18:46 21 Novembre 2018
Il paradosso della liberaldemocrazia

Il paradosso della liberaldemocrazia

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di Blogger Graziano
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La libertà senza ordine e disciplina porta alla dissoluzione.

Se si cercasse di fare un po’ di luce (quella vera) tra questa folla di giusnaturalisti,composta da ereditieri del pensiero illuminista e da  menti conquistate con il politically correct,si potrebbe notare quanti paradossi facciano capolino dalla penombra dei loro tenebrosi animi.

Il fiore all’occhiello della civiltà occidentale contemporanea,ovvero lo stato liberale evoluto poi in democrazia liberale,una sorta di ricostruzione, ad opera dell’Uomo, del tanto agognato giardino perduto,pareva finalmente  tramutata da sogno a realtà.

Diritti naturali,ovviamente per tutti, evoluti poi in diritti sociali ed infine in diritti civili,magari confondendo uguaglianza con giustizia,ma si sa,l’Uomo ha sempre avuto la tendenza nello snobbare la Natura.

Ed ecco che ci ritroviamo ad elogiare il nostro progresso che ha portato uguaglianza sociale al ribasso ed estensione dei diritti civili per soddisfare l’egoismo umano come nelle migliori società individualistiche,ma cosa non si farebbe per aumentare il Pil pro capite.

Il problema è che, il motto di Martin Luther King “la mia libertà finisce dove comincia la vostra”,è una frase molto ad effetto ma utopistica,ed il rischio è la deriva anarchica. E quando  la folla si trova disorientata al cospetto di cotanta libertà inizia a sentire il bisogno di un po’ di ordine e disciplina e,spinta interiormente dal solito istinto di conservazione,si riscopre ancora una volta,appunto, conservatrice.

Ora,la post democrazia,ovvero una fase più evoluta ed ipocrita di democrazia,sta cercando di mistificare ancora una volta la Verità,ispirandosi al buon Orwell,nel tentativo ultimo di far sì che la (loro) ragione abbia  il sopravvento sull’istinto.

​Vediamo uscire dal cilindro magico delle illusioni etiche funzionali al Pensiero dominante e l’utilizzo del bastone censorio che disperde il dissenso in nome del politically correct coerentemente con il motto di Voltaire “proclamo ad alta voce la libertà di pensiero e muoia chi non la pensa come me”.

I misantropi mascherati da filantropi si staranno mordendo le mani ripensando al suffragio universale, viste le recenti vittorie populiste da Trump,alla Brexit,passando per Orban e Salvini,magari ipotizzando una revisione del sistema elettorale che  non prenda più in considerazione una parte di elettorato attivo potenzialmente incline al populismo, sempre per il bene del popolo, beninteso.

E se poi neanche tutto questo dovesse bastare a mantenere l’attuale paradigma,magari potrebbe pensarci,in extrema ratio,una parte della magistratura un po’ meno super partes.

​Si può facilmente evincere che, un governo legittimamente eletto dal popolo, destabilizzato da lobby finanziarie attraverso mass media,Ong e da un potere giudiziario poco obiettivo, che dovrebbe assicurare appunto la giustizia e lo stato di diritto,non possa stare a guardare inerme e debba cercare di tutelare esso stesso la democrazia, comprendente anche il risultato elettorale come manifestazione della volontà popolare, apportando riforme costituzionali riguardo la magistratura,vedasi per esempio i recenti casi di Romania e Polonia per combattere potenziali ingerenze,anche esterne, magari da Bruxelles che invece li vede come un attentato allo stato di diritto,una questione di punti di vista.

​Stiamo assistendo ad una lenta ma inesorabile transizione dal sogno democratico liberale all’incubo della dittatura richiesta a gran voce per tutelare,paradossalmente,proprio quel giardino tanto voluto.

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Donald Trump, Viktor Orban, Matteo Salvini, Francia, Italia
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