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15:17 18 Luglio 2019
Due righe di cocainaCon uno smartphone si fa tutto

La lezione di Clint Eastwood all'Occidente di oggi

CC0 © AFP 2019 / STR
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di Giacomo Giglio
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L'ultimo film del grande attore-regista americano è un pugno in faccia contro l'America (e l'Occidente) di oggi.

Un bel film è tale quando, al di là dei dettagli tecnici, riesce a colpire il nostro vissuto, entrando in contatto con le corde profonde del vivere. Clint Eastwood ha la capacità sopraffina di confezionare dei film che toccano l'anima.

Anche oggi, quasi 90enne, la sua ultima opera cinematografica (The Mule — Il Corriere) sembra essere un epitaffio malinconico sulla condizione contemporanea dell'homo americano e, quindi, per estensione, dell'uomo globale. 

Eastwood, che interpreta un anziano signore  — di nome Earl  — che si rifà una vita (dopo il fallimento della propria azienda di fiori) trasportando droga per il cartello messicano di Sinaloa, mette in bocca al proprio personaggio alcune frasi-chiave che sono come un giudizio tombale sulla nostra capacità di vivere bene il presente e, soprattutto, di immaginare il futuro.

​Earl che, pur avendo avuto un'esistenza come tante, segnata da difficoltà e incompresioni familiari, si gode la vita fino all'ultimo e guarda le nuove generazioni con amorevole cinismo, rimbrottando contro la loro funesta dipendenza dagli smartphone e la loro sostanziale incapacità di fare qualsiasi cosa che implichi manualità (compreso cambiare la gomma di un'auto).

Earl che se ne frega del "politicamente corretto", alternando battute sui neri a dialoghi surreali con "lesbiche motocicliste". 

Earl che, a tavola con i capi del narcotraffico, se la ride e li invita a trovarsi un vero lavoro invece di smerciare cocaina.

Durante un dialogo spassoso con l'inconsapevole poliziotto che poi lo catturerà, Earl si lascia andare alla frase fondamentale del film.

"Godetevi la vita, non pensate sempre al lavoro e all'ambizione. La cosa fondamentale nella vita è la famiglia". 

Un pugno in faccia a quell'America e quell'Occidente che, sempre più impantanati nelle secche di una vita arida di sentimenti e di nascite (l'Italia ha toccato un nuovo record negativo di bambini nati nel 2018), non riescono a dare un senso alla propria esistenza. 

La crisi dell'Occidente di oggi in fondo è tutta qui: la mancanza di unità familiare, gli amici che vanno e vengono, la dipendenza ossessiva dal lavoro, l'incapacità di godersi l'oggi perchè sempre presi da un un domani nebuloso che promette tanto (e mantiene poco). Siamo concentrati sul presente ma non per goderlo, bensì per accumulare più beni possibili, mettendo da parte i valori che ci rendono concretamente umani. 

Eastwood, alla sua veneranda età, sembra dirci: ragazzi, state sbagliando tutto. Riavvolgete il nastro. 

 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
film, Società, declino, Occidente
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