15:25 22 Giugno 2018
La scomparsa di Ettore Majorana in un vecchio giornale

Ettore Majorana, il genio di via Panisperna

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di Rossana Carne
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«"Che cretini! Hanno scoperto il protone neutro e non se ne accorgono!"» disse Ettore Majorana.

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Il genio italiano considerato a metà tra Newton e Galileo, la sua vita e la sua scomparsa rappresentano ancora oggi uno dei misteri italiani più controversi di sempre: Egli è, non possiamo ancora usare il passato, Ettore Majorana un ragazzo di Via Panisperna.

Ettore Majorana, penultimo di cinque fratelli, nacque a Catania, in via Etnea 251, il 5 agosto del 1906 da Fabio Massimo Majorana e da Dorina Corso. La sua infanzia così come la sua famiglia erano circondate da immensa cultura e partecipazione alla vita scientifica, politica e culturale locale e nazionale, basti pensare che  il nonno di Ettore, Salvatore Majorana, era stato deputato dalla nona alla tredicesima legislatura nelle file della sinistra storica, il padre Fabio si era laureato a diciannove anni in Ingegneria con specializzazione in Scienze fisiche e matematiche, gli zii di Ettore erano Giuseppe, giurista, rettore e deputato; Angelo, statista; Quirino, fisico ed infine Dante, giurista e rettore universitario. Una famiglia colta, quindi, che ha sempre favorito e trasmesso ai discendenti l’interesse per i libri e per lo studio tanto che gli stessi fratelli di Ettore erano: Salvatore, dottore in legge e studioso di filosofia; Luciano, ingegnere civile, mentre le sorelle Rosina e Maria erano state educate alla cultura artistica.

Fin dalla tenera età, Majorana provò di essere un vero e proprio bambino prodigio attraverso la matematica, perché all’età di soli cinque anni stupì l’intera famiglia riuscendo a svolgere calcoli estremamente complessi e sotto la guida del padre iniziò ad avvicinarsi alla Fisica.

Successivamente la famiglia si trasferì a Roma dove Ettore frequentò prima il liceo conseguendo la maturità classica nel 1923, per poi iscriversi alla facoltà di Ingegneria dove incontrò suo fratello Luciano, Gastone Piquè, Enrico Volterra ed Emilio Segrè.

Fu proprio l’incontro con quest’ultimo a convincere Ettore che la strada dell’Ingegnere non faceva per lui e non si conciliava con la sua mente brillante, così, dopo varie insistenze Segrè riuscì a convincere Ettore a passare alla facoltà di Fisica anche grazie ad un incontro combinato con Enrico Fermi di cui abbiamo un resoconto scritto da Amaldi e ripreso da Leonardo Sciascia:

«(…) Nell'autunno 1927 e all'inizio dell'inverno 1927-28 Emilio Segrè, nel nuovo ambiente che si era formato da pochi mesi attorno a Fermi, parlava frequentemente delle eccezionali qualità di Ettore Maiorana e, contemporaneamente, cercava di convincere Ettore Maiorana a seguire il suo esempio, facendogli notare come gli studi di fisica fossero assai più consoni di quelli di ingegneria alle sue aspirazioni scientifiche e alle sue capacità speculative. Egli venne all'Istituto di via Panisperna e fu accompagnato da Segrè nello studio di Fermi ove si trovava anche Rasetti. Fu in quell'occasione che io lo vidi per la prima volta. Da lontano appariva smilzo, con un'andatura timida, quasi incerta; da vicino si notavano i capelli nerissimi, la carnagione scura, le gote lievemente scavate, gli occhi vivacissimi e scintillanti: nell'insieme, l'aspetto di un saraceno. Fermi lavorava allora al modello statistico dell'atomo che prese in seguito il nome di Thomas-Fermi. Il discorso con Majorana cadde subito sulle ricerche in corso all'Istituto e Fermi espose rapidamente le linee generali del modello, mostrò a Majorana gli estratti dei suoi recenti lavori sull'argomento e, in particolare, la tabella in cui erano raccolti i valori numerici del cosiddetto potenziale universale di Fermi. Majorana ascoltò con interesse e, dopo aver chiesto qualche chiarimento, se ne andò senza manifestare i suoi pensieri e le sue intenzioni. Il giorno dopo, nella tarda mattinata, Maiorana si presentò di nuovo all'istituto e chiese di vedere la tabella. Avutala in mano, estrasse dalla tasca un foglietto su cui era scritta una analoga tabella da lui calcolata a casa nelle ultime ventiquattr'ore, trasformando, l'equazione del secondo ordine non lineare di Thomas-Fermi in una equazione di Riccati che poi aveva integrato numericamente. Confrontò le due tabelle e, constatato che erano in pieno accordo fra loro, disse che la tabella di Fermi andava bene e, uscito dallo studio, se ne andò dall'Istituto.»

