18:12 18 Dicembre 2018
Navi ucraine fermate e accompagnate al porto di Kerch

Nuova Crisi Russo-Ucraina? No, tutta una questione interna

© Foto : Servizio stampa FSB in Cirmea
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di German Carboni
Incidente nello stretto di Kerch (39)
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Notizie preoccupanti giungono dall'Est Europa ancora una volta. I toni sono quelli di guerra. La Russia ha aggredito la marina ucraina, gli Ucraini rispondono con la legge marziale, dunque lo stato di guerra, chiedendo l'intervento internazionale. Si tratta invece di campagna elettorale per le presidenziali ucraine e repressione del dissenso.

Venti di guerra spirano sull’Ucraina. Di nuovo. Centrale sembra essere un atto di aggressione russo, nello specifico lo speronamento ed il sequestro di tre navi militari ucraine a largo dello Stretto di Kerch. Durante la scaramuccia e il sequestro delle navi ucraine, la Russia ha operato un blocco navale, atto di guerra per il diritto internazionale, a cui l’Ucraina risponde in maniera automatica dichiarando lo stato di guerra e la legge marziale.

Tutto sembra lineare. Manca però una contestualizzazione.

Tre navi della Marina ucraina hanno attraversato il confine russo
© Foto : Border Service of the Federal Security Service of the Russian Federation in Crimea
È importante sottolineare innanzitutto gli antefatti. La zona marittima violata dalla marina ucraina era temporaneamente limitata, l’Ucraina ne era a conoscenza ed era obbligata a comunicare l’eventuale passaggio di propri vascelli. Mosca sostiene che tale comunicazione non sia mai giunta, Kiev sostiene il contrario. Si tratta di due versioni su chi abbia realizzato l’atto di aggressione. Dare ragione ad una o all’altra parte senza prove materiali, basandosi sui soli comunicati istituzionali vuol dire o avere fonti di informazione estremamente limitate, oppure prendere una chiara posizione politica nella frattura russo-ucraina e ovviamente nel quadro più generale del contrasto tra Mosca, multipolarismo e Occidente con il suo unipolarismo liberale.

Questo non vuol dire però essere incastrati nel puro relativismo? Esistono bussole che permettono di riscostruire un discorso, una logica, trovare le profonde cause dei fenomeni politici. Per farlo bisogna andare al nucleo della politica: il potere, ossia la capacità di perseguire il proprio interesse.

Esiste una domanda eterna che permette di giungere a tali risposte e toccare il nucleo del fenomeno politico: Cui prodest?

Cosa rimane a seguito della crisi? Da una parte un breve blocco navale russo che impedisce l’entrata al Mare di Azov alle navi ucraine, dall’altra la dichiarazione della legge marziale da parte di Petro Poroshenko (in attesa dell’approvazione del Parlamento), la quale prevede coprifuoco, limitazione della libertà di stampa, di riunione e passaggio dell’autorità dalle istituzioni civili a quelle militari.

Tre navi della Marina ucraina hanno attraversato il confine russo
© Foto : Border Service of the Federal Security Service of the Russian Federation in Crimea
Mariupol, principale porto del Mar d’Azov è entrata in crisi dopo l’annessione della Crimea alla Russia e alla diminuzione del traffico attraverso lo stretto di Kerch, il suo blocco è un colpo di grazia alle sue attività marittime. Solo un problema, come comunicato da Reuters, lo stretto è stretto è stato chiuso durante “l’incidente”, ma riaperto diverse ore dopo.

I Russi rimangono dunque con in mano solo tre navi ucraine di piccole dimensioni, antiquate e i 23 marinai che ne costituivano l’equipaggio, detenuti ed interrogati a Kerch.

Cui Prodest dunque? Difficilmente si può rispondere “Russia”. Alla fine della giornata il Paese si trova con 23 marinai ucraini prigionieri, una convocazione del Consiglio di Sicurezza ONU, dichiarazioni della maggior parte della comunità internazionale a favore dell’Ucraina e l’appello di Poroshenko a creare una coalizione militare contro la Mosca.

Diversa è invece la situazione per l’Ucraina, o meglio alcuni suoi specifici attori politici: Petro Poroshenko e la classe di oligarchi a lui vicina.  Petro Poroshenko soffre di una sempre maggiore impopolarità nel Paese. L’ultimo anno ha visto una crescente mobilitazione contro l’establishment, accusato non solo di non fare nulla contro la corruzione e la ruberia oligarchica, ma addirittura di essere un tutt’uno. A queste coraggiose mobilitazioni e denunce sono corrisposte numerose uccisioni ed attentati ai danni di giornalisti ed attivisti della società civile. Casi come quello di Katya Gadziuk o Vitaly Ustymenko non sono che la punta dell’iceberg. Non è un caso che, come scrive Alexandra Wishart in un interessante articolo su Lossi 36 che lo SBU, i servizi segreti ucraini, sia più concentrato su certi segmenti della società civile che sulla Russia.

Tre navi della Marina ucraina hanno attraversato il confine russo
© Foto : Border Service of the Federal Security Service of the Russian Federation in Crimea
La repressione del dissenso politico in Ucraina è all’ordine del giorno, in un contesto in cui si cerca le élite al potere si legittimano col discorso dell’unità nazionale e del nemico esterno, ossia la Russia. Poroshenko subito dopo la crisi ha dichiarato la Legge Marziale nel Paese, i cui effetti già spiegati, di fatto legalizzano la repressione a pochi mesi dalle elezioni, rafforzando così la propria posizione in vista di una possibile candidatura e permettendo l’arresto di personaggi scomodi, così come la chiusura di fonti di informazione contrarie all’attuale corso politico, siano “pro-russi” o meno. L’ipotesi dell’uso politico interno della legge marziale è rafforzata dalla dichiarazione presidenziale di non avere intenzione di mobilitare l’esercito. Ne consegue che la legge marziale non ha una reale funzione militare in questo momento. Infine come sottolineato dal Centre for Eastern Studies di Varsavia, l’azione ha da esser letta come mossa di campagna elettorale da parte di un Presidente accusato di passività nei confronti della Russia.

Infine, la crisi con la Russia e il suo inquadramento come difesa rispetto ad un’aggressione moscovita, permette di ottenere sostegno politico estero da parte dell’Occidente, legittimando così il soffocamento dell’opposizione, della dialettica interna, potenzialmente democratica

Sospendendo dunque il nostro giudizio su chi abbia provocato la crisi, Cui prodest?

La risposta è chiara. ci permette forse anche d’avere solidi sospetti su chi abbia provocato la crisi.

Ora resta solo da vedere se il Parlamento voterà a favore della legge marziale, ma in pochi dubitano su come andrà il voto.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Incidente nello stretto di Kerch (39)

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