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    Datagate: la democrazia è demodé?

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    di Blogger Graziano
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    Mai come in questo ultimo periodo il suffragio universale tanto voluto dagli Illuministi rischia di perdere i nobili principi per il quale venne ideato.

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    Le prime avvisaglie di questo fenomeno iniziarono quanto meno con le rivelazioni di Edward Snowden,ma la vera campagna mediatica contro questo nuovo pericolo iniziò con l’ascesa e la vittoria dei populismi di destra,in particolar modo con la Brexit e Trump.

    ​Preferendo mettere in secondo piano il tema della privacy per la questione molto più importante del rischio di condizionamento delle masse e le conseguenti elezioni politiche,si è cercato di mettere in discussione persino il risultato dell’elettorato attivo denigrando e sminuendo il sacrosanto valore della volontà popolare.

    Ecco alzarsi dalle poltrone dei salotti radical chic  il fior fiore degli intellettuali di sinistra per difendere a spada tratta i nobili ideali che contraddistinguono la sinistra ovvero la tutela del proletariato contro i rischi del populismo e della demagogia descrivendo il povero elettorato attivo come vittima inconsapevole delle insidie del web.

    Invece di cercare le cause analizzando obiettivamente la politica attuata dai democratici si preferisce mettere on line il regime del Terrore prendendo spunto dallo stile giacobino iniziando a mietere  le prime vittime.

    Una vera e propria caccia alle streghe,influenzata anche dal noto filantropo George Soros che in tempi meno sospetti criticò e mise in guardia dalla potenziale pericolosità dei social e del web in generale per la democrazia, dove gli indiziati principali sono appunto  fake news,post verità, ingerenza russa (Russiagate) ed ultimamente il rispolvero del Datagate in chiave politica.​

    ​Per combattere queste fantomatiche cause la soluzione è la censura politically correct del pensiero con una paranoica limitazione della libertà di espressione in nome della democrazia e della tutela dei valori civili della progressista società occidentale.

    Certo lo scenario attuale non è dei più ottimistici sotto il profilo della fiducia dei cittadini nei confronti del loro fondamentale ruolo come elettorato attivo e si ha come l’impressione di trovarsi ad un bivio dove il dilemma consiste nel guardare con simpatia la recente modifica costituzionale cinese che ha eliminato il limite di mandati presidenziali,si dice per favorire la stabilità, dove pare sia più importante il capitale(finanza) della forza lavoro,oppure rassegnarsi all’avvento di una società orwelliana dove la società democratica lascia spazio ad una società distopica.

    ​Se la globalizzazione è un “must” per il futuro della popolazione allora sarebbe forse il caso di cambiare paradigma da tecnocratico a democratico,perché se un Paese politicamente instabile crea un mercato instabile,il mercato instabile è fatto non da risorse umane ma da uomini.

    Tags:
    Brexit, Donald Trump, Matteo Salvini, George Soros, USA, Cina, Italia, Russia
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