04:18 20 Settembre 2018
I greci protestano durante una marcia contro l'Unione Europea a Salonicco.

Unione Europea: Dalle Origini ad Oggi - Parte 1

© AFP 2018 / Sakis Mitrolidis
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di Rossana Carne
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“Alcuni paesi vogliono entrare in Europa per essere più poveri e altri vogliono lasciarla per essere più ricchi.” Bernard Pivot

Ci troviamo oggi a vivere in quella che tutti noi conosciamo con il nome di Unione Europea, tuttavia, chi l’ha sognata? Come è stata immaginata? Ma soprattutto, perché era necessaria?

Il percorso di integrazione dell’Unione Europea iniziò, ovviamente, per opera sia degli stati europei sia del governo americano subito dopo i conflitti mondiali. L’idea iniziale, infatti, era quella di una confederazione di stati europei, elaborata con un progetto studiato durante il primo dopoguerra, come frutto di riflessione di alcuni politici ed intellettuali.

Tutto questo grande progetto, quindi, nacque con lo scopo di evitare le continue crisi a cui erano sottoposti i vari paesi europei a causa delle guerre che continuavano a scoppiare e che, come per il ‘700, stavano caratterizzando quel periodo storico. In quegli anni si era diffusa, infatti, la sensazione che una nuova guerra stesse per scoppiare; ecco perché vennero poste le basi per iniziare questa riflessione che poi avrebbe portato alla formazione di quella che noi conosciamo oggi con il nome di Unione Europea, ovvero un organo sovranazionale che avrebbe avuto il compito, tra l’altro, di dirimere le controversie tra i singoli stati, in modo che la regola “superiorem non recognoscens” decadesse definitivamente in favore di una pace duratura nel tempo.

​Questo concetto di pace, però, non nasce esattamente dopo la prima guerra mondiale, ma nel ‘700 con Abbé de Saint-Pierre, che immaginava la formazione di una unione di regni e repubbliche europee finalizzato alla creazione di un congresso permanente. Lo scopo di questo congresso sarebbe stato, appunto, la risoluzione di problemi tra i vari paesi per evitare un nuovo conflitto, ma senza andare a incidere sulla politica interna o sulle scelte di politica sociale di ciascun regno o repubblica.

Come si può intuire, questo progetto settecentesco assomiglia molto all’odierna Unione Europea che ha adottato il motto:

In Varietate Concordia — ovvero — "nella varietà c’è concordia".

Un passo successivo a questo primo progetto, è l’idea di Kant che, attraverso il suo concetto di pace perpetua, intendeva fondare un diritto internazionale che si basasse non più sul “jus ad bellum” dei singoli paesi, ma su una federazione di liberi stati che rinunciavano volontariamente al diritto sovrano e quindi, anche alla guerra. In questo modo si sarebbe venuta a delineare una sfera di convivenza che, secondo Kant, avrebbe unito tutto il pianeta.

Ma quali potrebbero essere le condizioni per attuare tutto questo?

Innanzi tutto le condizioni primarie per l’attuazione sono la reciprocità e la giustizia, ma non dobbiamo tralasciare il fatto che gli stati vanno vincolati tra di loro in modo tale, che non si possa più tornare indietro o che uno possa sovvertire l'altro.

Tuttavia, il progetto finì per essere soppiantato dalle riflessioni di origine francese e tedesca sul concetto di nazione.

La teoria del federalismo, sostenuta da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi con il loro Manifesto di Ventotene del 1943, prevedeva che un gruppo di stati avrebbe dovuto cedere una parte della loro sovranità ad un nuovo governo federale al fine di perseguire due obiettivi, ovvero la pace e la prosperità. Si sarebbero dovuti creare, quindi, gli Stati Uniti d’Europa al fine di evitare un nuovo spargimento di sangue come quello avvenuto con la Seconda Guerra Mondiale. Questa nuova teoria venne immediatamente sostenuta dai movimenti nazionali di resistenza e fu così che iniziarono ad essere poste delle basi concrete per la creazione di una comunità di stati europea che non aveva solo il compito di evitare ulteriori conflitti, ma anche quello di risollevare l’Europa intera dopo i conflitti.

La ripresa economica, quindi, era di primaria importanza al fine di riaffermarsi sul mercato mondiale e al fine di mantenere un certo controllo su tutte quelle realtà, come quella delle multinazionali, che superavano e attraversavano i confini nazionali.

Nel frattempo iniziano le prime tensioni tra Stati Uniti ed Unione Sovietica, tanto che nel 1946 Churchill parlò della ormai tristemente nota Cortina di Ferro, che ormai era calata sull’Europa e che stava modificando nettamente il quadro delle relazioni internazionali, che stava diventando bipolare spaccando, di fatto, in due parti il vecchio continente.

È proprio da questo preciso punto della storia che prende forma il progetto di integrazione europea che vedeva affiancarsi, ma spesso scontrarsi, gli obiettivi degli stati europei e, ovviamente, gli obiettivi e gli interessi americani.

Nel 1948 a causa del colpo di stato comunista a Praga, Francia, Gran Bretagna e Belgio firmarono un trattato cinquantennale, chiamato Patto di Bruxelles, che aveva lo scopo di scongiurare un possibile nuovo pericolo tedesco anche se, di fatto, era un patto anti-sovietico. In concomitanza di ciò gli americani, guidati da Truman, iniziarono a pensare ad una presenza militare americana stabile in Europa Occidentale al fine di garantire la sicurezza e il primato statunitense a livello mondiale.

In sostanza, lo scopo americano, dichiarato durante la conferenza di Bretton Woods del 1944, era quello di riordinare il mondo mettendosi al centro del sistema economico e ponendo il dollaro come unica moneta sovrana.

Arriviamo al 1949, anno di fondazione della NATO (organizzazione militare permanente), quando a Washington venne siglato il patto atlantico come strumento difensivo che comprendeva gli stati di Francia, Gran Bretagna, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Canada, Islanda, Danimarca, Norvegia, Portogallo, Italia e USA. Il 9 maggio 1950 venne proclamata, poi, la famigerata Dichiarazione Schuman, con cui la Francia propone alla Germania Ovest di mettere in comune la produzione di carbone e acciaio, ovvero i due prodotti base per lo sviluppo militare europeo. Questa nuova alleanza aveva avuto un fortissimo impatto simbolico in quanto, i due paesi che sembravano in guerra perenne, avevano deciso di creare una nuova integrazione nel settore chiave e di maggiore importanza strategica del vecchio continente.

​Pochi mesi più tardi, ovvero nell’aprile del 1951, questa proposta venne allargata anche ad altri stati, ovvero Francia, Germania Ovest, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo e Italia, e nacque così la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio). Gli ottimi risultati ottenuti dalla CECA spinsero i governi firmatari a proseguire in direzione di un accordo che non riguardasse più soltanto la produzione di carbone e acciaio, ma che coinvolgesse più in generale le politiche economiche nazionali e la possibilità di creare un’area comune di libero scambio. Un negoziato continuo e un compromesso tra interessi europei ed americani misero a capo un sistema articolato, che tentava di bilanciare le esigenze politiche nazionali di controllo dei singoli stati e le necessità economiche internazionali di liberalizzazione.

Un mercato comune europeo, in sostanza, avrebbe aiutato a ridurre la diseguaglianza economica rispetto alla potenza guida americana favorendo, quindi, l’autonomia dal poliziotto del mondo.

 

Continua..

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Unione Europea, Europa
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