14:56 18 Novembre 2018
Un salvagente

L’Europa si salva con meno Europa

URL abbreviato
di German Carboni
110

Se Europa vuol dire anche diritti sociali, sicurezza economica, democrazia e costruzione di collettività, forse è meglio che si diffidi da chi chiede “più Europa” o un suo rilancio sulla base della cornice istituzionale esistente

Cos’è l’Europa? È una domanda complessa, a cui nemmeno geograficamente esiste una risposta univoca. Tuttavia, ciò non vuol dire scadere nel relativismo, che non vi possano essere delle risposte insindacabili. Riprendiamo l’esempio geografico: per motivi storico-culturali vi possono essere dei dubbi circa l’inclusione o meno della Penisola Anatolica (Turchia) all’interno del continente europeo, ma di certo nessuno si sognerebbe mai di mettere in dubbio che il territorio su cui si estende la Repubblica Federale Tedesca sia Europa.

Anche in ambito sociale, politico ed economico è possibile fare altrettanto. Si possono definire elementi che univocamente sono Europa per come questa si è storicamente manifestata. Uno di questi è lo Stato Sociale nato dalla violenza del conflitto di classe che ha stravolto a partire dalla fine del XIX secolo la maggior parte dei Paesi del Vecchio Mondo e ne ha egemonizzato la vita politica fino alla conclusione della guerra fredda.  La responsabilità sociale dello Stato, da cui deriva il suo diritto di intervenire in economia, la sicurezza sociale che questa ha permesso, lo stile di vita che a questa si associa ed una relativa equità sono tra gli elementi costitutivi dello “European way of life”.

Non a caso proprio questi sono gli elementi che oltreoceano costituiscono i pilastri della rappresentazione dell’Europa. Basta guardare qualche film o leggere qualche giornale: in America tra i sinonimi di Europa non si può che trovare “sistema sanitario pubblico”. Non la religione, non il colore della pelle dell’etnia maggioritaria e nemmeno il ceppo linguistico è ciò che più ci ha distinto dagli Stati Uniti nel corso dell’ultimo secolo, quanto invece i grandi risultati di un modello di sviluppo tutto europeo che si è dovuto confrontare nell’immediato secondo dopoguerra le vicine conquiste sociali del blocco orientale, a cui per decadi le nostre forze progressiste hanno guardato con ammirazione.

Oggi tuttavia, a porre in pericolo quanto conquistato e anche solo la possibilità di ulteriori conquiste sociali per i lavoratori e i Popoli europei, non sono certo le forze populiste di destra o di sinistra, quanto l’Unione Europea. Sembra paradossale, ma è così ed è sempre stato così. Non può essere diversamente dal momento che si tratta di un esperimento integrativo che vede al suo centro la creazione di un mercato libero dagli “ostacoli” dell’intervento regolativo ed economico dello Stato.

Essendo lo Stato tutt’ora l’unico potere politico più o meno ampiamente legittimato dalla cittadinanza, questo vuol dire liberare il capitale delle sue responsabilità sociali, togliere alla cittadinanza il potere di determinare la sorte dei propri territori e del proprio benessere attraverso l’intervento in economia: vuol dire in poche parole imporre un regime neoliberale che può suonare americano, ma non di certo europeo. Le sue origini storiche parlano chiaro in tal senso. In La Cenerentola d'Europa. L'Italia e l'integrazione europea dal 1946 ad oggi Varsori sottolinea come l’esperimento integrativo nasca anche come applicazione dei principii di self-help e cooperazione economica che gli USA hanno posto come precondizioni per il proprio sostegno ai Paesi dell’Europa occidentale a seguito della seconda guerra mondiale.

La distruzione dell’Europa sociale da parte dell’Unione come viene ben sottolineato in un recente articolo di Martin Höpner è intrinseca ai trattati sui è costruita. Questa avviene principalmente attraverso tre strumenti da essi derivati. Si tratta in primo luogo delle regole europee in materia di concorrenza, con cui viene reso sostanzialmente illegale il finanziamento pubblico e costruisce una cornice che permette ai privati di difendere i propri interessi contro il pubblico, arrivando a imporre la cannibalizzazione dei beni pubblici (come infrastrutture, aziende strategiche etc.) il cui prezzo l’Italia comprende sempre di più.

In secondo luogo, le libertà del libero mercato. Non si tratta di sminuire l’importanza della libertà di movimento come conquista, ma di fatto questa è limitata da una crescente polarizzazione della ricchezza prodotta dalla liberalizzazione del mercato, che taglia fuori sempre più persone dal godimento di questa libertà, che invece è sempre più accentuate per il capitale. Ne deriva dunque un mercato con un capitale mobile senza responsabilità alcuna che si può muovere, mentre i lavoratori, ancorati a legami sociali (come la famiglia), culturali e necessità materiali perdono ogni possibilità di poter co-decidere sia attraverso lo Stato che attraverso le proprie organizzazioni sindacali come è emerso a seguito della sentenza Polbud della Corte di Giustizia Europea.

Come amava sottolineare Bauman il capitale e la ricchezza (di pochi) sono globali, europei, liquidi si muovono liberamente, mentre la povertà rimane ferma e senza soluzione nei territori, con i suoi abitanti privi di alcuno strumento con cui intervenire che non sia l’emigrazione del singolo.

Infine, vi sono i numerosi meccanismi di monitoraggio e aggiustamento macroeconomico per l’eurozona. Si tratta di strumenti che vanno dall’intervento della troika che ha visto lo strozzinaggio della Grecia e l’imposizione di misure che hanno distrutto lo Stato sociale ellenico al Patto di Crescita e Stabilità che costringe i Paesi dell’Unione a sottoporre alla Commissione le bozze delle proprie leggi di bilancio e dunque l’intero programma politico di forze democraticamente elette, le quali devono essere prima approvate tale organo Europeo e poi dal Parlamento nazionale, di fatto limitando la capacità dei cittadini di decidere del proprio Paese.

Riformare questo stato delle cose è all’interno dell’UE così come attualmente costruita impossibile in quanto le regole di concorrenza sono derivate direttamente dal mercato unico alla base del Trattato dell’UE, lo stesso vale per la libertà di movimento, mentre i meccanismi di monitoraggio e aggiustamento richiedono l’approvazione dei singoli Stati, nonché la partecipazione della BCE la quale è una istituzione puramente tecnocratica ed indipendente dal potere politico.

Se Europa vuol dire anche diritti sociali, sicurezza economica, democrazia e costruzione di collettività, forse è meglio che si diffidi da chi chiede “più Europa” o un suo rilancio sulla base della cornice istituzionale esistente.

 

La posizione dell'autore può non coincidere con quella della relazione

Tags:
Europa
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik