19:03 11 Dicembre 2018
I manifestanti, il confine tra Palestina ed Israele

Israele e Palestina: una storia di odio – Parte 2

© Sputnik . Valery Melnikov
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di Rossana Carne
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Cos’è Israele? Come e perché fu creato questo stato e in base a quali accordi? Chi sono gli ebrei e chi sono i sionisti? Che differenza c’è tra questi due termini?

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A seguito di ciò, sia l’Egitto sia la Giordania scesero in campo con i loro eserciti per contrastare il neonato stato ebraico, che ebbe comunque la meglio invadendo la Galilea (territorio posto geograficamente a sud del Libano), mentre l’Egitto occupa la Striscia di Gaza e la Giordania invade la Cisgiordania.

Gli unici a rimanere senza più una terra e senza uno stato furono proprio i Palestinesi, costretti poi a fuggire nei paesi confinanti a causa della guerra e delle espropriazioni indebite perpetrate dagli ebrei sionisti che, nel frattempo, continuavano a invadere e occupare i territori.

Gli scontri continuano non solo sul campo, ma anche verbalmente, in particolare Nasser (secondo presidente egiziano) dichiara che Israele è un pugnale diretto contro gli stati arabi piazzato proprio dall’occidente per piegare le loro nazioni e i loro popoli e la forma stessa dello stato d’Israele ricorda quella di una lama di coltello.

La situazione degenerò poi con la guerra dei sei giorni del 1967, quando Israele invade la Cisgiordania, la Striscia di Gaza, il Sinai e le alture del Golan in Siria, ma soprattutto prende l’intera città di Gerusalemme che prima era divisa in due parti, mentre da quel momento viene dichiarata eterna e indivisibile capitale dello stato ebraico.

Un punto di svolta si ebbe nel 1978 quando l’Egitto decise di riconoscere formalmente lo stato ebraico sionista in cambio della ripresa del territorio del Sinai, ma non di Gaza.

Successivamente anche la Giordania deciderà di riconoscere lo stato di Israele in via ufficiale.

A seguito di questi riconoscimenti però, lo stato sionista decise di incentivare sempre di più l’immigrazione degli ebrei nella nuova patria e decise, altresì, di rendere i territori circostanti sempre più dipendenti dallo stato centrale non solo dal punto di vista energetico, ma anche di risorse umane e lavorative. I palestinesi, infatti, sono costretti a continue migrazioni da una parte all’altra del territorio con il solo scopo di guadagnare uno stipendio più alto per sfamare le proprie famiglie.

Tuttavia, con lo scopo di evitare infiltrazioni terroristiche, Israele decise di creare alcuni checkpoint in cui i militari ebrei si arrogano il diritto di far passare un cittadino arabo o meno a loro insindacabile decisione.

Questo ha creato un’ulteriore spaccatura tra i due popoli oltre che un ammanco di denaro nelle tasche dei palestinesi che, anche oggi, sono costretti ad aspettare ore ai posti di blocco e non possono presentarsi al lavoro o recarsi da un medico in caso di bisogno.

Un piccolo passo da parte dello stato sionista avvenne durante gli accordi di Oslo del 1993, quando decise di riconoscere ufficialmente l’O.L.P. (organizzazione per la liberazione della Palestina) guidata da Arafat che a sua volta riconosce lo stato di Israele, ponendo così le basi per la creazione dell’A.N.P. (autorità nazionale palestinese) a Gaza e in Cisgiordania di cui proprio Arafat fu il primo presidente.

Nonostante questi primi passi però, le azioni vessatorie dello stato ebraico sionista continuarono, specialmente a Gaza, aumentando esponenzialmente il risentimento della popolazione che si trova ad appoggiare il nuovo movimento islamico di resistenza ovvero Hamas che, di fatto, è un movimento religioso integralista e braccio palestinese dei fratelli musulmani.

Il consenso verso Hamas cresce talmente tanto che nel 2006 vince le elezioni nella Striscia di Gaza ottenendo il 44% dei voti, mentre la Cisgiordania rimane sotto il controllo dell’A.N.P. e del suo nuovo presidente, Abu Mazen.

Abu Mazen tenta di aprire dei nuovi negoziati con lo stato di Israele senza riuscirci, anzi, scatenando reazioni da parte prima di Hamas e poi di Israele che decise di isolare completamente Gaza con la cosiddetta operazione Piombo Fuso del 2009. L’esercito di Israele compie omicidi mirati al fine di annientare la leadership di Hamas e bombardamenti sulla Striscia con lo scopo di distruggere i tunnel scavati per poter importare nel territorio ogni genere di beni, armi comprese, dall’Egitto.

Queste operazioni di isolamento continuano ciclicamente anche oggi e l’ultima risale a luglio del 2014 a seguito dell’uccisione di tre studenti ebrei e dell’esecuzione di un sedicenne palestinese da parte dell’estrema destra sionista.

Dopo la firma dell’ennesima tregua il 26 agosto del 2014, la camera dei comuni a Londra vota simbolicamente a favore della creazione di uno stato palestinese al fine di accelerare un processo di pace e dialogo per quel territorio sommerso ormai da fiumi di sangue.

Ora che abbiamo analizzato la storia, quella che si trova sui libri, possiamo iniziare a porci delle domande del tipo: la creazione dello stato di Israele è giusta? Siamo sicuri che gli stessi ebrei osservanti, residenti in altri stati nel mondo, siano d’accordo con la creazione di questo stato sionista? Chi sono davvero i sionisti?

A queste domande ha cercato di rispondere un rabbino ebreo osservante, Dovid Weiss, membro di un movimento chiamato JEWS AGAINST ZIONISM (ebrei contro il sionismo) il quale spiega che dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme e con l’editto di Salomone, agli ebrei fu proibito di cercare di riprendere il controllo di un territorio, anche se questo fosse completamente disabitato. I rabbini ortodossi osservanti come Weiss e molti altri, infatti, attendono il giorno in cui Yahweh torni e dia loro la terra che gli è stata promessa, senza comprarla come invece è stato fatto con lo stato sionista di Israele. Il controllo anche di un solo centimetro quadro di quell’area, difatti, è una violazione del decreto divino, dell’alleanza stipulata tra il popolo e il loro signore ed è contrario ai dettami della religione ebraica. Ecco perché nel corso della storia, nessun ebreo osservante decise di acquisire dei territori pur avendo la disponibilità finanziaria, almeno fino alla nascita del Sionismo di Herzl.

Il rabbino sostiene che, nella vicenda delle occupazioni dei territori della Palestina da parte di Israele, non è opportuno ricorrere ad argomenti di tipo religioso o storico, in quanto risultano essere un’arma a doppio taglio e un terreno scivoloso, dato che gli ebrei non possono assolutamente possedere una terra in cui costruire il proprio Stato fino al ritorno Yahweh. Considerando ciò, Weiss spiega che il sionismo costituisce un pericolo per gli ebrei e per le popolazioni di quell’area che, oggi, stanno subendo lo stesso trattamento a loro riservato durante la Seconda Guerra Mondiale.

Stando a quanto scritto sopra, quindi, ebrei e sionisti non sono la stessa cosa, ecco perché Weiss sostiene il rapido e pacifico smantellamento dello stato di Israele che, di fatto, non ha diritto di esistere secondo quanto stabilito nel libro sacro della Torah, che gli stessi sionisti distorcono al fine di ottenere quello che è il fondamento del loro movimento politico.

La tesi del Rabbino Dovid Weiss è ampiamente sostenuta dalle innumerevoli comunità ebraiche sparse in tutto il mondo che non aderiscono all’ideale sionista che ha dato origine allo Stato di Israele, ma che sono ampiamente supportate dalle donazioni dell’Iran e del suo leader Ahmadinejad.

Alla luce di tutti questi fatti, l’esistenza dello stato di Israele e di coloro che si definiscono ebrei assumono delle rilevanze completamente differenti. Ognuno di noi, in quanto persona dotata di intelletto, dovrebbe chiedersi, a questo punto, se lo stato di Israele abbia tutti i diritti di esistere.

Inoltre, credo che nessuno di noi debba avere il timore di essere etichettato come antisemita se prende posizione a favore di un popolo palestinese oppresso dal punto di vista morale e umano, che si è visto portare via le proprie case e i propri territori a favore di un puro interesse nazionalista, per questioni di denaro e interessi economici e geopolitici, stipulati tra i sionisti di Israele e le potenze occidentali capitanate dagli Stati Uniti.

Inoltre è bene ricordare il significato del termine semita in modo che chiunque vi accusi di antisemitismo si renda perfettamente conto del vocabolo utilizzato. I Semiti sono tutti i popoli che parlano, o hanno parlato, lingue collegate al ceppo linguistico semitico, ovvero le lingue afro-asiatiche, tra queste troviamo Arabi, Ebrei, Cananeo-Fenici, Cartaginesi e Maltesi.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Palestina, Israele
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