mutare in maniera significativa l’approccio alle misure di sicurezza delle forze nucleari strategiche. Probabilmente proprio la prospettiva dell’eventuale comparsa negli armamenti statunitensi di questo missile è stata una delle cause per cui in Russia quest’anno è stato concepito e pubblicato il compendio dedicato alle misure di contenimento delle minacce missilistiche e nucleari. Il documento contiene l’elenco delle minacce in risposta alle quali la Russia impiegherà armi nucleari.

A protezione gli S-500 o gli Iskander-M?

Le scarse informazioni di pubblico dominio relativamente al sistema missilistico terrestre strategico equipaggiato con le unità di combattimento C-HGB consentono di inferire che le piattaforme di lancio di questo sistema missilistico saranno installazioni mobili trasportabili mediante aeromobili dell’aviazione cargo in qualsiasi punto del mondo nel quale ne viene previsto l’impiego.

Al momento sono assenti informazioni dettagliate circa la tipologia di puntamento del sistema missilistico in questione, ma credo che alla base vi sarà un sistema completamente autonomo analogo in sostanza a quello che negli anni ’80 era impiegato sui missili balistici Pershing-2. Allora nell’ultima fase di volo i missili venivano puntati verso una località geolocalizzata sulle mappe la quale poteva essere determinata mediante un aeromobile da ricognizione o anche un satellite. L’attuale livello di sviluppo dei sistemi di puntamento consente di utilizzare anche comuni fotografie dell’obiettivo e di correggere poi la traiettoria in base ai dati ottenuti dalla navigazione satellitare.

Il lancio di questi missili viene rilevato dai sistemi di allerta precoce. Ma solitamente questi sistemi dispongono di un cospicuo lasso di tempo dato che i missili intercontinentali viaggiano per almeno 20-30 minuti. In questo caso però non è possibile avere un lasso di tempo così dilatato, quindi l’attenzione riservata all’organizzazione delle strutture difensive deve essere massima.

Difendersi da questi mezzi ipersonici rientra già nelle possibilità tecniche del più moderno sistema russo di difesa contraerea, l’S-500. Questo sistema difensivo è in grado di rilevare e successivamente distruggere le unità di combattimento guidate come il C-HGB. Inoltre, come misure indirette di contrasto all’attacco di simili missili negli USA potrebbero essere vagliati la creazione e il dispiegamento di un nuovo sistema missilistico di media gittata equipaggiato con missile ipersonico ora impiegato nel sistema missilistico Iskander-M.

A mio avviso si tratta di un’operazione possibile dal punto di vista tecnico e meno costosa rispetto alla creazione di un nuovo sistema missilistico. Inoltre, gli Iskander sono presenti in buon numero e l’equipaggiamento di questi con nuovi missili consente di incrementare sensibilmente le capacità di assalto di questi armamenti.

A proposito del Pershing-2…

Si può ipotizzare che la comparsa di un nuovo missile ad elevata velocità con queste caratteristiche imponga il riesame del Trattato INF. Dopotutto, non a caso il Pershing-2 è definito spesso una delle ragioni per cui nel 1988 fu siglato del Trattato INF: infatti, la sua velocità e precisione non consentivano di assicurare l’eventuale assunzione della decisione in merito di un contrattacco nucleare da parte di Mosca.

Tra l’altro, qualora accadesse qualcosa di simile con i nuovi missili americani o qualora questi rientrassero nell’alveo di un nuovo accordo, probabilmente nessuno, ad eccezione dei proprietari, si lamenterebbe poi tanto.
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