#lafisica è nella via sbagliata #ettoremajorana #mistero

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«Majorana era quindi tornato non per verificare se la tabella da lui calcolata nelle ultime 24 ore fosse corretta, bensì per verificare se fosse esatta quella di Fermi.» Leonardo Sciascia

Il giovane, dopo il passaggio alla facoltà di Fisica, cominciò a frequentare regolarmente l’Istituto di Fermi e si laureò nel 1929, appena due anni dopo, con il voto di 110/110 e lode avendo come relatore proprio Fermi e presentando una tesi sulla teoria quantistica dei nuclei radioattivi.

La genialità di Majorana, però, non si riferisce solo alla bravura dimostrata nelle aule universitarie, ma anche nel suo bizzarro modo di lavorare in quanto era solito scrivere tutti i suoi calcoli e le sue scoperte su pacchetti di sigarette che, prontamente, buttava nei cestini dell’Università con somma disperazione di Fermi che, invece, lo incitava a pubblicare le sue teorie e nell’aneddoto che valse solo successivamente il Nobel per la Fisica a James Chadwick:

«"Che cretini! Hanno scoperto il protone neutro e non se ne accorgono!"» Ettore Majorana

Nonostante il suo carattere schivo ed introverso, Majorana si fece convincere ad andare all’estero, a Lipsia in particolare, e per l’occasione gli fu assegnata una sovvenzione da parte del Consiglio Nazionale delle Ricerche della durata di sei mesi e durante il quale incontrò scienziati del calibro di Heisenberg. In diverse lettere indirizzate alla famiglia, Ettore racconta della sua accoglienza all’Istituto di Fisica e del suo incontro con l’eminente scienziato, con il quale ha scritto un articolo contenente alcune correzioni alle sue teorie e racconta, soprattutto, dell’organizzazione tedesca di cui rimase sorpreso e colpito tanto da scrivere alla madre una lettera dal contenuto ambiguo in merito alla rivoluzione nazista:

«Lipsia, che era in maggioranza socialdemocratica, ha accettato la rivoluzione senza sforzo. Cortei nazionalisti percorrono frequentemente le vie centrali e periferiche, in silenzio, ma con aspetto sufficientemente marziale. Rare le uniformi brune mentre campeggia ovunque la croce uncinata. La persecuzione ebraica riempie di allegrezza la maggioranza ariana. Il numero di coloro che troveranno posto nell'amministrazione pubblica e in molte private, in seguito all'espulsione degli ebrei, è rilevantissimo; e questo spiega la popolarità della lotta antisemita. A Berlino oltre il cinquanta per cento dei procuratori erano israeliti. Di essi un terzo sono stati eliminati; gli altri rimangono perché erano in carica nel '14 e hanno fatto la guerra. Negli ambienti universitari l'epurazione sarà completa entro il mese di ottobre. Il nazionalismo tedesco consiste in gran parte nell'orgoglio di razza. In realtà non solo gli ebrei, ma anche i comunisti e in genere gli avversari del regime vengono in gran parte eliminati dalla vita sociale. Nel complesso l'opera del governo risponde a una necessità storica: far posto alla nuova generazione che rischia di essere soffocata dalla stasi economica»

Dopo Lipsia fu il turno di Copenaghen dove Majorana conobbe Niels Bohr e altri scienziati con cui ebbe interessanti conversazioni e scambi di idee ed opinioni, ma il 1934 rappresentò anche un anno di svolta nella vita dello scienziato in quanto morì a Roma il padre Fabio, cui Ettore era particolarmente legato. Nello stesso anno, inoltre, i ragazzi di Via Panisperna scoprirono le proprietà dei neutroni lenti che diedero poi avvio alla realizzazione del primo reattore nucleare e alla realizzazione della bomba atomica nell’ambito del famigerato Progetto Manhattan.

