00:14 24 Ottobre 2018
Lo scambio di prigionieri tra Ucraina e DNR-LNR del 27 dicembre 2017

Scambio di prigionieri.. roba d'altri tempi?

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Vittorio Nicola Rangeloni
di Vittorio Rangeloni
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Ieri in Donbass si è tenuto un importante scambio di prigionieri tra Ucraina e le repubbliche popolari.

La sola denominazione “scambio di prigionieri” 3-4 anni fa mi avrebbe fatto pensare a qualcosa di lontano nel tempo, o al limite nello spazio. Ed invece no. Siamo alle porte del 2018, in Europa, a poco più di 2 ore di aereo dal bel paese.

Nell'estate del 2015 avevo già assistito ad un evento simile nella Repubblica Popolare di Lugansk, sul ponte di Shastye, a metà tra l'Ucraina e la LNR, in quella che è definita “zona neutra”. Allora i prigionieri da scambiare in totale non arrivavano a 20.

In queste occasioni la tensione è sempre parecchia. Basta un piccolo dettaglio fuori posto che tutto rischia di saltare. Questa volta lo scambio è stato preparato con fatica e tante difficoltà. È quasi un anno e mezzo che in ogni incontro tra le parti a Minsk (gli incontri sono mensili) si lavorava per arrivare ad un accordo. Solo nelle scorse settimane si è giunti ad una fragile intesa che ha permesso a circa 350 persone di tornare a casa.

Alla mattina verso le 9 del mattino i detenuti ucraini sono stati fatti salire sui mezzi che li avrebbero condotti al checkpoint di Gorlovka. Poco più di 50 persone. Tranne per un paio di eccezioni, si trattava di militari finiti in ostaggio durante i combattimenti. Di questo gruppo, alla fine della giornata, una donna soldato dell'esercito di Kiev, deciderà di farsi riconsegnare all'Ucraina.

Gli elenchi vengono controllati meticolosamente, basta una sola inesattezza per far saltare tutto
© Foto del blogger Vittorio Rangeloni
Gli elenchi vengono controllati meticolosamente, basta una sola inesattezza per far saltare tutto

La lenta colonna di militari, ambulanze, detenuti e giornalisti è arrivata in prossimità del luogo dello scambio in un paio d'ore. E lì è iniziata l'attesa. Telefonate, accordi, ordini. La situazione era tesa.

Da quel checkpoint ogni giorno migliaia di persone attraversano la linea del fronte da una parte all'altra. Chi per ritirare la pensione in Ucraina, chi per incontrare le famiglie o chi per lavoro. Le code solitamente sono lunghissime e per gran parte, a fare la traversata, anche a piedi, stando attenti a non uscire troppo dalla carreggiata per non finire sulle mine, sono i pensionati. Quando si arriva a sera a ridosso del coprifuoco, in caso di lunghe code, capita di dover fermarsi a pernottare in quella lunga strada in mezzo al nulla.

Come da accordo, per agevolare lo scambio di prigionieri, DNR ed Ucraina avrebbero dovuto bloccare l'attraversamento del checkpoint alle persone non coinvolte nell'operazione. Ma Kiev ha continuato a lasciar passare i civili, intasando il corridoio. Tra gli ufficiali di Donetsk è cresciuto il nervosismo e non si capiva bene cosa aspettarsi. Più volte è capitato che gli scambi dei prigionieri saltassero all'ultimo minuto.

Sul piazzale che funge da dogana, sul lato di Donetsk, a bordo di un autobus verde c'erano i prigionieri ucraini che attendevano di tornare a casa. Quasi tutti si nascondevano sotto un cappuccio o dalle tende del mezzo. Questi sono coloro che verranno scambiati con coloro che torneranno a Lugansk. Mentre i prigionieri ucraini che in un secondo momento verranno scambiati con il gruppo di Donetsk, si trovavano dall'altro lato del piazzale. Sono comunque riuscito ad incrociare qualche sguardo, anche loro sembravano in balia degli eventi.

Passano i minuti, poi le ore. E' solo verso le 15 che saliamo su uno degli autobus previsti per coloro che faranno ritorno a Lugansk e partiamo. Sul bus c'è Andrei Marochko, il portavoce dell'esercito della LNR che al telefono coordina le azioni. Non passa poco tempo, quando ormai siamo a metà della zona neutra che misura circa 3 km, che la piccola colonna di 3 pullman si ferma: cambio di programma. Bisogna entrare in territorio ucraino. Marochko accetta e si riparte.

Qualche minuto di viaggio ed ecco il cartello “Maiorsk”, con bandiere gialloblu e rosse e nere, sventolare sopra le fortificazioni.E' una strana sensazione per chi come me si trova nelle blacklist ucraine, e che se dovesse metter piede nel paese, molto probabilmente finirebbe ad incontrare molti problemi.

Soldati ucraini coi volti nascosti sorvegliano le operazioni
© Foto del blogger Vittorio Rangeloni
Soldati ucraini coi volti nascosti sorvegliano le operazioni

A capo della colonna di autobus da quel punto in poi si mettono un paio di pattuglie della polizia e qualche jeep militare. Senza fermarci passiamo la dogana ed un paio di villaggi dove spicca una forzatura della propaganda nazionalista: bandiere ucraine ovunque, ogni due passi ci sono striscioni con la scritta “Donbass è Ucraina”. Anche sulle latrine campeggiano bandiere ucraine e dell'Unione Europea, il che mi strappa una risata.

Nessuno sa esattamente la destinazione, ma dopo qualche chilometro arriviamo ad un piazzale, dove ci sono diversi autobus, blindati e parecchi funzionari dell'SBU in passamontagna, con in braccio il kalashnikov. Gli autobus sfilano sul piazzale e si fermano di fronte ad una schiera di giornalisti, i più avvolti da bandiere ucraine.

Anche qui le bandiere sono ovunque, come a voler far ricordare ad ogni passo di essere in Ucraina. Anche i pali dei lampioni sono pitturati di giallo e di blu. Questa situazione quasi buffa, ha fatto sparire l'iniziale tensione.

Veniamo accompagnati tutti quanti in una tenda da campo in cui quasi subito entrano prigionieri a gruppi di 15-20. Si verificano i nominativi e vengono fatti salire sugli autobus. Tutto trascorre piuttosto velocemente ed in modo ordinato, sotto i flash degli scatti dei fotografi e sotto la supervisione dell'Osce.

Alla vista dei rappresentanti delle repubbliche popolari, buona parte delle persone fino in quel momento detenute da Kiev si lascia andare in pianti liberatori od a urla di gioia! La prigionia è finita e la propria casa è ormai vicina. Non sono poche le persone che hanno trascorso oltre 3 anni di prigionia in condizioni disumane con violenze fisiche e psicologiche.

Quando i prigionieri parlano, emotivamente è forte. Capita di farsi prendere dai racconti in modo impregnante, tanto da dimenticare che hai in mano una fotocamera per immortalare queste testimonianze. Non tutti i prigionieri sono finiti nelle galere ucraine per il loro servizio nelle milizie popolari. C'era anche chi affermava di essere finito in prigionia per tre anni, senza aver commesso nulla.

“Agli ucraini servivano prigionieri per poter avere merce di scambio e per questa ragione non si facevano problemi a fermare chiunque. Anche coloro che non avevano nulla a che fare con la guerra. Io non ho fatto nulla e mi hanno fabbricato a tavolino una condanna. Ora però mi darò da fare contro l'Ucraina”, ha raccontato uno dei prigionieri riconsegnato a Lugansk. Mi sono venuti i brividi. Un evento tale che dovrebbe riconciliare le parti, rischia invece di portare al risultato opposto.

I prigionieri scambiati da parte dell' Ucraina
© Foto del blogger Vittorio Rangeloni
I prigionieri scambiati da parte dell' Ucraina

Testimonianze simili ne ho sentite per tutta la serata: “volevano farmi ammettere di essere un agente del FSB. Non volevano proprio capire che io sono un semplice abitante del Donbass!”.

Lo scambio in territorio ucraino si è risolto un meno di un'ora, per poi ripartire alla volta di Gorlovka ad effettuare la seconda parte dello scambio. Questa volta siamo stati fatti salire su un autobus ucraino con due ufficiali di Kiev a bordo. Ancora un ultimo sguardo a quelle zone e a quelle persone che solitamente vedo nel binocolo dalle trincee, immaginando da dove viene aperto il fuoco d'artiglieria. L'idea di essere proprio lì era davvero strana da realizzare. In quel momento non sembravano esserci minacce particolari, ma il tutto era legato allo scambio di prigionieri. Anche i due ufficiali seduti un paio di file più avanti, potevano essere coloro che danno l'ordine di sparare su quei villaggi della DNR che spesso vado a visitare. Appena terminato questo evento, tutto sarebbe tornato ad essere come prima, ed era proprio questa consapevolezza che mi creava questa situazione di contrasto.

Al checkpoint di Gorlovka, questa volta sul territorio di Donetsk, ormai verso sera, si è tenuta la seconda parte dello scambio con modalità simili alla fase precedente.

Una fase dello scambio di prigioneri, sotto gli occhi degli osservatori dell'OSCE
© Foto del blogger Vittorio Rangeloni
Una fase dello scambio di prigioneri, sotto gli occhi degli osservatori dell'OSCE

Molte persone che sono state consegnate dall'Ucraina alle repubbliche popolari si sono rivelati residenti di città ucraine, provenienti da Mariupol, Kharkov ma anche da Kiev. Sono persone che dopo anni di carcere, rimarranno ancora per chissà quanto lontane da casa. L'Ucraina in questo modo ha cacciato i suoi stessi cittadini oltre i propri confini, sottolineando ancora una volta l'assurdità di questa guerra.

Come è possibile che in un paese, tra l'altro sostenuto dall'Unione Europea, ai giorni nostri, sia ridotto ad effettuare scambi di prigionieri dove sia gli uni che gli altri hanno lo stesso passaporto?

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Donbass, Ucraina
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