13:56 17 Novembre 2019
Il luna park di Chernobyl, dove tutto si è fermato al 26 aprile 1986

Il caso Chernobyl

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A partire da quelle esplosioni nucleari i fondamenti della vita si sono rivelati come un terno al lotto. E la stessa aureola di infallibilità e sicurezza basata sui fondamenti delle scienze si è disintegrata. (Ulrich Beck)

Era il 26 aprile 1986 ore 1.23 del mattino circa, siamo a Chernobyl in Ucraina quando, alla centrale nucleare V.I. Lenin succede qualcosa di molto grave e dalle conseguenze inimmaginabili. Durante una normale esercitazione, da quanto emerse, pare che il personale addetto alla centrale avesse peccato di superficialità fino a commettere dei veri e propri errori, che portarono all’ormai tristemente noto incidente di Chernobyl.

Nel corso di un test di sicurezza, eseguito senza nessun problema apparente sul reattore n. 3, il personale si rese responsabile della violazione di numerose norme di sicurezza e di buon senso. In particolare, gli addetti finirono per portare il nocciolo del reattore n. 4 ad un brusco e incontrollato aumento della potenza, e quindi della temperatura, dell’intera centrale. La scissione dell'acqua di refrigerazione in idrogeno e ossigeno a pressioni estremamente elevate, provocò la rottura delle tubazioni del sistema di raffreddamento del reattore, inoltre il contatto dell'idrogeno e della grafite con l'aria innescarono una fortissima esplosione, che provocò lo scoperchiamento del reattore e conseguentemente un vasto incendio.

La centrale continuò a bruciare per dieci giorni ma l’allarme e la notizia di quella catastrofe vennero date solo qualche giorno dopo. I primi a rilevare delle anomalie nell’aria furono i sensori della centrale di Forsmark in Svezia, che il 28 aprile, registrarono insoliti ed elevatissimi livelli di radioattività. I controlli che seguirono evidenziarono come quelle radiazioni non provenissero né dalla centrale svedese, né da altri paesi europei. Solo dopo le rilevazioni da parte della centrale di Forsmark, l’agenzia di stampa sovietica Tass confermò “Il danneggiamento di un reattore nella centrale nucleare di Chernobyl, nella regione di Kiev, in Ucraina”.

Una nuvola di materiale radioattivo fuoriuscì, a seguito dell’esplosione e dell’incendio, dal reattore e ricadde su vaste porzioni di territorio intorno alla centrale, contaminandole profondamente e rendendo necessaria l'evacuazione di oltre 300.000 persone che vennero reinsediate in altre zone dello stato satellite Sovietico. Le nubi radioattive, inoltre, raggiunsero praticamente tutto il mondo dall'Europa orientale, alla Scandinavia toccando anche l'Italia, la Francia, la Germania, la Svizzera, l'Austria e i Balcani, fino al Nord America. Ma siamo certi che sia stato solo un errore umano a provocare quel disastro di proporzioni mondiali? Un docu-film, uscito nell’aprile del 2016, smentisce clamorosamente la violazione delle norme di sicurezza da parte del personale della centrale, per addentrarsi in qualcosa di ben più oscuro che, se fosse vero, alzerebbe il sipario su tutti i governi del pianeta e darebbe pienamente ragione a tutti coloro che vengono definiti spregiativamente, complottisti.

Da trent’anni, infatti, l’incidente di Chernobyl ha risvegliato nel mondo l’attenzione sui rischi dell’energia nucleare, ed ancora oggi, è l’unico disastro riconosciuto ufficialmente come causato da un errore umano. Ma se non si fosse trattato di un incidente? È questa la domanda che si pone Chad Gracia, regista de Il Complotto di Chernobyl – The Russian Woodpecker, il documentario vincitore del Gran Premio della Giuria al Sundance Festival. 

Fedor Alexandrovich, protagonista del docufilm, inizia a indagare su quella catastrofe fino ad arrivare a scoprire la DUGA, una gigantesca antenna che doveva interferire, tramite onde a bassa frequenza che producevano un rumore simile a quello di un grosso Picchio, con le comunicazioni occidentali. Questa struttura, mai entrata in funzione, potrebbe non essere estranea allo scoppio del reattore n. 4 quel fantomatico 26 aprile del 1986.

La centrale nucleare di Chernobyl in una foto del 1984
© Sputnik . Vasiliy Litosh
La centrale nucleare di Chernobyl in una foto del 1984

Nonostante questo sia l’incipit del film, il famigerato Picchio Russo esiste veramente, ed è situato, guarda caso, proprio nella zona di Chernobyl. Tramite questa enorme antenna si poteva trasmettere un segnale in grado di raggiungere le radio frequenze europee e americane durante la Guerra Fredda, destando, tra l’altro, grande preoccupazione nei governi di allora.

Molti di noi, probabilmente, non ne hanno mai sentito parlare anche se, facendo un po’ di ricerche, si troveranno facilmente alcune teorie in cui si afferma si trattasse di uno strumento per il controllo ambientale e mentale, quello che noi oggi conosciamo con il nome di H.A.A.R.P. (High Frequency Active Auroral Research Project).

Anche se è bene osservare le teorie complottiste da più angolazioni, così come è necessario andarci cauti, bisogna considerare che, oggi, la gente crede che Chernobyl sia un caso chiuso, ma in realtà ci sono molte questioni irrisolte, molte domande che necessitano di una risposta e molto materiale falsificato che va corretto o, quantomeno, chiarito. Questo implica, ovviamente, che un qualche tipo di insabbiamento ci sia stato.

Numerose commissioni del Governo Ucraino, tra l’altro, hanno richiesto l’accesso a documenti importanti sul disastro di Chernobyl, ma il permesso è stato puntualmente negato dalla Russia. Quindi, per capire realmente cosa si nasconda dietro questo caso, sarebbe utile visionare questi file una volta che verranno desegretati. Ma iniziamo a vederci più chiaro e a capire cosa sia questo Picchio Russo o H.A.A.R.P.

Si tratta, essenzialmente, di una tecnologia in grado di manipolare la ionosfera provocando cambiamenti climatici e che, in Occidente, viene chiamata Woodpecker (Picchio) a causa del rumore martellante che produce sui ricevitori radio. Il sistema impiega trasmissioni di onde la cui frequenza si aggira intorno ai 10 hertz, e i cui impianti si trovano in Siberia, a Gomel, nell’Isola di Sakhalin, in Ucraina, in Lettonia e, il più famoso, a Gakona (Alaska).

Nel corso dei secoli, i cambiamenti climatici hanno sempre rappresentato un polo di attrazione per l’uomo in quanto potrebbero, tra l’altro, incidere sulla sua stessa sopravvivenza. Pioggia eccessiva, siccità, uragani, terremoti potrebbero non essere più frutto di madre natura, ma eventi creati a tavolino dagli esseri umani tramite queste tecnologie.

La cosa sconcertante è che, guarda caso, anche quel 26 aprile gli addetti della centrale di Chernobyl sentirono la terra tremare sotto i loro piedi, inoltre, videro dei raggi bluastri dalla sala del reattore. Secondo alcune testimonianze arrivate fino a noi alle ore 01:21 il capo del centro di comando della Centrale vide entrare nella sala un fascio luminoso di colore blu, alle ore 01:23 e 35 secondi la terra iniziò a tremare così come nel blocco n. 4. I pannelli iniziano a cadere e, ancora una volta, comparve un fascio luminoso. Solo dopo questo, il reattore esplose.

La scossa avvenne, quindi, appena 23 secondi prima della catastrofe e l’epicentro fu identificato proprio accanto all’edificio del blocco n.4. Un terremoto vero, oppure un sisma creato? Secondo l’allora Governo Sovietico, la centrale fu costruita su un terreno geologicamente favorevole, eppure, secondo i risultati dei sismologi, fu registrato un sisma di 2,5 gradi d’intensità della scala Richter ad una profondità di 400 metri sotto la superficie terrestre. Ma l’effetto di questo terremoto, potrebbe aver provocato il disastro di Chernobyl considerando che, la centrale di Fukushima, in Giappone, subì la stessa sorte con un sisma superiore agli 8 gradi della scala Richter? Nostro malgrado, non abbiamo una risposta certa, ma quello su cui possiamo basarci è una relazione di iniziativa adottata dalla Commissione per gli Affari Esteri dell’Unione Europea.

