13:09 16 Febbraio 2019
Nicolas Maduro, il presidente del Venezuela

1) Le sanzioni USA. 2) Maduro è un dittatore?

© REUTERS / Miraflores Palace/Handout
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di Marinella Andrizzi
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Un piccolo sguardo sul mondo.

1) Poniamo il caso che io sia interessata a rilevare un'attività commerciale e, giusto per fare un esempio, diciamo pure che sia il negozio di parrucchiere sotto casa.

Faccio un'offerta (bassa) al titolare, ma questo, giustamente, non è interessato. Allora, passo alla prima forma di contrasto diretto e inizio a spargere la voce nel quartiere, che costui usa prodotti scadenti e, in alcuni casi persino tossici e, comunque, è troppo caro. Dopo diversi mesi di “trattamento”, costui non recede. Aumento il contrasto e, tramite particolari conoscenze, faccio impedire la sosta agli autoveicoli per lo scarico merci e alle auto private dei clienti. Ma il titolare è testardo e non demorde. Essendo molto ricca (magari fosse vero) e con un conto corrente di particolare peso, sono molto sentita nella filiale della banca dove ho il deposito e, “casualmente”, vengo a sapere che costui lavora operando molto spesso su scoperti. Non mi è difficile convincere il direttore, ricattandolo, a revocargli il fido.

A questo punto, il mio intento è più che chiaro. Purtroppo per me, il parrucchiere ha anche un buon avvocato, il quale non fatica a fare due più due e quindi, mettere assieme svariate testimonianze. Conclusione: finisco in tribunale con una bella denuncia penale sul groppone! E già, perché per chiunque, questo è un ben preciso reato penale.

In pratica, rapportando il tutto ad una nazione, queste non sono altro che le cosiddette “sanzioni” che gli USA impongono a chi non vuole farsi sfruttare e sottostare ai loro ricatti.

Per me, semplice cittadina, tale reato si chiama: ostacolo alla libertà d'impresa e/o di commercio. Oltre a svariati altri reati. Per gli USA, invece, si chiamano: sanzioni. Ma sempre di crimini si tratta. Però, non finiscono in tribunale. Come mai? Eppure, un crimine è pur sempre un crimine, e tale dovrebbe restare, soprattutto se perpetrato da una nazione ai danni di altri Paesi. Ma questa è solo teoria!

Sì, però … il diritto internazionale, l'ONU, ecc. che ci stanno a fare?

Ma passiamo al secondo punto.

2) Maduro è un dittatore. Così viene definito dagli USA che, animati da sacrosanto spirito umanitario ed altruista, vogliono intervenire direttamente, a livello militare, per difendere la democrazia e il popolo venezuelano. Però … diamo un'occhiata in giro per il mondo:

Al primo posto, i Saud. Monarchia assoluta e con diritto di vita o di morte su chiunque. Di democrazia, neanche l'ombra. Gli omicidi, per questa famiglia, sono una sorta di passatempo. Non si vota e non esistono partiti politici. La donna è schiava per legge. La tortura è una pratica consentita e diffusa.

Ma tutti stanno zitti, nessuno si muove in difesa del popolo. Neanche dopo l'ultimo omicidio finito su tutti i media.

La Thailandia ha visto l’ascesa di un nuovo uomo forte, l’ex generale Prayut Chan-o-cha, che ha assunto il potere e l’incarico di primo ministro con un golpe militare nel maggio 2014. Il suo doveva essere un governo ad interim per ristabilire l’ordine, ma si è tramutato in un’autocrazia. Nel 2017 è stata introdotta una nuova costituzione (la ventesima dalla fine della monarchia assoluta del 1932) che istituisce un sistema legislativo controllato dai militari.

Anche qui, nessuno vuole difendere i diritti dei cittadini, né tutelare la democrazia.

Nel piccolo stato del Brunei (428000 abitanti circa), il sultano Hassanal Bolkiah è il monarca assoluto. Ha un patrimonio superiore ai 20 miliardi di dollari, vive in una reggia d’oro da 1 miliardo e mezzo, possiede la più stupefacente collezione d’auto di lusso del pianeta. Ha imposto la sharia e proibito a chiunque di festeggiare il Natale, pena la prigione. Vi sembra democrazia?

Pensate che qualcuno voglia tutelare i diritti di questo piccolo popolo?

Il decano mondiale dei dittatori è Teodoro Obiang che ha assunto il potere nella Guinea Equatoriale con un golpe nel 1979 e da allora non l’ha più abbandonato. Su di lui negli anni sono circolate storie di crudeltà e cannibalismo. Ha 75 anni e per molti è ormai vicina la successione del figlio omonimo, detto Teodorìn che possiede uno yacht per cui paga 800 mila dollari al mese di manutenzione. Avrebbe investito 3 milioni e 200 mila dollari in memorabilia appartenute a Michael Jackson, tra cui il celebre guanto di cristallo. Investimenti di grande lungimiranza economica e politica.

Nessuno, ma proprio nessuno è attualmente interessato a difendere la democrazia di questo popolo.

Antonio Guterres
© REUTERS / Denis Balibouse/File photo
Robert Mugabe, 93 anni, ha guidato lo Zimbawe dal 1987. Attualmente il potere è passato nelle mani del suo delfino. I suoi ripetuti crimini contro l’umanità, riconosciuti da più organismi internazionali, sono sempre rimasti impuniti. Di lui Nelson Mandela disse che «disprezza le persone che lo hanno messo al potere e pensa di avere il privilegio di tenersi il suo ruolo per l’eternità».

Qualcuno forse si muove per tutelare le libertà, i diritti e gli interessi dei cittadini dello Zimbawe? Macché!

Però, all'Aia, si sbrigarono a processare Slobodan Milosevic.

In Sudan, Omar Hassad Ahmad al-Bashir è in carica dal 1989 ed è riconosciuto responsabile del genocidio in Darfur (2 milioni di vittime e 4 milioni di profughi).

Il Darfur? Ma che è, una marca di cioccolatini?

E poi ci sarebbe il Congo, il Ruanda, il Gambia, ecc. Gente che vince le elezioni con il 99% delle preferenze. Ma il dittatore è e rimane sempre e solo Maduro, il quale per evitare tali accuse, dovrebbe prendere esempio da: Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, attualmente alla guida della Guinea Equatoriale.

Questa minuscola nazione dell'Africa occidentale (500.000 abitanti) era una dittatura dimenticata dal mondo, finché non furono scoperte ingenti riserve di petrolio nel 1995. Da allora, società petrolifere statunitensi hanno riversato miliardi di dollari nel Paese. Nonostante il reddito pro capite annuale (ufficiale) sia di 4.472 dollari, il 60% degli abitanti della Guinea Equatoriale vive con meno di 1 dollaro al giorno.

La maggior parte del guadagno derivante dallo sfruttamento petrolifero viene incassato direttamente dal presidente Obiang, il quale ha dichiarato che: "Non vi è povertà in Guinea", ma che piuttosto "la popolazione è abituata a vivere diversamente". La radio di Stato ha persino annunciato che il presidente Obiang è in contatto permanente con "l'Onnipotente" e che quindi "può commettere omicidi senza rendere conto a nessuno, senza per questo andare all'inferno". 

In Guinea non esistono trasporti pubblici né giornali, e soltanto l'1% della spesa pubblica viene destinato alla sanità.

Interrogato sul perché la maggior parte del reddito da petrolio viene depositato direttamente sul suo conto corrente presso la Riggs Bank di Washington, il presidente Obiang ha risposto che preferisce controllare interamente il denaro al fine di "evitare episodi di corruzione".

Capito Maduro come si fa? E se ancora non hai capito, vai a ripetizione da Macrì, da Attali, ma anche da Bolsonaro o da Moreno.

Oddio, a ben pensare, ci sarebbe anche la Georgia che affida la sua politica a un’élite altamente corrotta e che controlla ogni edizione delle elezioni politiche del Paese.

Dell'Ucraina, credo sia inutile parlarne. Sappiamo già tutto. Così come delle dittature (quelle vere) presenti in Sudamerica. La Colombia, giusto per citarne una ed una soltanto.

Poi ci sono le dittature delle banche. Me ne viene in mente una, così, a caso: la UE.

Altro che Venezuela!

Concludendo: se rubi, e fai rubare, non sei un dittatore. Ma se intendi condividere le ricchezze con il popolo e tutelarne i diritti, per carità di dio, sei un pericolo pubblico! Un despota, un tiranno, un autocrate, un oppressore. Insomma: un pazzo! Almeno, a detta dei media ufficiali. Quelli che canonizzano il furto ai danni dei tanti poveri in favore dei pochi ricchi.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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dittatura, crisi, Sanzioni, Nicolas Maduro, Africa, Venezuela, USA
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