Da questo momento in poi, Majorana divenne sempre più schivo e restio alla vita civile, si chiuse in casa a lavorare frequentando sempre più saltuariamente Via Panisperna fino a destare la preoccupazione dei medici che gli diagnosticarono un esaurimento nervoso. Questo risulta essere, probabilmente, il periodo più oscuro della sua vita e dei suoi studi in quanto non si è mai saputo quale fosse la materia del suo interesse, anche se qualcosa si può dedurre dalla fitta corrispondenza con lo zio Quirino. Sicuramente il suo disagio era conosciuto dalla cerchia dei suoi cari e dei suoi amici e si poté intuire da alcune affermazioni riguardo la fisica, in quanto scrisse una frase estremamente sibillina e ambigua, poi variamente interpretata:

«La fisica è su una strada sbagliata. Siamo tutti su una strada sbagliata»

Nel 1937 Majorana accettò la cattedra di Fisica Teorica presso l’Università di Napoli, dove conobbe e divenne amico di Antonio Carrelli, professore di Fisica Sperimentale, ma dove continuò ad avere una vita estremamente ritirata. La sera del 25 marzo 1938, a 31 anni di età, Ettore Majorana partì da Napoli con un piroscafo alla volta di Palermo, dove si fermò un paio di giorni, anche se questa sua partenza fece trasparire un forte senso di disagio e di crisi che si manifestarono in una lettera scritta alla famiglia poco prima di partire e successivamente una smentita scritta all’amico Carrelli:

«Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero. Se volete inchinarvi all'uso, portate pure, ma per non più di tre giorni, qualche segno di lutto. Dopo ricordatemi, se potete, nei vostri cuori e perdonatemi.»

«Caro Carrelli, Spero che ti siano arrivati insieme il telegramma e la lettera. Il mare mi ha rifiutato e ritornerò domani all'albergo Bologna, viaggiando forse con questo stesso foglio. Ho però intenzione di rinunziare all'insegnamento. Non mi prendere per una ragazza ibseniana perché il caso è differente. Sono a tua disposizione per ulteriori dettagli.»

Ettore Majorana, però, non comparve più …

Cosa era successo a questo giovane Professore tanto amato dalla famiglia e dai suoi studenti? Che fine aveva fatto? Si era suicidato, era stato rapito oppure aveva scelto di sparire di sua spontanea iniziativa? A tal proposito si era espressa anche una sua studentessa, la Sig.ra Senatore, l’ultima a vedere Ettore Majorana e la persona a cui vennero affidati i suoi appunti con la promessa che ne avrebbero riparlato in seguito. Secondo la Sig.ra Senatore, Ettore Majorana non è morto suicida, ma voleva semplicemente sparire dalla vita civile, era un uomo in grado di dare tanto, ma che non voleva ricevere nulla.

Le ricerche iniziarono immediatamente e vennero svolte dal capo della polizia Bocchini sollecitato dall’interesse dello stesso Duce, Benito Mussolini, che ricevette una supplica dalla madre di Ettore e una lettera di Enrico Fermi.

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Le indagini coinvolsero, tra l’altro, il professor Vittorio Strazzeri dell'Università di Palermo che sostenne di averlo visto la mattina del 27 marzo a bordo del piroscafo diretto a Napoli e la stessa società Tirrenia, anche se l'episodio non fu mai confermato, asserì che il biglietto di Majorana era tra quelli testimonianti lo sbarco, tuttavia non fu mai trovata nessuna traccia documentata della sua destinazione e le ricerche in mare non diedero alcun esito.

Le indagini continuarono per circa tre mesi e si estesero anche nei conventi gesuiti dove Ettore si recava a chiedere consigli spirituali. In realtà non si ebbe mai la certezza del viaggio di ritorno verso Napoli da parte di Majorana così come non si sa se abbia scelto di gettarsi in mare o di far perdere le proprie tracce cedendo il suo biglietto ad un altro viaggiatore, quello che tutti i suoi cari sostengono ed è provato dalle lettere è il fatto che egli non scrive mai di suicidio ed è sempre stato un uomo molto attento all’uso della terminologia. La sola cosa certa consiste nel fatto che Majorana, prima di scomparire, aveva chiesto di prelevare il suo passaporto e tutti gli arretrati del suo stipendio che ammontavano a circa 10 mila dollari. Per quanto riguarda, invece, gli appunti lasciati alla studentessa Gilda Senatore, questi scomparvero misteriosamente dopo che la donna decise di mostrarli al marito, anch’egli fisico, dopo molti anni dalla scomparsa di Majorana. Ancora oggi ci sono diverse ipotesi che circondano la sua scomparsa, nessuna più valida dell’altra, ma tutte avvolte da una coltre di nebbia che, forse, un giorno si diraderà.

