11:54 21 Novembre 2019

Biografia di un militare ucraino esiliato in terra nemica

CC BY 2.0 / Ministry of Defense of Ukraine / Vadim Kovalov / War Ukraine
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Nel conflitto in Donbass tra Ucraina e le repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk da oltre cinque anni molti aspetti si ripetono ciclicamente come le stagioni, divenendo una vera e propria routine. Tra questi c'è lo scambio dei prigionieri.

Quello dello scambio di prigionieri è un tema delicato (e già trattato su questo blog) per diversi motivi. Tra l'Ucraina e le repubbliche in questi anni, seppur con frequenza irregolare, ce ne sono stati diversi. Quasi tutti uguali per le modalità con cui si svolgono: incontro tra le due parti nella zona grigia sulla linea del fronte; momenti di tensione ed imprevisti; confronto di documenti e liste; scambio e tutti a casa. Allo stesso tempo questi scambi sono diversi tra loro per le storie delle persone coinvolte. Spesso infatti si parla di numeri, di interessi politici, di statistiche e quant'altro, come se si trattasse di oggetti. Quando invece si ha a che fare con persone con alle spalle storie di ogni tipo.

Lo scorso 7 settembre, in relazione alla questione ucraina, si è tenuto un nuovo scambio di prigionieri. Questa volta in un nuovo formato: non più tra Kiev e le due repubbliche nella zona neutra, tra le steppe del Donbass, ma tra Kiev e Mosca, con 35 prigionieri per parte imbarcati contemporaneamente sui rispettivi voli di Stato.

A Donetsk ho avuto modo di incontrare ed intervistare Denis Khitrov, uno dei 35 prigionieri atterrati a Mosca. Lui, 42 anni, cittadino ucraino originario e residente ad Odessa, ufficiale delle forze armate del suo paese, è stato arrestato nel 2017 con l'accusa di alto tradimento della Patria. Il fatto che lui, cittadino ucraino che ha prestato giuramento alla sua Patria, sia stato prima imprigionato a casa propria e poi mandato al confino in un altro paese, è solo una delle assurdità commesse nei suoi confronti da parte dalle autorità ucraine.

Denis, di che cosa si occupava prima di venire arrestato?

Nel 1998 ho iniziato a prestare servizio nelle forze armate d'Ucraina. L'ultimo mio incarico è stato quello di Comandante di compagnia nel reparto di Sicurezza stradale all'interno della Direzione del settore territoriale meridionale del Paese. In poche parole il mio reparto svolgeva funzioni di polizia militare. Coprivo questo incarico dal 2011 con il grado di maggiore.

Come è stato arrestato?

Sono stato arrestato il 19 marzo del 2017. Era una domenica, nel mio giorno libero. Un commilitone mi telefonò dicendo che era morto un mio vecchio comandante in congedo. Decisi di andare al funerale. Chiamai il taxi e durante il viaggio, nelle prossimità del carcere di Odessa, l'auto venne fermata dai funzionari dell'SBU (Servizi di Sicurezza d'Ucraina, n.d.r.) che seguivano i miei movimenti. Lì mi arrestarono.

L'SBU l'ha accusata di avere inviato documenti top secret legati al suo lavoro ai servizi segreti della Federazione russa, e quindi di essere una spia al soldo del Cremlino. Cosa può dire in merito a queste accuse?

Prima di tutto occorre premettere che, fino al giorno dello scambio di prigionieri, non ho mai messo piede nella Federazione russa.

Nei documenti raccolti dalla mia difesa in questo procedimento penale ci sono documenti in merito ad una indagine interna alla Direzione del settore territoriale presso il quale prestavo servizio, in cui si certifica che non avevo effettuato richieste di accesso a materiali segreti dall'inizio del 2014, ossia da prima dell'inizio della guerra. Anche nel periodo delle mie trasferte di lavoro nella zona di guerra in Donbass, i documenti segreti che mi passavano per le mani non sono mai stati aperti, ma rigirati ai destinatari con i sigilli intatti. Questo è tutto tracciabile, ma nessuno in tribunale ha voluto tenere conto di questi certificati. L'unico file reale trovato sul mio pc che poteva essere utilizzabile contro di me è un documento con un ordine di assegnazione di un autoveicolo ad un determinato autista. Un'informazione che per la Russia non ha alcun valore.

Come è possibile che lei abbia passato due anni e mezzo in carcere in assenza di prove sufficienti ad incriminarla?