Il 23 settembre del 1998, infatti, viene stilata una relazione in cui si afferma che «malgrado le convenzioni esistenti, la ricerca militare si applica attualmente alla manipolazione dell'ambiente come arma, come è il caso, ad esempio, del sistema HAARP», e che la Commissione «reputa che il sistema HAARP (High Frequency Active Auroral Research Project) sia da considerarsi, a causa del notevole impatto sull'ambiente, una questione mondiale ed esige che le sue conseguenze giuridiche, ecologiche ed etiche vengano analizzate da un organismo internazionale indipendente prima di ogni nuova ricerca e di qualsiasi esperimento » e «chiede al gruppo di esperti per la valutazione delle opzioni scientifiche e tecnologiche (STOA) di accettare di esaminare le prove scientifiche e tecniche fornite in base ai risultati esistenti della ricerca sull'HAARP onde valutare la natura esatta e il livello di rischio posto dall'HAARP per l'ambiente locale e globale e la salute pubblica in generale».

Come mai l’Unione Europea si preoccupa di scrivere una relazione su questo sistema di manipolazioni ambientali e di interferenza sui sistemi di comunicazione? Forse perché, queste tecnologie, sono alla base di molti eventi catastrofici che stanno rovinando il pianeta dalla fine dei due conflitti mondiali? Esistono, inoltre, numerose teorie sulla possibilità che questi impianti usino i trasmettitori ideati da Nikola Tesla, ingegnere elettrico scomparso nel 1943 la cui vita è avvolta dal mistero e il suo lavoro, nel campo dell’elettromagnetismo, risulta ancora oggi rivoluzionario.

Uno dei prodotti delle ricerche di Tesla, ovvero quello sulla tecnologia volta ad eccitare la ionosfera, viene chiamato, guarda caso, Picchio; inoltre molte di queste ipotesi trovano conferma in un articolo apparso nel 1992, sulla rivista sovietica "Pensiero militare" in cui si legge:

“L'attuale consenso acquisito dai militari include un'immagine di un futuro bellico imperniato sullo sviluppo e l'impiego di arsenali avanzati, su armi ad energia diretta, basi nello spazio in grado di intercettare e neutralizzare missili balistici ed armi nucleari di terza generazione”.

La centrale nucleare di Chernobyl dopo il disastro
© Sputnik . Igor Kostin
La centrale nucleare di Chernobyl dopo il disastro

Un altro aspetto controverso di tutta la vicenda Chernobyl riguarda il raggio di colore blu visto dagli operatori della centrale. Anche in questo caso colpisce che, proprio un’invenzione di Tesla, preveda l’uso di un raggio misterioso, passato alla storia con il nome di Raggio della Morte.

Questo fantomatico macchinario sarebbe un’arma segreta di potenza inimmaginabile che sfrutterebbe immensi flussi di energia magnetica in grado di colpire a distanza truppe nemiche, far esplodere carri armati, aerei e molto altro ancora. Questo raggio sarebbe stato in grado di bloccare qualsiasi motore e di annientare gli eserciti nemici durante un conflitto.

Questa arma parrebbe essere stata usata anche in Italia da Guglielmo Marconi in presenza del Duce in persona. Rachele Mussolini, infatti, descrive nelle sue memorie un importante esperimento condotto nel 1936 sulla strada Roma-Ostia quando, lei stessa, rimase bloccata a causa dell’improvviso e misterioso guasto di tutte le auto che viaggiavano in quel momento.