IPOTESI DEL SUICIDIO:

Questa fu la prima strada battuta dalle indagini in quanto ritenuta sempre adombrata, ma mai esplicitamente annunciata nelle lettere di Ettore Majorana, anche se resta quanto mai inverosimile la scelta di togliersi la vita dopo aver ritirato quasi 10 mila dollari di stipendio e non spiegherebbe comunque i successivi avvistamenti a Napoli e nei conventi religiosi. Resta comunque rilevante notare che i fratelli e la madre di Ettore si sono sempre pronunciati a favore di questa ipotesi cercando di mantenere sulla vicenda il più stretto riserbo.

IPOTESI MONASTICA:

Una seconda ipotesi, studiata soprattutto da Leonardo Sciascia, vuole che Majorana si sia ritirato a vita monacale a causa di una sorta di dramma personale e del suo essere genio irrequieto e diverso rispetto alla normalità degli uomini.

Questa scelta sarebbe stata indotta anche dai tempi in cui viveva, ovvero a ridosso della II Guerra Mondiale con tutte le implicazioni che le menti brillanti come la sua potevano avere sugli avvenimenti bellici dell’epoca. Su tale questione è tornato anche sul finire degli anni ’90 Umberto Bartocci che scarta definitivamente la possibilità che Ettore fu ucciso dai suoi colleghi per possibili implicazioni a livello scientifico durante la Guerra.

L’ipotesi del monastero si collega anche alla gioventù di Majorana che aveva frequentato proprio un Istituto Gesuita a Roma andando a creare, quindi, un possibile legame con il passato e sulle cui tracce si erano anche messi i famigliari di Ettore che scrissero a Papa Pio XII promettendo di non voler in alcun modo intromettersi nella vita ecclesiastica di Ettore, ma solo di voler sapere l’eventuale stato di salute del famigliare. Nonostante la lettera, però, dal Vaticano non pervenne mai nessuna risposta e questa ipotesi venne lasciata cadere nel vuoto fino al libro “Il dito di Dio” scritto da Alfredo Ravelli, dove Pellizza racconta di aver conosciuto un Maestro in un convento e aver condotto con lui alcuni esperimenti.

Secondo Sciascia, primo sostenitore di questa ipotesi, Majorana si sarebbe nascosto nella Certosa di Serra San Bruno in Calabria, ma la sua presenza fu sempre smentita sia dai monaci sia da Papa Giovanni Paolo II. Secondo Stefano Roncorono, parente del fisico, Ettore fu ritrovato proprio nel territorio di Catanzaro dal fratello Salvatore che, dopo aver compreso le motivazioni della sua sparizione, decise di accondiscendere alla scelta di Ettore che morì poi nel 1939.

I Majorana, prendendo atto di quella decisione, smisero di collaborare alle indagini e non rivelarono mai il luogo dove si trovava il fisico. Tra le motivazioni che spinsero Ettore ad andarsene ci sarebbero una presunta malattia, probabilmente tubercolosi, una profonda crisi mistica, i problemi causati dalla sindrome di Asperger e una presunta omosessualità.

IPOTESI TEDESCA:

L’ipotesi tedesca implicherebbe un ritorno o un rapimento per mettere le sue conoscenze a disposizione del governo nazista del Terzo Reich cui sarebbe seguito, dopo la disfatta tedesca, la fuga in Argentina, provata da alcune fotografie che ritrarrebbero un ragazzo simile a Ettore. Mentre per alcuni questa ipotesi potrebbe essere vera, per altri si tratterebbe solo di una bufala che nasconderebbe, in realtà, un omicidio a fini politici.

IPOTESI ARGENTINA:

L’ipotesi argentina, direttamente collega alla pista tedesca, si fonda su alcune tracce reperite da Erasmo Recami durante un viaggio a Buenos Aires avvenuto intorno agli anni ’60. Nel 2008 la vicenda venne ripresa anche dalla trasmissione Chi l’ha Visto che, per l’occasione, intervistò un emigrato italiano in Venezuela che asserì di aver frequentato per lungo tempo Majorana, anche se questi non gli rivelò mai la sua vera identità. Le indagini proseguirono fino al 3 febbraio 2015 quando, la Procura di Roma decise di archiviare formalmente l’indagine dopo che il Procuratore Aggiunto Pierfilippo Laviani accertò la presenza di Ettore Majorana a Guacara, in Venezuela, tra il 1955 e il 1959.