Per capire le dinamiche che mi hanno portato in carcere occorre prima capire secondo quale principio lavora l'SBU. In Ucraina da molti anni esiste la pratica della “fabbricazione di crimini”. I funzionari vengono valutati in base alle statistiche legate alla loro efficienza lavorativa. Se le statistiche non sono soddisfacenti, il funzionario perde il lavoro. L'SBU riceve grossi finanziamenti, anche più dell'esercito. In qualche modo devono giustificare questi finanziamenti. Ed è così che, dal nulla, persone innocenti vengono accusate di terrorismo, separatismo, di spionaggio e quant'altro. Questa pratica l'ho conosciuta sulla mia pelle.

Per vie ufficiose, sono riuscito a mettere mano alle carte processuali, dove ho scoperto di essere stato arrestato a causa del lavoro di un informatore che lavorava per l'SBU. Questa persona in passato aveva avuto problemi con la giustizia e, pur di non finire in prigione, ha sottoscritto  un patto con loro. Il compito a lui assegnato era quello di raccogliere informazioni sulla gente con qualsiasi mezzo. Colui che è stato determinante per l'arresto era un mio conoscente e collega che prestava servizio con me nell'esercito. Eravamo in buoni rapporti. Anche lui ufficiale, maggiore, come me. Parlavamo spesso e capitava di discutere di argomenti come il 2 maggio (data della strage di Odessa, n.d.r.), dove la mia posizione personale è fortemente critica verso quel che è stato commesso contro i sostenitori dell'Antimaidan.  Col tempo ha iniziato ad entrare più in confidenza, chiedendomi di presentargli persone con visioni politiche simili alle mie ed io gli ho presentato un amico, che poi è finito con me al banco degli imputati.

Dopo avergli presentato il mio amico, siamo stato trasferiti per lavoro in Donbass, dove sono rimasto incastrato. All'informatore dell'SBU è stato assegnato il compito di preparare un documento con informazioni sensibili militari. A questo documento è stato assegnato lo stato di segretezza ed è stato salvato di nascosto su una mia pennetta usb.

Sulla base del reperimento di questo file segreto sulla mia usb personale sono stato arrestato. Ho spiegato tranquillamente la mia posizione ma nessuno ha voluto ascoltarmi. Avevano deciso a tavolino di attribuirmi queste accuse. Nei 9 mesi prima di arrivare al processo c'è stato un solo interrogatorio dove era presente anche questo collega che ha fabbricato il file e poi sporto denuncia. In tribunale capirono che, nonostante il rapporto del maggiore che ci ha incastrati, dove ci sono diversi paragrafi che si contraddicono, contro di noi non c'erano sufficientemente prove per poterci condannare. Eppure il giorno in cui dovevano assolverci concorreva con la giornata in cui si celebra la festa dell'SBU. Con questa operazione nei nostri confronti i funzionari dell'SBU si sono guadagnati premi in busta paga, gradi ed addirittura appartamenti. Sicché si può immaginare che, nel giorno in cui vengono decorati i funzionari di questo organo, non avrebbero permesso di farci assolvere. Fecero rinviare l'udienza.

E così continuarono a rinviare le udienze pur di temporeggiare e non giungere ad un giudizio che non sarebbe potuto essere diverso dall'assoluzione. Il sistema penale ucraino però prevede una redistribuzione elettronica indipendente delle udienze, il che teoricamente avrebbe dovuto garantirci una scarcerazione rapida. Ma il sistema è fin troppo semplice da aggirare per arrivare potenzialmente a temporeggiare all'infinito, pur di non portare la gente a processo. I membri del collegio venivano continuamente cambiati qualsiasi scusa: ferie, trasferimenti ecc, per far slittare le udienze. Nel nostro caso è accaduto ben 8 volte. Paradossalmente i giudici trasferiti tornavano nuovamente ciclicamente. Così accade con la maggior parte dei casi.

Insieme a lei, allo stesso banco degli imputati è finito il suo amico, oltre ed altre due persone. Che legame ha con loro?

Le altre due persone a me erano allora totalmente sconosciute, sebbene accusati insieme. Come se fossimo un gruppo organizzato. Per far capire ulteriormente quanto assurda fosse la situazione, bisogna sapere che uno dei coimputati è un cittadino moldavo che, nonostante sia appunto uno straniero, è stato anche lui accusato di alto tradimento della Patria. Eppure secondo quanto previsto dall'articolo del codice penale che tratta questo reato, esso è applicabile solo nei confronti di cittadini ucraini.

Nella recente storia dell'Ucraina ci sono stati molti casi di arresti di persone estranee al conflitto ed alla politica che sono stati comunque utilizzati da Kiev per fini politici. Ritiene che sia avvenuta la stessa cosa anche nel suo caso?

Un'altra pratica della moderna Ucraina è quella dell'alimentazione del cosiddetto “fondo di scambio” che consiste nella detenzione di persone da utilizzare come contropartita in vista degli scambi di prigionieri. Lo stesso giorno in cui siamo usciti dal carcere e siamo stati consegnati alla Russia, nei territori del Donbass controllati dall'ucraina sono ripresi gli arresti di persone accusate di separatismo e collaborazionismo, per creare nuovi prigionieri. Sono sicuro al 100% che non si tratti di coincidenze.

Altre volte invece capita che gli arresti con la scusa della politica, siano più semplicemente un interesse economico di qualche alto ufficiale. Nella prigione dell'SBU a Kiev sono finito in stanza con un uomo di Lugansk che prima della guerra gestiva una ditta di autotrasporti. Quando è cominciata la guerra si è trasferito a Poltava, città rimasta sotto il controllo ucraino, continuando a lavorare in quell'ambito. Appena ha deciso di riaprire una nuova attività è stato accusato di finanziare le organizzazioni terroristiche. In cosa consistevano le prove dell'accusa? Egli aveva affittato ufficialmente i suoi veicoli a terzi, che portavano avanti l'attività commerciale tra Lugansk e l'Ucraina attraverso i checkpoint. Tra i documenti sono stati trovati dei versamenti delle imposte alla frontiera della Repubblica Popolare di Donetsk, e questa è stata la base per richiedere la condanna a questa persona. Pur sapendo che in tribunale sarebbe stato assolto, l'SBU voleva far pressione su di lui affinché vendesse i suoi veicoli e con quei soldi si comprasse la libertà, sotto minaccia che coi continui rinvii sarebbe rimasto sotto arresto a lungo. Fortunatamente venne liberato in quanto i funzionari dell'SBU si dimenticarono di rinnovare i termini di scadenza della detenzione.

Ma arriviamo ai giorni nostri. Come si è arrivati allo scambio di prigionieri del 7 settembre?

Quel 7 settembre al mattino presto ci hanno detto semplicemente di prepararci e che ci avrebbero portati in tribunale. Nulla lasciò intendere ad un diverso epilogo della situazione, tanto che uscimmo dalla cella senza nemmeno prendere con sé gli effetti personali. Invece ci portarono in una struttura nella provincia di Kiev, dove incontrai il mio avvocato, che davanti ad una telecamera, mi chiese chiese se avessi intenzione di rifiutare lo scambio, e continuare nella battaglia contro i mulini a vento con la giustizia ucraina. Mi si spalancarono gli occhi, non capii cosa stesse succedendo. Chiesi all'avvocato su quanto sarebbe stato realmente possibile giungere ad una sentenza in tribunale, ma lui rimase a guardare nel vuoto in silenzio, lasciandomi intendere di non avere risposte confortanti. Senza nemmeno sapere di essere presente in questa lista dei prigionieri da scambiare, quella mattina mi svegliai in cella, per poi ritrovarmi a Mosca qualche ora dopo. Tutt'ora non ho idea di come sono finito in quella lista. Per me rimane tutt'ora un'incognita.

So che comunque mentre era in carcere aveva comunque un collegamento con questo argomento. Grazie al suo contributo è stato possibile recuperare informazioni su prigionieri politici che sono risultate utili in vista di uno scambio di prigionieri o per agevolarne poi la liberazione. Come è stato possibile?

Quando sei in prigione la cosa più importante è cercare di non degradare, trovando qualcosa di costruttivo da fare. Avevo un'ora d'aria e 8 dedicate al sonno. Nelle altre dovevo inventarmi qualcosa da fare. Si può guardare la televisione, facendo zapping, o leggere libri – ho letto più libri in carcere che in tutta la mia vita. Avendo contatti con tutta la prigione di Odessa, ho avuto la fortuna di conoscere una persona da Donetsk che mi dava dei compiti per rendermi utile. Mi venivano segnalati nominativi di persone ed io cercavo informazioni su di loro. Si trattava di informarmi se queste persone erano effettivamente presenti in carcere, il loro stato di salute oppure informazioni legate al processo, così come informazioni legate alle dinamiche dei loro arresti. In questo modo siamo riusciti a compilare un elenco con informazioni su 17 persone – tutti prigionieri politici - che risultavano dispersi.

La maggior parte di queste persone si sono ritrovate accuse o condanne basate su fatti inventati dalle autorità. Come nel caso di un ragazzo innocente condannato a 13 anni di carcere, dopo che la polizia ha torturato e minacciato di morte sia lui che i suoi parenti per costringerlo ad assumersi la responsabilità di reati da lui non commessi. Un altro di questi prigionieri era una persona che conoscevo personalmente.

Il 2 maggio (2014 nel palazzo dei sindacati di Odessa) hanno ucciso un suo caro amico ed il ragazzo ha deciso di vendicarsi, nonostante poi si sia fermato solo alle parole. Parole che gli sono costate un'accusa e poi la condanna. la persona che voleva uccidere, è colui che si vede in diverse foto e video di quel due maggio, intento a sparare conto la folla con un fucile da caccia, nel bel mezzo alla piazza. Questo personaggio, responsabile della morte delle persone legate all'Antimaidan, ovviamente ad oggi continua a girare sorridente per la città senza che gli organi che dovrebbero sbatterlo in galera abbiano mosso un dito.

A proposito di Odessa, la sua città. Dove si trovava il 2 maggio del 2014? Cosa significa per lei quel giorno?

Quel giorno con i commilitoni ero al centro di comando del reparto. Ci hanno armati ed eravamo in allerta, pronti ad intervenire in qualsiasi momento. Eravamo in attesa di non si sa bene cosa. Il comandante della nostra unità, insieme a tutti i suoi omologhi, era stato chiamato d'urgenza in procura. Noi nel frattempo seguivamo tutte le vicende in diretta dalla televisione. La sera, quando dal palazzo del sindacato stavano già portando via la gente - chi arrestato sulle camionette della polizia e chi in ambulanza, in ospedale o in obitorio-, hanno tolto lo stato di allerta e ci hanno lasciati andare a casa.

Sono rientrato a casa in stato di alterazione, dove continuai a seguire gli eventi dalla tv. Ricordo l'intervista ad un volto noto della politica locale. Egli, che nel 2008 raccoglieva aiuti umanitari da spedire in Ossezia del sud, quella sera raccontava di come ad Odessa fossero finalmente state sconfitte le orde di Putin. Compresi che nella testa di molte persone iniziava a succedere qualcosa di perverso. In quel palazzo sono state uccise due persone che conoscevo, uno dei quali era un mio professore all'accademia militare.

Le persone possono avere idee differenti, ma arrivare ad uccidere, a maggior ragione in quel modo, non può essere giustificabile in nessun caso. Tanto meno nascondendosi dietro a scuse come quella della “necessità di difesa degli interessi di Stato” e della sua integrità territoriale.

Per me, come per ogni cittadino di Odessa, quella fu una tragedia. E la città non la perdonerà mai, nonostante ora molti hanno paura a parlarne pubblicamente. Molti da Odessa si sono trasferiti altrove, tanti sono venuti a Donetsk per vendicarsi con le armi in mano e li capisco.

Capitolo Maidan, come ha considerato a suo tempo questo fenomeno? Quanti colleghi hanno guardato positivamente al golpe?

Tutti gli ufficiali e sottufficiali sopra i 35 anni ovviamente non hanno visto di buon occhio questo cambiamento. Tutti ricordavamo la rivoluzione del 2004 e le sue belle parole, i suoi slogan convincenti. Ma poi cosa abbiamo ottenuto? Ancora fumo negli occhi. C'era la sensazione di di ripetere lo stesso copione e di farsi male di nuovo. Comunque fino al momento vero e proprio del colpo di Stato non avevamo la consapevolezza del fatto che sarebbe differita dalla rivoluzione precedente.

Che umori ci sono attualmente tra gli ufficiali militari ucraini in merito al conflitto che perdura da oltre 5 anni?

La gente è stanca. Ma la carriera militare è un lavoro che può essere paragonato ad una valigia senza maniglie: difficile e pesante da portare, ma che dispiace buttare via. Soprattutto quando c'è la consapevolezza che nessuno può cambiare la situazione globale. Al massimo puoi influire sulle persone intorno a te. Non a tutti piace quel che sta accadendo.

Negli anni prima del tuo arresto ha preso parte anche alla guerra in Donbass. Cosa l'ha colpita di più in guerra?

La netta consapevolezza del fatto che non stavamo combattendo contro la Russia ma contro noi stessi. Del fatto che tutti venivamo ingannati.

Quanti nell'esercito ucraino capiscono questa cosa? Le fonti ufficiali ucraine ogni giorno nei bollettini di guerra per definire le milizie della DNR e LNR utilizzano la dicitura “formazioni militari della Federazione Russa” e questa è la linea ufficiale..

Coloro che hanno una testa per ragionare lo capiscono, ma comunque è vietato parlarne a voce alta di modo che nessuno possa sentire e che nessuno poi possa accusarti di qualcosa. Nell'esercito vive il principio “Chi pone troppe domande, è destinato a non far carriera”.

Spesso emergono notizie in merito a crimini di guerra. Ha assistito a qualcosa del genere?

Anche in Donbass le funzioni del mio reparto erano quelle di polizia militare per cui più che altro mi sono imbattuto solamente nelle conseguenze di attività illecite svolte dai colleghi. Molte volte ad esempio è capitato di arrivare nelle zone grigie o nei villaggi vicino al fronte e trovare le case completamente vuote con le pareti spoglie, con porte e finestre accuratamente smontate, come se fosse passata un'orda di ladri e sciacalli. Venivano smontati anche i tetti per poi rivendere i materiali.

Un tempo pattugliavamo gli uffici postali per ispezionare i pacchi che venivano ritirati dai militari. Li costringevamo a mostrarci il contenuto e molte volte facevamo intervenire la polizia per denunciare i furti. Solitamente si trattava di elettrodomestici e mobili. La stessa cosa succedeva per armi e munizioni che con la stessa semplicità venivano spedite al fronte verso qualsiasi destinazione. Faccio fatica ad immaginare la quantità di armi sparite e riciclate dall'inizio della guerra al momento in cui hanno iniziato a cercare di controllare questi traffici.

Solitamente erano i battaglioni volontari come Settore Destro ad occuparsi di queste pratiche. Loro di ideologico hanno ben poco. Forse il 10% di loro sostiene qualche vaga e confusa idea politica, gli altri invece sono disadattati che una volta riuniti in branco, si sentono invincibili.

Una volta abbiamo fermato un loro camion in un posto di blocco. A bordo affermavano di avere solo beni personali. Quando andammo a controllare vedemmo un sacco di lavatrici, frigoriferi, divani che sicuramente non avevano comperato. Gli ordinammo di seguirci presso la nostra caserma. Giunti sul posto, dopo venti minuti la caserma era già circondata da un paio di centinaia di loro uomini che pretendevano la loro liberazione. Quando il più alto in grado degli ufficiali presenti in caserma disse loro che non avrebbero liberato gli uomini tratti in arresto, essi hanno risposto: allora vi uccidiamo”, iniziando a scaricare i mortai dai camion e piazzandoli fuori dal cancello. La situazione è stata risolta quando abbiamo deciso di chiedere il supporto degli uomini della 25Esima brigata aviotrasportata che in quel momento si trovavano a noi subordinati in caso di disordini di massa. Se non fossero intervenuti loro arrestandone i comandanti, chissà come sarebbe potuta finire.

Inoltre ricordo il tristemente noto terminal dell'Mariupol, il cosiddetto blocco alimentare, dove c'erano tre grandi celle frigorifere. In una venivano detenuti i maschi, nel secondo le donne e nel terzo il cibo. Era noto che lì venivano che quelle celle frigorifere erano vere e proprie prigioni dove  venivano detenute illegalmente semplici persone con le motivazioni più disparate. Spesso solamente perché erano possessori di una bella auto, che finiva poi tra le mani dei militari dei battaglioni volontari, che fino al 2015 si trovavano lì senza aver nessuno status o titolo. Solo poi queste formazioni paramilitari sono state inquadrate sotto le forze armate, nel ministero difesa ecc. Questi casi erano frequentissimi. Noi, svolgendo funzioni di polizia militare, ci imbattevamo spesso in queste situazioni. Avevamo lo scopo di contrastare questi fenomeni, ma la legge che dava la possibilità ai militari di requisire beni pubblici per fini utili alla Patria era appositamente molto generica.

Che ripercussioni psicologiche comporta la guerra sui militari?

Pochi giorni fa a Kiev un ex militare si è piazzato in auto in mezzo ad un ponte minacciando di far esplodere la struttura. Il motivo? Sembra che avesse litigato con la sua ragazza. E di questi ce ne sono molti. Mi capitò di arrivare nelle posizioni al fronte ad arrestare un soldato che aveva ucciso un commilitone. Gli chiesi il motivo del gesto e lui, con tutta indifferenza, senza capire la gravità di quel che ha commesso, mi ha risposto “perché mi ha tagliato male i capelli”. La guerra rischia di spezzare l'equilibrio psicologico di molti. Ma credo che non ci sia da dare la colpa solo allo stress. Le motivazioni vanno ricercate anche altrove. In queste persone manca qualcosa. Manca l'educazione, ed un'adeguata istruzione e dei principi morali che i governi non garantiscono da decenni.

Com'è il rapporto dei civili del Donbass residenti nei territori controllati da Kiev nei confronti dei militari ucraini?

Inizialmente, personalmente, ho notato molta diffidenza. Spesso erano spaventati a causa dei battaglioni volontari. Poi quando hanno visto che venivano trattati in modo umano c'è stato un disgelo. La maggior parte della gente comunque non ci sosteneva, ma non avevano altra scelta che convivere con la nostra presenza. La maggior parte delle persone non si esprimeva ed accettava la situazione seppur di malavoglia perché sapevano che dire qualcosa o ribellarsi poteva costare a loro un soggiorno in una buca nel terreno, oppure sparire chissà dove. Molte volte ho sentito ripetere la frase “perché siete venuti qua? Questa è terra nostra”, e personalmente sorgeva in me la domanda: “ma chi sono io, arrivato da chissà quanti chilometri di distanza, per ordinare alla gente la lingua da parlare, cosa pensare, che libri leggere”. Nella costituzione c'è scritto che tutti i cittadini hanno uguali diritti, a prescindere dal fatto che una persona lavori in miniera oppure indossi una divisa con un fucile. Così dovrebbe essere normale in uno Stato di diritto. Ci continuano a ripetere che l'Ucraina lo è, ma in seguito a ciò arrivo a pensare che questo Stato di diritto sia solo una favola per le masse. D'altra parte dentro di me esisteva la consapevolezza del fatto che ero una persona subordinata ad una gerarchia e che ero lì per rispettare degli ordini.

Allora pongo una domanda provocatoria: come si può servire un governo dove non si coglie un senso di giustizia?

(Lungo silenzio). Parlo per me. Forse in me cercavo di trovare un modo per non servire più nell'esercito. Ci ho pensato spesso, ma non ho mai avuto occasione, in quanto servivano serie ragioni che al momento non potevo fornire. Io ho sempre cercato di lavorare onestamente, cercando di dare una svolta positiva alle situazioni in alcuni contesti. Ci sono principi che non possono essere ignorati e limiti che non possono essere oltrepassati.

Ora che tu, come cittadino ucraino, sei stato fatto uscire di prigione e spedito in Russia, potrai fare liberamente ritorno in patria?

No, tutto rimane come prima. Non essendoci stata una condanna né un'assoluzione. Se dovessi mettere piede in Ucraina mi arresterebbero e l'incubo ricomincerebbe nuovamente. Nonostante ciò giuridicamente io risulto tutt'ora un ufficiale effettivo delle forze armate d'Ucraina. Secondo la legge infatti posso venire allontanato dal servizio militare solamente quando c'è una condanna definitiva del tribunale.

Cosa ha provato nel momento in cui l'aereo si è alzato in volo dalla pista dell'aeroporto Borispol di Kiev alla volta di Mosca?

Un alleggerimento. Il timore che tutto potesse finire e che ci avrebbero fatti scendere per ricondurci in cella è rimasto in me finché non ho sentito il rumore delle turbine ed il movimento dell'aereo. Guardavo il cielo limpido al posto di quelle quattro pareti e continuavo a sentire i brividi. Quando finalmente l'aereo s'è alzato in volo e lungo il corridoio hanno cominciato a passare le hostess ho potuto rilassarmi, chiudere gli occhi e pensare che la prigione ormai era solo un incubo del passato.

Su 35 prigionieri che da Kiev sono stati spediti a Mosca, la maggior parte aveva passaporto ucraino. È quindi corretto definire la questione come un affare tra Ucraina e Russia?

Io non capisco come in Ucraina possano associare il concetto di terrorismo con la Russia o con le repubbliche del Donbass. In quale altro posto del mondo un paese consegna al paese considerato nemico dei propri cittadini in cambio di altri suoi cittadini? Questo non può che voler sottolineare ulteriormente di come questa guerra sia prima di tutto una questione interna al paese, nonostante si tenti in ogni modo di puntare il dito contro Mosca.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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