06:18 20 Settembre 2020
Difesa
URL abbreviato
1400
Seguici su

Esecuzioni sommarie, fucilazioni di civili, ingerenze sull’operato di governi stranieri e tortura di prigionieri: dieci anni fa il mondo intero ha appreso gli spiacevoli dettagli che hanno caratterizzato la politica estera statunitense.

Chi ha rivelato queste informazioni è stato mandato in carcere per la seconda volta, mentre le autorità statunitensi ancora non hanno risposto di tale presunti crimini di guerra.

Un periodo difficile

"Non c'erano alternative, si poteva solo chiedere aiuto agli Stati Uniti. Ma nonostante le richieste, non avremmo fatto nulla. Mi sembrava di poter correggere questa ingiustizia pubblicando quei documenti", così Chelsea Manning ha spiegato il motivo per cui i documenti segreti della corrispondenza diplomatica americana divennero pubblici dieci anni fa.

Il 18 febbraio 2010 il sito web di WikiLeaks pubblicò la prima parte dei documenti ricevuti da Manning. Le rivelazioni presero l’avvio con i file denominati Reykjavik 13.

L’universalmente noto Bradley Manning, che nel tempo ha cambiato sesso e nome (Chelsea), era un’analista di intelligence. Prestò servizio in una base americana in Iraq ed ebbene accesso a un gran numero di materiali segretati, tra cui il sistema di rete informatica del Dipartimento della Difesa e del Dipartimento di Stato, nonché la rete di comunicazione congiunta di intelligence del Dipartimento di Sicurezza Nazionale e del Dipartimento di Giustizia.

L'infanzia e la giovinezza di Manning non si possono di certo definire felici. La sua non era una famiglia agiati, i genitori abusavano di alcol e poi divorziarono. Il bambino crebbe debole e durante l’adolescenza fu spesso vittima di bullismo da parte dei coetanei. Ciononostante, stando ai suoi conoscenti, si è sempre distinto per la sua curiosità e il suo giudizio scevro da preconcetti.

Non riuscì ad accedere all’università dopo il liceo. Il padre gli consigliò allora di arruolarsi nell’esercito in modo da ottenere poi un’istruzione grazie al programma di sostegno ai veterani. Bradley stesso riponeva nel servizio militare grandi speranze. Desiderava anche risolvere la propria disforia di genere in quanto sin da piccolo aveva una percezione femminile di sé.

Nel 2009 Bradley Manning visse un periodo difficile. La sua coscienza era tormentata dal fatto che quando era in Iraq era diventato un complice della guerra a cui si era opposto. Inoltre, anche i suoi problemi psicologici erano peggiorati insieme alla disforia di genere. Alla fine di quell’anno ebbe un esaurimento nervoso: in risposta a un’osservazione del suo superiore Bradley fece una scenata nell’ufficio.

A un certo punto sentì parlare di WikiLeaks: infatti, sul sito web erano stati pubblicati dati relativi agli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001.

Nel gennaio 2010 Manning scaricò dal computer aziendale diverse centinaia di migliaia di file sulle campagne militari condotte in Iraq e Afghanistan e li registrò su un disco che recava la scritta "Lady Gaga" per distrarre i curiosi. Inizialmente cercò di vendere informazioni segrete ai giornalisti delle maggiori testate americane, i quali tuttavia non risposero. Fu allora che Manning inviò il materiale a WikiLeaks.

Senza aspettare una risposta, inviò anche il seguito. In breve tempo tutto era pubblicato sul sito.

Dai documenti pubblicati, in particolare, si evinceva che le autorità americane costrinsero l'Islanda, sebbene duramente colpita dalla crisi economica del 2008, a partecipare alla campagna militare in Medio Oriente. L’Islanda, sebbene allora fosse sull’orlo del collasso e fu il primo Paese del Primo mondo a dover chiedere aiuti al FMI, non ebbe altra scelta se non cedere alle richieste degli USA.

Nessun processo e nessune indagini

Nell'aprile 2010 fu pubblicato sul sito web un filmato ripreso a Baghdad il 12 giugno 2007. Da un elicottero partirono spari che uccisero diverse persone, tra cui due giornalisti della Reuters: gli americani scambiarono per armi le macchine fotografiche che i giornalisti tenevano in mano. Dall’elicottero si aprì anche il fuoco contro un’automobile che era arrivata sul luogo per prestare soccorso ai feriti. Due bambini furono colpiti e a questo proposito una dei militari commentò nel filmato: “Be’ la colpa è loro. Hanno portato i bambini sul campo di battaglia”. 

Nel frattempo Manning continuava a soffrire per la disforia di genere. Inviò una lettera a uno dei suoi superiori, spiegando la sua situazione e allegando una foto di sé in abiti femminili. La sua situazione non stava migliorando. Alla fine, gli psichiatri consigliarono al comando di sollevarlo dal suo incarico.

Allo stesso tempo, parlando con i suoi amici sui social network, ammise di aver fatto trapelare informazioni a WikiLeaks. Una di queste conversazioni fu con l'hacker Adrian Lamo il quale consegnò Manning all'FBI alla fine del maggio 2010. Manning fu arrestato in Iraq e gli furono imputati diversi capi d’accusa, tra cui quello di connivenza con il nemico per il quale rischiava la pena capitale.

A fine luglio furono resi noti nuovi fascicoli contenenti dettagli relativi alla guerra in Afghanistan del 2004-2009. Si appurò che le truppe della coalizione stavano uccidendo centinaia di cittadini afghani con il pretesto di incidenti che non furono mai segnalati alle autorità. Ad esempio, vi fu il caso dei due motociclisti uccisi perché “avrebbero potuto essere degli attentatori”. Le “squadre nere” dei servizi segreti diedero la caccia ai leader talebani e procedettero con esecuzioni sommarie.

A Washington si condannò la divulgazione di queste informazioni. La Casa Bianca sottolineò che quanto descritto nei documenti era accaduto all'epoca dell’allora presidente Barack Obama.

Terribili segreti

Nell'ottobre 2010 furono aggiunti circa altri 400.000 documenti relativi alla campagna militare in Iraq. Si scoprì che vi furono molte più vittime di quante ne erano state ufficialmente segnalate. "Speriamo di contrastare alcuni dei tentativi di nascondere la verità prima e durante la guerra", ha dichiarato il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange.

Prima di allora il Pentagono aveva più volte sottolineato di non tenere statistiche accurate sul numero di vittime. Tuttavia, tra il 2004 e il 2008, stando ai dati dell’esercito statunitense, morirono circa 77.000 iracheni. Secondo WikiLeaks, invece, a morire furono almeno 109.000.

Il mondo venne anche a sapere del trattamento brutale riservato ai detenuti, nonché dei tragici incidenti con i civili.

"Alcuni civili furono uccisi in maniera indiscriminata ai posti di blocco, compresi quei civili che erano di fretta per portare una donna incinta all’ospedale. I prigionieri iracheni furono torturati, interi edifici furono distrutti per il sospetto che sul tetto potesse nascondersi un ribelle”, rivelò in un comunicato WikiLeaks.

L’insieme di questi documenti, complessivamente Iraq War Logs, sono stati la più grande fuoriuscita di dati militari della storia.

A seguire scoppiò lo scandalo relativo al carcere di Guantanamo dove erano detenuti più di 150 tra pakistani e afghani senza alcun capo di imputazione. Tra di essi figuravano anche un ottantanovenne e un quattordicenne. I prigionieri venivano torturati.

Bradley Manning, il principale informatore, fu giudicato colpevole di 17 dei 22 capi di imputazione e fu condannato a 35 anni di carcere. Subito dopo la pronuncia della sentenza, Manning annunciò di percepire se stesso come una donna e da quel momento in poi cambiò il proprio nome in Chelsea. Dal 2014 i dati personali furono cambiati sui documenti e cominciò la terapia ormonale. Tuttavia, non fu trasferita in un carcere femminile.

Innanzi al giudice Manning si pentì dicendo: "Mi dispiace che le mie azioni abbiano ferito delle persone. Mi dispiace che tutto questo abbia danneggiato gli Stati Uniti. Mi scuso per le conseguenze involontarie delle mie azioni. Quando presi queste decisioni, credevo che avrei aiutato la gente".

Nel 2017 Barack Obama commutò la sentenza di Manning. Chelsea godette di una scarcerazione anticipata dopo aver passato 7 anni in prigione. Tuttavia, tornò dopo poco in prigione. Infatti, nell'aprile 2019 fu presa in custodia per 400 giorni per essersi rifiutata di testimoniare nel caso del governo americano contro WikiLeaks e Julian Assange, arrestato a Londra. Per ogni giorno di diniego a collaborare con le autorità a Manning è stata comminata una pena pecuniaria. Alla fine Manning deve allo Stato più di 440.000 dollari. Chelsea su Twitter ha rivelato di avere denaro a sufficienza per pagare solamente 11 giorni di pena.

L'ONU ha espresso la propria preoccupazione per la detenzione di una persona transgender. Mediante una petizione per la scarcerazione di Manning furono raccolte 58.759 firme.

Sputnik ha tentato di parlare con Chelsea, ma non siamo riusciti a contattarla.

Manning non si lascia demoralizzare. Rileggere "Ho appena riletto “Racconto di due città” di Dickens. In generale: prosa descrittiva e un impeccabile senso artistico. La trama però va a discapito dei personaggi. Contro: gli aristocratici francesi. Pro: il lavoro a maglia”, questo l’ultimo suo twit di gennaio.

I presunti crimini di guerra perpetrati dall'esercito statunitense in Afghanistan sono oggetto delle indagini condotte dalla Corte penale internazionale (CPI). Tuttavia, gli Stati Uniti è un Paese membro della CPI e non ne riconoscono le decisioni. L'anno scorso Washington ha revocato il visto del procuratore capo del tribunale de L’Aia, Fatou Bensouda. Il segretario di Stato Mike Pompeo ha dichiarato che procederà in maniera analoga anche con gli altri membri impegnati nelle indagini.

Tags:
Wikileaks
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook