Widgets Magazine
21:54 23 Settembre 2019
Ipazia, interpretata da Rachel Weisz nel fim Agora

Ipazia di Alessandria - Martire del Libero Pensiero

© Foto del blogger
URL abbreviato
Di
220
Seguici su

“Ipazia rappresentava il simbolo dell'amore per la verità, per la ragione, per la scienza che aveva fatto grande la civiltà ellenica. Con il suo sacrificio cominciò quel lungo periodo oscuro in cui il fondamentalismo religioso tentò di soffocare la ragione.” (Margherita Hack)

A causa della sua cultura e soprattutto per la sua libertà di pensiero filosofico e scientifico era odiata ed osteggiata dai cristiani ed in particolare dal Vescovo Cirillo che dichiarò: “Che sia lapidata a morte!”. La sua storia è tanto tragica quanto emblema del libero pensiero portato avanti dalla mente brillante di una donna, dalla grande anima di Ipazia.

Siamo ad Alessandria d’Egitto, città fondata da Alessandro il Grande nel 313 a.C., un luogo che fin dalla sua fondazione, si distingueva come centro di studio delle scienze e delle arti, la cui Biblioteca, contenente migliaia di volumi, ed i Templi ospitavano cittadini e studiosi di tutto il regno antico, ma che nel V secolo subì un tracollo spirituale e culturale perpetrato dal Cristianesimo, neonata religione che al pari dell’Islam cercò di fare piazza pulita di millenni di sapere che forgiarono la cultura ed il genere umano e che, ancora oggi, nel 2019 ci tengono schiavi di un credo che non ha alcun fondamento se non la spudorata copiatura di testi e divinità ben più antiche del famigerato Dio Cristiano. Alessandria essendo divenuta parte dell’Impero Romano d’Oriente e, quindi, sotto il controllo di Costantinopoli era retta formalmente dal Vescovo e Patriarca Cirillo a causa della conversione dell’Imperatore Teodosio I che proclamò il cristianesimo religione unica del suo Impero.

Il potere ecclesiastico sfruttando questi mutamenti del potere centrale, si radicò sempre di più nelle città arrivando a distruggere le religioni pagane ed il sapere che fino a quel momento aveva retto e governato la vita degli uomini, agendo con ferocia non solo nei confronti dei fedeli di antichi culti, ma anche contro dissidenti di ogni genere. Era proprio in questo contesto che si consumò il destino di Ipazia di Alessandria, figlia di Teone e splendido fiore nel giardino del Mondo, una donna di incredibile bellezza culturale, matematica, filosofa, astronoma e rappresentante del neo-platonismo, che visse una vita alla ricerca di come dominare le nostre forze per mutarle: resta questo uno dei grandi progetti di questa filosofa incredibile.

Il suo insegnamento spingeva sé stessa ed i suoi allievi, in particolare il prediletto Sinesio, di origine cristiana, nel rompere la gabbia della vita in cui l’uomo si trovava per abbracciare la totalità.

In virtù delle sue doti straordinarie, Ipazia divenne la guida della Scuola della città ed ultima custode di quel pensiero che si pone ancora oggi alla base dello sviluppo di tutte le dottrine iniziatiche europee e che portava avanti la ricerca fondata sul neo-platonismo, ovvero una corrente filosofica che, a partire dal II secolo d.C., aveva iniziato a rielaborare il pensiero di Platone integrandolo con influenze della mistica orientale e di Pitagora. Ipazia era dunque un’eretica agli occhi del potere ecclesiastico e del Vescovo Cirillo, ma soprattutto era un pericoloso simbolo di quella tradizione pagana che, ancora, esercitava una profonda influenza sulla popolazione e sulla città intera. Inoltre, il prestigio conquistato dalla donna ad Alessandria non aveva solo una natura eminentemente culturale, ma anche politica. Scrive infatti lo storico cristiano ortodosso Socrate Scolastico:

“Per la magnifica libertà di parola e di azione che le veniva dalla sua cultura, accedeva in modo assennato anche al cospetto dei capi della città e non era motivo di vergogna per lei lo stare in mezzo agli uomini: infatti, a causa della sua straordinaria saggezza, tutti la rispettavano profondamente e provavano verso di lei un timore reverenziale”.

Proprio questa dichiarazione aiuta a comprendere come il più significativo apporto della filosofa riguardasse anche il campo dell’etica, intesa non come la trasmissione sterile di concetti, ma come un vero e proprio stile di vita, il cui scopo è rendere l’esistenza stessa qualcosa di prezioso, coerente e significativo, volto alla ricerca della verità interiore di ciascuno.

L’11 dicembre del 414, Ipazia termina di presenziare ad un convegno di medicina a cui intervennero anche studiosi provenienti dalla Grecia quando improvvisamente incontra un vecchio conoscente, il prefetto Oreste il quale, oltre a portare buone notizie, annuncia anche che la situazione ad Alessandria era nettamente peggiorata con l’arrivo del vescovo Cirillo che, sommessamente, incitava la folla a scagliarsi contro il “male”, creando continui tafferugli e disordini nella città.

In realtà la situazione in cui versava Alessandria era una crisi economica dettata dal potere che il Vescovo era intenzionato ad acquisire: il potere delle offerte e delle donazioni, dell’oro e dei Santi guaritori a cui si opponevano solo gli studiosi di Via del Sole tra cui vi era anche la nostra Ipazia, ben consapevole delle persecuzioni portate avanti dai cristiani e dalle proibizioni di studiare testi di filosofia o di avere a che fare con persone considerate streghe o maghi pagani.

