01:52 19 Febbraio 2019
L'Europa si doterà di un proprio esercito?

Perché è un errore la non partecipazione italiana all'Esercito Europeo

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di Giorgio Pagano
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L'Italia si priverebbe anche di far parte dell'analogo del Dipartimento della difesa degli Stati Uniti d'America, vale a dire del “Dipartimento della Difesa Europea”, con conseguenti gravi danni per la ricerca e le imprese italiane.

Oggi, in relazione alla nostra idea di europeismo democratico, pertanto non anglo-centrico o anglofono-centrico per meglio dire, mi occuperò di difesa europea perché l'Italia ha, di fatto, rinunciato o sta rinunciando quantomeno — queste sono le ultime notizie — a far parte di un Esercito comune così come prospettato da Macron.

C'è da dire la verità, non è che Macron l'abbia prospettato molto bene questo Esercito Europeo, anche se con un piglio indipendentista persino dagli Stati Uniti, quasi sullo stesso piano di Russia e Cina. Per essere più precisi, intervistato da Europe 1, importante radio nazionale privata francese, Macron ha detto

“Non proteggeremo gli europei se non decideremo di avere un vero esercito europeo. Di fronte alla Russia, che è alle nostre frontiere e che ha mostrato di poter essere minacciosa… Dobbiamo avere un’Europa che si difende da sola, senza dipendere esclusivamente dagli Stati Uniti, e in maniera più sovrana” e ancora “di fronte a forze autoritarie che stanno rinascendo e si stanno armando ai confini dell'Europa, gli Stati europei debbono avere un esercito che li protegga dalla Cina dalla Russia e dagli Stati Uniti stessi”.

Come sapete Trump l’ha presa molto male ed ha dato una risposta abbastanza secca all'idea di Macron, con la sottolineatura di carattere economico “pagate piuttosto i soldi che dovete alla Nato” ma, questo, ovviamente non tenendo conto del fatto che la Nato abbia le proprie basi americane in Europa – oltre il centinaio solo in Italia — e che, quindi, per certi versi difende anzitutto se stessa occupando terreni non suoi in Paesi che, da questo punto di vista, certamente non possono dirsi indipendenti, ma controllati piuttosto che difesi attraverso quei presidi militari statunitensi.

Del resto, da che gli Stati Uniti sono nati, la loro concezione di Guerra è completamente svincolata da qualsiasi etica: si entra in guerra perché conviene economicamente, perché è un affare. Questo è talmente vero che, nell’entrata nella seconda Guerra mondiale, sono stati l’unico Paese che ci ha guadagnato.

Che gli USA pensino unicamente ai propri esclusivi interessi e non certo agli Alleati che, invece, sono pronti a sacrificare qualora semplicemente tornasse utile, è suffragato non solo dalla recente vicenda dei dazi alle merci provenienti dall'Europa ma, rimanendo in ambito militare, dal recentissimo affossamento del Trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty) sugli euromissili (peraltro col fesso sostegno degli alleati europei) e che rischia di fare dell’Europa un terreno di scontro nucleare con la Russia, tanto più che c’è una vicenda ucraina ancora irrisolta.

Possibile scontro nucleare molto pericoloso proprio per l’Italia che di fatto, avendo sul proprio territorio armi nucleari e installazioni strategiche Usa come il Muos (Mobile User Objective System) e il Jtags (Joint Tactical Ground Station) in Sicilia, la rende bersaglio primario per le armi russe.

Tornando alla questione dell’Esercito Europeo però, è stata di tutt'altro tenore invece la dichiarazione del rappresentante permanente della Federazione russa presso l'Unione europea Vladimir Chizhov, intervistato da Euronews, che ritiene l’Esercito europeo “un riflesso di una tendenza generale delle aspirazioni dei paesi europei verso una maggiore indipendenza” inoltre, ha continuato Chizhov, “siamo pronti a interagire con le strutture militari dell'Unione Europea. Sfortunatamente, con un pretesto dopo il 2014, l'Unione europea ha effettivamente congelato gli sforzi in questa direzione”.

Ma torniamo a quella che consideriamo una cattiva decisione italiana nel non partecipare alla costruzione di un esercito europeo: lo scenario attuale è di dieci Paesi interessati, e che ci sono situazioni che non vengono presi in considerazione dall'Unione europea né dalla Nato come, ad esempio, i Caraibi che non rientrano nella giurisdizione naturale europea e non sono un'area in cui l'Alleanza Atlantica intende intervenire.

Insomma a mio avviso l'Italia dovrebbe come si dice a poker “Vedere” e porre anzitutto proprio la questione della difesa nucleare. Chiedere chiaramente alla Francia se intende mettere a disposizione dell’intero esercito europeo il proprio potenziale atomico nucleare o no.

Altro elemento negativo sul fronte della non partecipazione italiana all'esercito europeo è quello della ricerca. Sappiamo bene che negli Stati Uniti grande parte della ricerca viene finanziato dal Pentagono perché gran parte della ricerca militare ha a che fare con larghi strati del sapere e della tecnologia più avanzata e, quindi, ecco che l'Italia si priverebbe anche di far parte dell'analogo del Dipartimento della difesa degli Stati Uniti d'America, vale a dire del “Dipartimento della Difesa Europea”, con conseguenti gravi danni per la ricerca e le imprese italiane.

Ovviamente per un esercito europeo la rapidità di decisioni e trasmissioni degli ordini è fondamentale e, pertanto, la questione di una lingua federale si pone in modo assolutamente prioritario, e sarebbe davvero assurdo, oltre che negativo dal punto di vista psicologico delle truppe, nonché strategico, che invece di una lingua federale, esso parlasse la lingua di una delle nazioni partecipanti, fosse essa proprio la lingua di Macron o delle Merkel o la lingua coloniale inglese che, peraltro, non sarà più comunitaria con l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea.

Allora ci viene incontro la scelta fatta dall’Esercito degli Stati Uniti d’America dagli anni ’50 agli anni ’70 che, per rendere più credibili le loro esercitazioni militari, usarono la Lingua Internazionale (detta Esperanto) per la velocità di apprendimento che essa permetteva. Nel Manuale di Campo (Field Manual) N. 30-101-1 del 1962 leggiamo: “questo manuale fornisce alle forze armate degli Stati Uniti, impegnate nella simulazione Aggressor, una lingua diversa, il cui uso valorizzerà la simulazione delle operazioni di intelligence e darà maggiore realismo alle esercitazioni di campo.

Vi si trovano inclusi una grammatica elementare dell’Esperanto, dei vocabolari Inglese-Esperanto ed Esperanto-Inglese, una tavola di espressioni idiomatiche comunemente usate nella lingua di tutti i giorni e tavole speciali relative a giorni e mesi, numerali, pesi e misure, e conversioni tipo”.


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