04:31 14 Novembre 2018
Matteo Renzi e Barack Obama

La politica estera dopo il 4 marzo

© AP Photo / J. David Ake
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di Arnoldo Folino
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Dopo il 4 marzo la politica estera non cambierà. E neanche quella interna, visto che quest'ultima dipende dalla prima. Comunque vadano le cose.

La politica estera della Repubblica Italiana, da sempre asservita all'imperialismo americano, dopo il 4 marzo, rimarrà ancora tale.

72 anni di servitù coloniale continueranno imperterriti.

Analizziamo il perché.

Se dovesse vincere il centrodestra, l'Italia proseguirà nell'ambito di un atlantismo sempre più sfrenato.

Non facciamoci impressionare dalle dichiarazioni di Berlusconi sulla presunta revoca delle sanzioni alla Russia quando la sua coalizione sarà al governo.

Il centrodestra, per definizione, nacque, infatti, nel 1994 su impulso dell'allora presidente degli Stati Uniti Bill Clinton.

Berlusconi fu insignito nel novembre del 1993 del ruolo di premier. E si sa, in Italia, se vuoi diventare premier, devi chiedere il permesso al “capo” seduto oltreoceano.

Da quel poco che ho letto, Antonio Giangrande, fa una ricostruzione in parte veritiera sulla discesa in campo dell'ex cavaliere sul suo libro “TANGENTOPOLI. DA CRAXI A BERLUSCONI. LE MANI SPORCHE DI MANI PULITE”.

Giangrande sostiene giustamente ed implicitamente, infatti, che l'interferenza americana nelle elezioni italiane del 1994, abbia avuto lo scopo di scardinare la vecchia classe politica e di proporne una nuova, di tipo “più americano”, che abbia avuto lo scopo di scardinare il sistema politico italiano e di proporne uno di tipo “più americano”, e, soprattutto, che abbia avuto lo scopo di porre “uomini fidati” in Italia che non mettessero mai in discussione l'ineluttabile alleanza atlantica.

L'identikit perfetto di questo personaggio, era Silvio Berlusconi.

Da quanto testé scritto, è evidente di come il centrodestra, nato sotto la spinta americana, sia la massima espressione, in Italia, del più “asintotico” atlantismo.

Prova ne sia che, in ambito NATO, in Parlamento, abbia sempre fatto un “voto favoreggiatore”, abbia sempre sostenuto le missioni di “pace” (!?) all'estero degli americani, e, soprattutto, ne abbia sostenuto sempre le guerre, dal Kosovo, all'Afghanistan, all'Iraq, e, non ultima, con buona pace dell'ex cavaliere e della sua presunta contrarietà (se ne faccia una ragione!), anche la guerra in Libia.

“L'amicizia” con Putin, inoltre, ha il duplice scopo, a mio modo di vedere, di dimostrare all'opinione pubblica italiana di non essere così servile all'impero-Usa, come è in realtà all'ennesima potenza, e, di cercare di raccogliere più voti possibili, vista l'ammirazione, nonostante la martellante campagna mediatica contraria, che molti italiani hanno per il presidente russo.

Silvio Berlusconi, Vladimir Putin e Dmitry Medvedev a Sochi, 2012
© AP Photo / Dmitry Astakhov
Silvio Berlusconi, Vladimir Putin e Dmitry Medvedev a Sochi, 2012

Il centrosinistra, da parte sua, dopo la “lezione” (batosta!) del 1994, capì, che, se voleva vincere le elezioni nella “colonia-Italia”, doveva “addivenire a più miti consigli” sull'importante argomento della politica estera.

Da qui “la rincorsa” al centrodestra sulla NATO. Da qui l'appoggio agli interventi militari ed alle missioni di “pace” (!?). Da qui l'appoggio incondizionato a tutte le “proposte democratiche”, o per meglio dire alle imposizioni dall'alto, di Washington in ambito di politica estera e militare.

Il M5S, infine, dopo una partenza “NATO-scettica”, anche lui conscio del fatto che per vincere le elezioni in Italia ci sia bisogno del placet americano, ha virato, dichiaratamente, verso posizioni più “accondiscendenti”.

Prova ne siano i viaggi di Di Maio negli Usa e le continue visite di esponenti del M5S all'ambasciata statunitense a Roma.

​Come si può notare, la politica estera italiana, con buona pace di chi spera come me e come tanti altri che cambi, non muterà di un millimetro dopo il 4 marzo.

L'Italia è infatti una colonia dell'impero-Usa.

È l'impero che decide, con le sue ingerenze nel nostro Paese, chi debba vincere le elezioni.

È sempre stato così.

La Cia, tra l'altro, ha sempre finanziato tutti i principali partiti di governo della cosiddetta prima repubblica.

E l'impero, anche questa volta, deciderà chi vincerà le prossime Politiche del 4 marzo.

È ineluttabile.

D'altra parte le ingerenze americane nelle elezioni, avvengono, praticamente, in tutti i 200 circa Paesi del mondo.

Russia compresa.

Prova ne siano i continui finanziamenti agli oppositori di Putin e le continue ingerenze mediatiche in territorio russo.

Detto ciò, non sottovalutate la politica estera. Essa, in una colonia come l'Italia, è la vera cartina al tornasole del cambiamento che un partito o un movimento propongono in politica interna. Solo cercando di distaccarsi dalla “casa-madre” in politica estera si possono tentare di cambiare le politiche e le tematiche di governo nel proprio territorio.

Solo per fare un esempio, solo distaccandoci in politica estera dall'impero avremo una politica interna in cui si stoppano le privatizzazioni, che servono per far acquistare i nostri asset ed i nostri “gioielli di famiglia” di Stato ai nostri “alleati” (presunti o tali!), ed una politica interna in cui il mercato del lavoro non sia precarizzato, per favorire, con la scusa della (presunta!) “flessibilità”, le grandi multinazionali estere sempre dei nostri “alleati” (presunti o tali!) nel nostro territorio (vedi Apple, Carrefour, Vodafone, et cetera, et cetera!).

Infine, essendo io molto patriota, non riesco e non riuscirò mai a sopportare frasi come questa:

“Vecchia Europa e nuova Europa. Non significate nulla, non siete nulla. Siete una colonia americana. Ritirate le vostre bandiere, esponete quella americana e riconoscete il vostro status coloniale. Siete una destinazione turistica esotica. È l’unica cosa che siete in grado di fare.“ (Scott Ritter, ex capo ispettore degli armamenti per le Nazioni Unite, Ufficiale dei Marines durante la prima Guerra del Golfo)

Ma comunque, non vi preoccupate… anzi, fatevene una ragione! La politica estera italiana dopo il 4 marzo non cambierà.

E, per questo motivo, neanche quella interna…

 

Tags:
politica estera, Elezioni politiche 2018 in Italia, Italia
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