22:52 21 Ottobre 2018
Un gommone di migranti approda su una spiaggia del Mediterraneo

Per l'Italia nessuna alternativa alla chiusura dei porti

© Foto : Refugees 4 Refugees
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di German Carboni
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Non un atto di sadismo, ma l'unico atto politico possibile capace di ridare autorevolezza e spazio di manovra all'Italia in Europa e nel Mediterraneo. Rafforzare la posizione negoziale in Europa e con la Libia, dimostrando che l'Italia non dipende dalla carità arbitraria degli altri.

Bisogna innanzitutto porre in chiaro un fatto. La chiusura dei porti non è diretta contro i migranti, se non incidentalmente, ma contro Malta, l’UE e in generale i nostri partner europei.

Chiudere i porti è l’unica leva che Roma possiede nei confronti di attori che hanno abbandonato e isolato il nostro Paese nel mezzo di una crisi migratoria intercontinentale. Questo perché per essere efficaci all’interno dell’arena negoziale dell’UE bisogna agire al suo esterno, mutare i rapporti di forza fuori, li muta all’interno.

A Bruxelles fino a questo momento l’Italia ha ad adottato una retorica “stracciona”. Gli Italiani hanno mendicato il rispetto dell’art. 80 del Trattato del Funzionamento dell’UE sul principio di solidarietà ed equa ripartizione della responsabilità tra gli Stati Membri. Una solidarietà che se non mutua, se non prassi, è carità. L’Italia in un’Europa che non è solidale risulta fondamentalmente penalizzata dalla propria posizione geografica, nonché socioeconomica all’interno di un’Unione che finanziariamente e socialmente si riduce alla mera implementazione di una politica neoliberista di austerità e sostegno all’offerta.

Non è necessario studiare tecniche di negoziazione per capire che in tale condizione l’Italia è in una posizione di debolezza con basso potere negoziale. Infatti, nella presente situazione Roma ed Atene sono i due unici Paesi, a detta dell’Ufficio della Commissione Europea per l’Asilo, sotto smodata pressione migratoria. La sostenibilità in un contesto in cui tutti i Paesi si fanno i propri affari e la solidarietà non è più che retorica, fa sì che questi due Paesi siano gli unici a perdere a causa di crescenti costi non solo economici, ma anche politici e sociali della migrazione.

Ne consegue che lo status quo negativo per noi, sia invece positivo per chi non condivide questi costi. Questo fa sì che quest’ultimi non abbiano alcun incentivo a mutare la condizione in tempi celeri. L’Italia quindi dipende per la risoluzione della crisi dall’arbitrio degli altri Stati Europei, da un negoziato in cui non ci sono alternative alle condizioni che gli altri decidono.

Almeno fino a questi giorni.

Questo fine settimana l’Italia ha risposto ad un imperativo: migliorare la sua posizione negoziale attraverso il mutamento dello status quo in assenza di accordo: ossia dimostrando che senza un accordo che prenda maggiore in considerazione necessità e termini di Roma, l’Italia è pronta a fare anche da sé.

Oltre al tavolo negoziale europeo, col cambio di governo se n’è aperto un altro, quello libico. Le Milizie libiche riunite nell’ombrello (formalmente) statale che gestiscono il flusso di migranti hanno deciso col cambio di governo di rinegoziare i termini dell’accordo, presumibilmente al rialzo. Fiorenza Sarzanini sul Corriere fa notare che è un modo rischioso per rispondere ai libici, ma è anche l’unico che permetta di far capire che le preferenze politiche del nuovo governo sono mutate in Europa e nel Mediterraneo. Questo potrebbe indurre i libici a trattare decisamente con maggiore moderazione con le autorità italiane.

Migranti in Italia
© AP Photo / Antonio Calanni
Inoltre già nel 2009 c’erano stati importanti contrasti tra Malta e Italia, poiché La Valletta ha esteso oltre modo la propria zona SAR (Search and Resque) per permettere maggiore libertà d’azione alla propria guardia costiera in vista di future esplorazioni petrolifere nella zona. Si tratta della zona marittima soggetta all’autorità di un Paese per quanto riguarda le operazioni di ricerca e salvataggio. L’unico problema è che ciò è stato fatto in maniera non proporzionale alle reali capacità della propria marina, mettendo profitto prima della sicurezza in mare. Alle richieste di Frattini di ridurre la zona SAR maltese ci fu sempre un secco rifiuto, ora l’Italia fa cogliere a La Valletta i frutti di quella decisione.

I migranti infine sono stati comunque soccorsi dalle motovedette italiane che hanno portato gli aiuti affinché le condizioni degli ospiti della nave Aquarius non degenerassero, non c’è sadismo, ma una posta in gioco ben più alta rispetto a quanto emerge dal dibattito. La Spagna alla fine ha deciso di ospitare la nave, un epilogo che non risolve gli effetti dell’azione del Governo Italiano, che ha già le prime risonanze a livello internazionale. È vero, ciò è avvenuto sulla pelle di 600 persone, non v’è dubbio, ma al contempo si sta giocando possibilità di un intero Popolo di riacquistare un posto tra pari nel consesso europeo capace di far realizzare i propri interessi e garantirsi sicurezza, pace, sostenibilità e forse migliori condizioni in futuro per i migranti se si costruirà una politica europea in tal senso: il famoso new deal per l’Africa.

L’umanitarismo fine a sé stesso non prende in considerazione il contesto in cui questo flusso si inserisce, un mondo di nazioni e risorse limitate. Chi se ne fa portatore non può chiedere all’esistente di aderire a tale principio, rimanendo al contempo responsabile nei confronti del popolo italiano, ma dovrebbe in primis scardinare il sistema per come oggi si dà, ma ben pochi lo propongono, piuttosto facendo politica sull’emotività.

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