La donna riferisce che, con l’aiuto di un raggio misterioso, il Duce poteva interrompere il circuito elettrico di motori di qualsiasi tipo e che questo, avrebbe donato all’Italia una potenza militare superiore a quella di tutti i paesi del mondo. Possibile che il raggio visto da Rachele Mussolini fosse lo stesso visto dagli operatori di Chernobyl? 

Anche se non possiamo averne la certezza matematica una cosa la sappiamo, tutti i sistemi di raffreddamento smisero di funzionare e il reattore esplose proprio dopo la visione della luce bluastra da parte del personale della centrale. Anche se il Woodpecker fu creato con lo scopo di influire sulle condizioni meteo e sul sistema di comunicazioni, oggi sia il Picchio Russo sia H.A.A.R.P., potrebbero assumere un peso ben diverso anche nei confronti della popolazione civile: basti pensare che proprio questi sistemi sono accusati di aver provocato, appunto, il disastro di Chernobyl. Recentemente, alcuni attivisti sono riusciti a registrare un segnale che ricorda, per ritmo e per suono, un picchiettio.

Il segnale a bassa frequenza è stato ricevuto tramite una particolare configurazione che coinvolge un trasmettitore ed un ricevitore audio-video wireless, un decoder satellitare ed un televisore munito di presa SCART. Dopo aver sperimentato in scala ridotta il Woodpecker, gli attivisti hanno notato come, questo picchiettio, venisse rilevato dalla stessa strumentazione usata in quanto finiva per disturbare pesantemente la configurazione elettronica degli apparecchi.

Quindi, se questo Picchio ha effetti considerevoli sugli strumenti elettronici e sull’ambiente, potrebbe aver causato interferenze, questo fascio bluastro e questo improvviso terremoto potrebbero, perciò, essere la causa di quanto accaduto a Chernobyl?

Le risposte su questa triste storia e sulla gestione dell'intera vicenda sono, purtroppo, ancora difficili da pronosticare. Quello che sappiamo, però, è che il Picchio Russo esiste davvero ed è situato proprio a pochi passi dalla centrale nucleare, inoltre, molti ex addetti ai lavori dell’epoca riferiscono che si trattava di uno dei segreti più inconfessabili di tutta la Guerra Fredda.

© Sputnik . Filatov
Il ministro delle Comunicazioni sovietico Vasiliy Shamshin, in una foto del 1983

Secondo l’attivista e protagonista del docu-film, Fedor Alexandrovich, la strage di Chernobyl venne architettata ad arte dall’allora ministro delle comunicazioni del partito comunista Vasily Shamshin, in quanto aveva speso ben oltre sette miliardi di rubli per la costruzione della DUGA poi mai entrata in funzione. Nel settembre del 1986, infatti, il Picchio russo avrebbe subito un’ispezione dalla quale sarebbe dipesa l’intera carriera del Ministro che, per evitare ripercussioni politiche e uno scandalo di grandi proporzioni, avrebbe fatto pressione sui tecnici della centrale nucleare inducendoli a portare il reattore oltre i livelli di guardia e provocare così un’esplosione del reattore.

Se questa ipotesi risultasse vera, ci troveremmo di fronte a uno dei genocidi più sinistri del XX secolo: perché mai prima di allora si sarebbe pensato di provocare un incidente di tale portata per giustificare un fallimento tecnologico e politico. Che tutto sia partito dall’ordine di un Ministro Sovietico per poi sfociare nell’uso di un’arma di Tesla per provocare quel disastro? Cento volte Hiroshima. Fu questo il risultato del test di sicurezza programmato quel 26 aprile del 1986. Chernobyl è un posto strano e inquietante. Ci sono molti luoghi abbandonati nel mondo che, nel corso degli anni, sono finiti in rovina. Ma nel caso di Chernobyl, agli abitanti era stato detto che sarebbero tornati nelle loro case tre giorni dopo l’incidente e invece, non tornarono mai più, anche se, oggi, risultano esserci molti uccelli che rompono il macabro silenzio di questo luogo.

Sembra evidente che la natura e la vita stiano finalmente prendendo il sopravvento sulla morte.




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