00:57 25 Novembre 2020
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Stando ai dati dei media statunitensi, il presidente Donald Trump prevede di ritirare dalla Germania 9.500 unità dei 35.000 soldati americani totali.

Al contempo Varsavia insiste sulla necessità di rafforzare la presenza statunitense in Polonia, desiderio che non incontra il favore di Berlino. Cosa si nasconde dietro queste operazioni? Sputnik ha cercato di capirlo intervistando Siegfried Fischer, esperto di politica di sicurezza.

Il contesto dell’intera discussione è da ricercarsi non solo nel nuovo “piano” di Trump (il quale prevede, tra l’altro, l’introduzione di un tetto massimo pari a 25.000 soldati statunitensi presenti contemporaneamente in Germania), ma anche nelle minacce che vengono spesso scagliate dall’ormai ex ambasciatore statunitense in Germania Richard Grenell e dall’ambasciatrice statunitense a Varsavia Georgette Mosbacher per via delle critiche contro gli armamenti nucleari americani.

Nell’estate del 2019 Trump ha promesso al collega polacco Andrzej Duda di pensare allo spostamento di circa 2.000 soldati statunitensi dalla Germania alla Polonia. Il governo federale però ha comunicato pochi giorni fa di essere stato informato del fatto che il governo statunitense stesse pensando a questi aspetti. Questa notizia è stata confermata mercoledì dalla viceportavoce del governo tedesco Ulrike Demmer. Tuttavia, lunedì la ministra tedesca della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer ha dichiarato che da Washington non sono state diramate informazioni di questo genere.

Siegfried Fischer, esperto di politica della sicurezza presso l’Istituto di politica internazionale WeltTrends, ritiene che l’intera questione del ritiro delle truppe statunitensi sia stata oggetto di una campagna pubblicitaria in stile Bild. Ma perché? Se osserviamo i fatti, notiamo che i singoli numeri non vanno a modificare la situazione generale.

Fischer, in particolare, sostiene: la Germania ha sborsato ingenti somme per i 35.000 soldati e per i 17.000 collaboratori civili e le loro famiglie e ora dovrà fare ancora di più nonostante la riduzione dei soldati. I 480 milioni di euro che la Germania ha previsto per il periodo 2012-2019 per tutte le spese militari dei partner NATO in Germania sono stati, stando ai dati del Ministero delle Finanze, “esclusivo appannaggio” degli USA. Tra il 2019 e il 2030 sono previsti altri 650 milioni di euro. Solamente per la costruzione dell’immenso ospedale militare statunitense nei pressi di Ramstein il governo si è fatto carico delle spese di progettazione pari a 151 milioni di euro. La critica secondo cui la Germania riceverebbe gratuitamente protezione dagli americani è un’illusione, sostiene Fischer.

Da un punto di vista economico è interessante analizzare le missioni di tutte le guarnigioni statunitensi in Germania, due delle quali stanno attraversando una fase di ammodernamento del valore di circa 2 miliardi di dollari in quanto costituiscono una significativa fonte di reddito per la regione. Se ora se ne andassero circa 10.000 soldati, non cambierebbe nulla nella politica americana di dispiegamento delle truppe. Infatti, gli USA non lasceranno mai Ramstein perché è una base militare che in una certa misura costituisce una enclave statunitense in territorio tedesco e costituisce un centro militare di logistica e osservazione per l’Africa settentrionale, il Medio Oriente e l’Europa orientale. Le minacce “contradditorie” relative al ritiro delle truppe non sono altro che uno “sporco gioco politico” fatto in maniera responsabile, sostiene l’esperto.