I Ris dei carabinieri, in particolare, avrebbero accertato l’identità del fisico tramite una foto scattata proprio in Sud America nel 1955 in compagna di Francesco Fasani, anch’egli emigrato italiano. In base alle testimonianze raccolte, Majorana si sarebbe fatto chiamare Bini e nei documenti d’archiviazione dell’inchiesta il Procuratore Laviani ha scritto:

“I risultati della comparazione hanno portato alla perfetta sovrapponibilità dei particolari anatomici di Majorana: fronte, naso, zigomi, mento e orecchio con quelle del padre. Come ulteriore prova il Fasani ha inoltre fornito una cartolina che Quirino Majorana, fratello del padre di Ettore e anch'egli fisico di fama mondiale, spedì nel 1920 all'americano W.G. Conklin, e ritrovata dallo stesso Fasani nella vettura di Bini-Majorana. Rimangono ignote le motivazioni del suo espatrio sotto falso nome e quale sia stato il suo destino dopo il 1959.”

IPOTESI SICILIANA:

La quinta ipotesi circa la scomparsa di Ettore Majorana emerse intorno agli anni ’70 quando, in Sicilia, sarebbe stato avvistato un senzatetto a Mazzara del Vallo, un certo Tommaso Lipari in grado di insegnare fisica e matematica ai ragazzi del paesino siciliano. Si trattava in un barbone dotato di una mente brillante e che portava sempre con sé un bastone su cui era incisa la data 5 agosto 1906, ovvero la data di nascita del fisico. L’uomo si spense poi il 9 luglio del 1973 ed al suo funerale parteciparono moltissime persone, troppe per un uomo senza legami e che viveva ai margini della società.

LA NUOVA IPOTESI DEL RITORNO A ROMA:

Questa nuova ipotesi, la sesta sulla scomparsa del fisico più famoso di sempre, ha per protagonista un testimone anonimo che ha riferito, all’inizio degli anni ’80, di aver incontrato Majorana a Roma, città dove viveva come clochard e che diceva di avere la soluzione dell'Ultimo teorema di Fermat, enigma che ha impegnato per secoli, dal XVII secolo circa, i più grandi matematici, e che all'epoca risultava ancora irrisolto. L’uomo avrebbe vissuto in Piazza della Pilotta, poco distante dalla Fontana di Trevi e doveva avere una settantina di anni circa. A questo punto il testimone propose al brillante senzatetto di incontrare il Monsignor Luigi Di Liegro, fondatore della Caritas romana che, dopo aver avuto occasione di parlare con l’uomo misterioso lo avrebbe condotto via. Il testimone riferisce che il prelato gli avrebbe rivelato in seguito la vera identità del clochard, Ettore Majorana appunto, e che lo avrebbe condotto nel monastero dal quale si era allontanato. A questo punto il testimone avrebbe voluto mettersi in contatto con la famiglia Majorana, ma il sacerdote gli impose il silenzio per almeno 15 anni dopo la morte del fisico, che sarebbe avvenuta il 12 ottobre del 1997.

Procedendo verso le conclusioni di questo dossier, la scomparsa di Ettore Majorana risulta quanto mai bizzarra tanto quanto le modalità dei suoi studi sulla meccanica quantistica e sulla probabilità. Subito dopo aver appreso della scomparsa, lo stesso Enrico Fermi dirà:

«Con la sua intelligenza, una volta che avesse deciso di scomparire o di far scomparire il suo cadavere, Majorana ci sarebbe certo riuscito. Majorana aveva quello che nessun altro al mondo ha; sfortunatamente gli mancava quel che invece è comune trovare negli altri uomini, il semplice buon senso»

Edoardo Amaldi scrisse:

«Aveva saputo trovare in modo mirabile una risposta ad alcuni quesiti della natura, ma aveva cercato invano una giustificazione alla vita, alla sua vita, che era per lui di gran lunga più ricca di promesse di quanto non lo sia per la stragrande maggioranza degli uomini»

I CONTRIBUTI DI ETTORE MAJORANA:

Risulta quanto mai singolare la vita e la scomparsa di un genio del calibro di Ettore Majorana. Analizzando però i suoi studi e l’epoca storica in cui visse, non possiamo non notare una grande coincidenza già descritta da Anna Viviani in un suo articolo su Hitler. “Eventi storici che appaiono a sé stanti, isolati tra loro, ognuno nella propria epoca di appartenenza, senza immaginare che ci possa essere stato un filo conduttore come causa ed effetto in modo da legarli l’uno all’altro nonostante il divario dettato dallo spazio e dal tempo, tessendo così una trama a noi sconosciuta.”

