09:27 29 Maggio 2020
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Il 10 maggio, l'amministratore delegato dell'Iran Ports and Maritime Organization, Mohammad Rastad, ha confermato in una dichiarazione televisiva che il porto della contea di Shahid Rajaee, nella città di Bandar Abbas, è stato vittima di un attacco informatico di hacker stranieri il 9 maggio, arrestando tutto il traffico marittimo della struttura.

Funzionari statunitensi e stranieri sospettano che Israele sia responsabile dell'attacco informatico del 9 maggio sul porto iraniano di Shahid Rajaee. L'attacco informatico ha blocattato il traffico marittimo della struttura per giorni, secondo il Washington Post, citando fonti senza nome.

Si dice che agenti di Tel Aviv abbiano condotto l'attacco in rappresaglia per un presunto tentativo da parte degli hacker iraniani il 24 aprile di disattivare le reti che gestiscono la distribuzione idrica rurale in Israele, secondo, riporta il WP. L'Iran ha ripetutamente negato la responsabilità degli attacchi.

Un funzionario straniero ha detto al WP che l'attacco informatico era "altamente accurato" e che il danno era maggiore di quanto annunciato da Teheran, affermando: "C'era il caos totale".

Un funzionario americano con accesso a file classificati sospetta anche che Israele sia responsabile dell'attacco, secondo il WP.

L'attacco ha provocato un ingorgo lungo diversi km sulle strade principali che portano al porto di Shahid Rajaee, secondo le foto satellitari datate del 9 maggio viste dal giornale. Una fotografia scattata il 12 maggio mostrava decine di navi portacontainer caricate in attesa al largo.

Dmitri Alperovitch, un membro della politica sulla cybersicurezza presso il Belfer Center di Harvard, e fondatore ed ex capo responsabile della tecnologia della società di cybersecurity CrowdStrike, ha dichiarato al Washington Post che il recente attacco informatico alla struttura portuale dell'Iran potrebbe essere una risposta da Tel Aviv al presunto attacco iraniano contro sistemi di distribuzione dell'acqua in Israele.

"Supponendo che sia vero, questo è in linea con la politica israeliana di rispondere in modo aggressivo alla provocazione iraniana, sia cineticamente che con altri mezzi", ha detto Alperovitch. “Ogni volta che vediamo un'escalation iraniana, come quella con l'accumulo di capacità missilistica in Siria, vediamo anche ritorsioni israeliane con bombardamenti in quelle posizioni. Quindi sembra che ora abbiano applicato quella dottrina nel cyberspazio".

Nessun commento ufficiale israeliano sul rapporto è stato dato in quanto, secondo il Washington Post, le forze di difesa israeliane (IDF) e l'ambasciata israeliana non hanno risposto alle accuse della loro responsabilità.

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