In fin dei conti, la questione del dispiegamento delle truppe statunitensi, secondo Fischer, costituisce parte dei piani a lungo termine degli USA nei rapporti con l’Europa. A tal proposito si era già espresso in maniera efficace il politologo e consulente politico polacco-americano Zbigniew Brzezinski. Gli USA intendono controllare il cosiddetto nucleo europeo, ossia Francia, Germania, Polonia e Ucraina. A tal fine è sufficiente includere nei propri affari singoli agenti, ossia i componenti più deboli di un gruppo che verranno poi bilanciati dai componenti più forti di un altro, sostiene l’esperto. Ma in che modo?

“Gli americani hanno di fatto perso la Francia con De Gaulle. Infatti, l’America non ha più rappresentanze militari nel Paese. A suo tempo la Germania era idealmente formata sull’esempio americano e continuava ad essere uno degli alleati più fidati. La Polonia sul piano economico registra risultati sempre migliori all’interno dell’UE; il suo governo conservatore sta fomentando la storica ostilità contro la Russia e in parte anche quella contro la Germania: infatti, per diventare il partner ideale per gli USA, deve solo mettere in cattiva luce la Germania. In futuro anche l’Ucraina potrebbe diventare un potenziale alleato grazie al sistema oligarchico presente nel Paese”.

“Il benessere della Germania non dipende da questo”

Anche Fischer è convinto del fatto che le lamentele di alcuni politici tedeschi circa il ritiro di un certo numero di soldati statunitensi (il cui numero influisce sulla forza bellica dei militari americani) siano solamente di facciata. Infatti, il benessere della Germania non dipende da questo. Infatti, questo ritiro è poca cosa anche rispetto allo smantellamento delle forze militari in Germania Est e Ovest dopo la riunificazione. Ma pare che i politici tedeschi con le loro “lacrime da coccodrillo” vogliano poter decidere dove sarà collocato il loro alleato. Tuttavia, anche le dichiarazioni politiche di facciata hanno motivazioni obiettive, ammette l’esperto. “Ad essere onesti, il dislocamento delle forze statunitensi, il secondo per volume dopo quello giapponese, semplificherà chiaramente ai tedeschi il compito di contenere le proprie spese militari”. D’altro canto, in termini di politica di sicurezza la Germania rimane comunque dipendente dall’egoismo poco amichevole degli USA e potrebbe essere coinvolta in nuove avventure americane. Si registrerà altresì un rallentamento dell’emancipazione europea in materia di politica di sicurezza.

I tedeschi hanno davvero voce in capitolo?

In tal senso la giustificazione della cosiddetta “condivisione nucleare” della Germania che arriva fino all’eventuale impiego degli armamenti nucleari statunitensi dislocati a Büchel ad opera dell’Aeronautica militare tedesca, secondo Fischer, non sarebbe che una “chimera”, un “abbaglio”, una “consolazione”. Infatti, “Voi tedeschi potreste inizialmente dire la vostra su questo argomento, ma in realtà nell’economia del processo decisionale non avreste voce in capitolo”. Perché Annegret Kramp-Karrenbauer vuole per forza comprare dagli americani i velivoli che dovranno trasportare le bombe nucleari americane? Perché queste bombe non le possono trasportare gli Eurofighter? Perché serve che gli USA autorizzino la procedura. È necessario che venga dato un nulla osta dagli USA il quale però non viene concesso perché gli americani vogliono vendere i propri velivoli, sottolinea Fischer.

D’altro canto, gli armamenti nucleari sul suolo tedesco o polacco sono un mezzo necessario per ricattare il governo tedesco o polacco nel caso in cui quest’ultimo cerchi di ribellarsi alle pressioni esercitate dagli USA. “In tal senso siamo prigionieri degli USA. Questo intendeva Gregor Gysi quando mise in guardia la Polonia dalla risposta russa. Ma in Polonia a chi interessa?”. Tra l’altro il Consiglio statunitense di sicurezza nazionale ha segretato le prove documentali relative al fatto che negli USA nel 1990 vi erano ancora voci contrarie all’espansione della NATO a oriente. Ma questi fatti non hanno avuto alcuna risonanza né in Germania né in Polonia. 
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