La prima metà del ‘900, in particolare, ha visto il sorgere di nuove teorie scientifiche nel campo della Fisica, che hanno rivoluzionato il modo di vedere e percepire il mondo e la sua realtà. Fior fiore di scienziati da Einstein, Majorana, Segrè, Tesla, Plank con le loro scoperte in materia di studio sull’atomo, sull’energia e sulle forze intrinseche della natura che determinano le regole di base sul funzionamento dell’universo, stavano offrendo la possibilità all’umanità di evolversi verso una civiltà nettamente migliore, molto più di quella attuale, guidata da maggiore consapevolezza e conoscenza. Sembra una coincidenza, ma proprio in questo periodo si verificarono due terribili tragedie: la prima e la seconda Guerra Mondiale portando un’immensa devastazione e distruggendo milioni di vite. In questo ambiente di distruzione e di involuzione questi scienziati hanno lavorato per un futuro che, ancora, non si è realizzato e per il quale sono morti o scomparsi dimenticati nel giro di pochissimi anni, come se non fossero mai esistiti.

Tuttavia, oggi, si torna a parlare di queste menti brillanti anche grazie ad alcune scoperte che, finalmente, avvalorano le loro tesi scritte su fogli volanti o su pacchetti di sigarette buttate nei cestini. Siamo all’alba del nuovo millennio e di un nuovo risveglio e queste menti non devono essere dimenticate, ma riscoperte in tutto il loro splendore irrazionale. Per esempio gli studi scientifici di Majorana, in tutto 10 articoli pubblicati, diedero un contributo fondamentale allo sviluppo della fisica moderna e, seppur datati agli inizi del ‘900, affrontano in modo originale molte questioni, come la teoria del legame chimico, con la quale dimostrò la sua conoscenza approfondita del meccanismo di scambio degli elettroni di valenza, oppure il suo studio costante ed insistente della meccanica quantistica, all'interno della quale lavorò su numerose formule scientifiche dando anche una teoria relativistica sulle particelle ipotetiche. Il maggior contributo scientifico di Ettore Majorana, però, è rappresentato dalla ricerca sulle forze nucleari, in cui per primo avanzò infatti l'ipotesi secondo la quale protoni e neutroni, unici componenti del nucleo atomico, interagiscono mutuamente grazie a forze di scambio.

Famosa è anche l'equazione di Majorana in cui ha dedotto l'equazione a infinite componenti che formano la base teorica dei Sistemi quantistici aperti, ovvero ha parlato di computazione quantistica. Il 12 aprile 2012, inoltre, la rivista Science ha pubblicato uno studio che conferma l'esistenza dei fermioni da lui teorizzati nel 1938, che hanno la caratteristica di coincidere con la controparte di antimateria. Ci sono voluti ben 80 anni per riuscire finalmente a vedere questa particella, chiamata Fermione di Majorana, ma un rompicapo ancora da risolvere è quello relativo ai B, la cui teoria espone l’ipotesi che in particolari condizioni le particelle possono assumere una massa immaginaria che le svincolerebbe dalla teorie della relatività.

Tornando però alla fantomatica particella di Majorana, come precedentemente detto, questa gode di una proprietà che la rende unica nel suo genere in quanto essa coincide perfettamente con la sua antiparticella e che porterebbe alla realizzazione di reazioni a zero neutrini e ad un picco di polarizzazione zero che porterebbero ad una vera e propria rivoluzione, cioè alla nascita di supercomputer quantistici in grado di proiettare il mondo in una Nuova Era. Molte delle sue teorie, però, rimangono ancora oggi incomprese e avvolte dal mistero in attesa che qualche mente brillante dei giorni nostri possa leggerle e portarle al sommo compimento permettendo finalmente all’umanità oppressa dall’egoismo di tornare a gioire di quelle forze motrici di ordine naturale che ci permetteranno, finalmente, di evolvere verso nuovi mondi e nuove dimensioni.

Ovunque Tu sia Prof. Majorana, Grazie! Che tu possa brillare tra le stelle del firmamento insieme ai grandi dimenticati come Nikola Tesla, il futuro è vostro!

 

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fisica, USA, Germania, Italia
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