04:08 16 Dicembre 2019
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Grati a Greta

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La sedicenne paladina dell’ambientalismo Greta Thunberg di nuovo in navigazione grazie a nuovi benefattori pronti a farsi pubblicità con il suo verbo catastrofista.

Grati a Greta

Ma il mondo scientifico ricusa le sue affermazioni. E mentre la sua famiglia s’arricchisce con i diritti del suo libro la storia del suo successo fa acqua da tutte le parti.

La storia della smorfiosetta verde puzza infatti più di una centrale a carbone. A cominciare da quel 20 agosto 2018 quando la foto di Greta, appena accoccolatasi davanti al Parlamento di Stoccolma per protestare contro il cambiamento climatico, viene pubblicata su Facebook dal suo mentore Ingmar Rentzhog per poi venir ripresa, in poche ore, dai più grandi media del paese.

Quel suo mentore oltre a gestire, casualmente, una raccolta fondi per il lancio di nuove tecnologie verdi e a presiedere “Global Utmaning”, un centro di ricerca sullo sviluppo sostenibile fondato dalla figlia di un ex ministro social democratico, è anche buon amico di Malena Ernmann, la mamma di Greta. Così, altrettanto casualmente, solo 4 giorni dopo mamma Malena, cantante lirica assai famosa, può annunciare l’uscita del primo libro della figlia.

Tre mesi dopo, altrettanto casualmente, Greta diventa azionista della società fondata da Rentzhog grazie ai fondi di Sven Olof Persson, un miliardario social-democratico conosciuto come il re delle concessionarie automobilistiche di tutta Svezia.

Dietro a quel faccino ingrugnito dalla sindrome di Asperger si nascondono insomma gli interessi di un’abile manipolatore, di un intraprendente e spregiudicata famigliola e di un capitalismo verde e “politicamente corretto” che - prima in Svezia e poi alle europee - ha sfruttato il volto di Greta per sostenere i “verdi” e combattere un movimento sovranista dipinto come il grande nemico del pianeta terra.

Un “capitalismo verde” pronto non solo ad arricchirsi con le nuove tecnologie indispensabili a ridurre le emissioni, ma anche a mettere completamente fuori mercato le altre industrie e le altre imprese. Anche a costo di condannare alla paralisi buona parte del pianeta.
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