Sebbene venga avvisata dal Prefetto Oreste di evitare di tenere comizi in pubblico a causa della situazione tesa creata da Cirillo, nel gennaio del 415 Ipazia decise di parlare davanti ad una folla di persone quando venne bruscamente interrotta a causa di un tumulto sempre più forte proveniente da Via del Sole e che preannunciava l’arrivo del Vescovo in persona, ma Ipazia per nulla intimidita dalla sua presenza continua il suo discorso in onore del libero pensiero sostenendo, come Talete di Mileto prima di lei, l’importanza della ragione e della libertà, sostenendo inoltre che non è necessario offrire oro ad una statua di bronzo per guarire da una malattia, ma che era necessario, invece, studiare il corpo umano e comprendere le ragioni della malattia stessa per trovare quindi la medicina adatta alla situazione.

Il suo discorso arrivò anche a contemplare l’uso della ragione, unica guida che avrebbe permesso il prosperare del genere umano e della città oltre che della spiritualità degli uomini che non avevano bisogno di ancorarsi ad un unico Dio il cui scopo era quello di uccidere la conoscenza. La folla ascoltò il discorso in silenzio, mentre il corteo che era con il vescovo venne pervaso da un profondo risentimento verso quelle parole uscite dalla bocca di una donna. Cirillo, dal canto suo, non tradì alcuna emozione ed ascoltò l’intero discorso chiedendo poi alla filosofa la possibilità di parlarle privatamente.

Ipazia, interpretata da Rachel Weisz nel fim Agora
Ipazia, interpretata da Rachel Weisz nel fim "Agora"

Ipazia acconsentì e con lei si arrivarono anche il Prefetto Oreste ed il suo allievo che pregarono Cirillo di cacciare via i monaci cristiani che egli fece trasferire in città ed a causa dei quali il numero di aggressioni e di disordini era nettamente aumentato, ma l’uomo non solo non acconsentì, ma chiese anche alla filosofa di convertirsi al cristianesimo e di recarsi come monaca in un convento di Cartagine al fine di imparare il corretto comportamento di una donna cristiana.

Ipazia, ovviamente, non accetta le condizioni dettate dal vescovo e l’8 marzo del 415, in una Alessandria sempre più tesa e schiacciata da disordini, mentre si recava in alcuni sotterranei dove negli anni nascose dei papiri di scienza e filosofia per preservarli dalla distruzione, un gruppo di cristiani fanatici dall'animo surriscaldato, guidati da un predicatore di nome Pietro, si misero d'accordo e si appostarono per sorprendere la donna e per bruciare tutti i papiri nascosti, così come fecero con la grande biblioteca di Alessandria anni prima ed al cui interno morì il padre di Ipazia.

I fanatici trascinarono la filosofa con la forza e con percosse all’interno di una chiesa dove la spogliarono e la squartarono strappandole le membra con cocci e pietre, per poi bruciarla al fine di cancellarne per sempre il ricordo. Ipazia fu vittima del fanatismo di pazzoidi mossi dall’ira e dalla cieca convinzione che il Cristianesimo dovesse essere la sola religione e che ad una donna non poteva essere concessa né cultura né la facoltà di insegnare. Essi si resero colpevoli di un omicidio atroce, paragonabile in tutto e per tutto ad un sacrificio umano compiuto in onore di un Dio Barbaro a cui loro stavano immolando la vita di una donna divenuta a pieno titolo: la Martire del Libero Pensiero.

Tutt’oggi la figura della filosofa, emblema di modernità, affascina e fa discutere nonostante siano passati secoli dalla sua brutale uccisione, un omicidio per cui la Chiesa come istituzione deve ancora rispondere dato che non solo né è responsabile attiva, ma si è macchiata dell’onta di aver reso santo proprio colui che decretò la fine della donna, San Cirillo di Alessandria.

I suoi scritti sono andati perduti o incorporati in pubblicazioni di altri autori, conosciamo tuttavia:

Commento in tredici volumi all'Aritmetica di Diofanto (Il sec.), cui si devono lo studio delle equazioni indeterminate — le diofantee — e importanti elaborazioni delle equazioni quadratiche. Nel suo commento, Ipazia sviluppò soluzioni alternative a vecchi problemi e ne formulò di nuovi che vennero inglobati in seguito nell'opera di Diofanto. Commento in otto volumi a Le coniche di Apollonio di Pergamo (111 sec. a.C.), un'analisi matematica delle sezioni del cono, figure che furono dimenticate fino al XVI secolo quando vennero usate per illustrare i cicli secondari e le orbite ellittiche dei pianeti.Commento, insieme al padre Teone, all'Almagesto di Tolomeo, un’opera in tredici libri che raccoglieva tutte le conoscenze astronomiche e matematiche dell'epoca.

Oltre a questi testi, nella sua vita Ipazia aveva progettato e costruito l’astrolabio, l’idroscopio e l’aerometro e proprio il giorno della sua cattura si era recata ai sotterranei al fine di completare ed ultimare un trattato sulla luce, un testo che avrebbe avuto il pregio di cambiare l’allora concezione del mondo. La Maestra di Alessandria nacque per essere filosofa e da filosofa morì, mentre Cirillo continua ancora oggi a vivere solo ed unicamente di luce riflessa in quanto lui è l’assassino di Ipazia.

“Quando ti vedo mi prostro davanti a te e alle tue parole, | vedendo la casa astrale della Vergine, | infatti verso il cielo è rivolto ogni tuo atto | Ipazia sacra, bellezza delle parole, | astro incontaminato della sapiente cultura.” (Pallada)

 

 

La posizione dell'autore può non coincidere con quella della redazione

RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik