19:41 23 Giugno 2018
Bandiera italiana

Analisi del voto in Sicilia

CC BY 2.0 / Dave Kellam / Italian Flag
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di Arnoldo Folino
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Il voto in Sicilia è l'antipasto di quello nazionale. Ma chiunque vinca, non saremo mai un Paese autonomo.

Non è un caso che scriva, dall'ormai lontano giugno del 2016 che la sinistra è morta.

La considerazione da fare è una ed una sola: quando la sinistra smette di essere se stessa, snatura la propria essenza ed assume caratteri liberisti, cari alla destra peggiore, perde.

I risultati delle elezioni in Sicilia, qualora ce ne fosse ancora bisogno, sono la conferma del fallimento della politica renzista.

La sinistra a sinistra del Pd, invece, deve ancora trovare una sua dimensione fattuale, programmatica ed umana, ma, soprattutto, una sua unità di uomini e di idee.

Ci vuole chiarezza.

L'elettore non ha ancora ben presente quali siano, oltre al reale collocamento nello scacchiere politico italiano, i proponimenti politici che vorranno attuare una volta in Parlamento. E questo porta ad uno scarso riconoscimento dell'elettore stesso nei confronti dell'ipotetica “cosa rossa”.

I tempi stringono.

C'è bisogno di sintesi. C'è bisogno di rimboccarsi le maniche per diventare credibili.

Considerati il fallimento renzista, e l'immaturità della sinistra al di là del Pd, non si può non notare, che, nonostante l'inesperienza e la gioventù del Movimento, l'unico soggetto politico ad esprimere un programma certo, idee certe e collocazione ben definita (cioè correre da soli) sia proprio la lista fondata da Grillo e Casaleggio.

Il problema grosso, per loro, non mi stancherò mai di ripeterlo, è tuttavia la mancanza di una solida organizzazione partitica ed errori, tanto sciocchi e banali, quanto talvolta autolesivi.

Il vero limite del M5S, a mio modesto parere, risiede proprio nel limite dei due mandati: la loro classe politica si sta formando proprio adesso, e, certi passaggi, in questi cinque anni di Repubblica, li hanno, anche se spesso “segnati” ed “etichettati”, soprattutto forgiati e “politicamente costruiti”.

Prevedere, nel 2023, una classe dirigente totalmente rinnovata, sarebbe, oltre che una vera follia, un vero e proprio suicidio politico.

Pur tuttavia dubito, qualora il Movimento dovesse ancora esistere, che ciò avverrà. Il problema sarà spiegarlo ai propri elettori più ortodossi.

Nel frattempo, nonostante compiano spesso gli errori politici più banali possibili, sono aiutati da altrettanti “strafalcioni” di tattica politica delle altre coalizioni. Coalizioni, per l'appunto. L'ultima che rimane da analizzare è il centrodestra. Quest'ultima in Sicilia sembrerebbe ritornare ai fasti passati. Pur tuttavia, i partiti e gli uomini che la compongono, non hanno un programma condiviso, sono fortemente divisi su molti temi, sono in piena lotta intestina per quanto riguarda la leadership. Anzi, come il Pd stesso, non hanno ancora una leadership. Come coalizione potranno arrivare al primo posto alle Politiche. Ma non vinceranno.

Il parlamento italiano
© AFP 2018 / Andreas Solaro
Il Rosatellum 2.0, nato per dare una maggioranza stabile, oltre che palesemente anticostituzionale, ed una legge elettorale assolutamente orribile (come del resto accade dal Mattarellum in poi compreso), non garantirà nessuna maggioranza di governo.

Quindi il centrodestra vincerà senza avere la maggioranza, grazie alle promesse non mantenibili di un Berlusconi che si sposta verso un inedito “moderatismo” di facciata e di convenienza, e, grazie al “populismo” di Salvini e Meloni, tutti e tre assolutamente insieme e tutti e tre assolutamente così diversi.

Il Rosatellum 2.0, infatti, presuppone “coalizioni virtuali” il giorno delle elezioni, che si scioglieranno in “coalizioni reali” in Parlamento a seconda dei numeri post-elettorali.

Tralasciando la “bestialità” della legge, non mi resta che fare un po' di contropinione.

Siete così sicuri che il “vincente ma non vincente” centrodestra (come prevedo già da tempo e come ho già ampiamente scritto sul mio Blog) continuerà in Parlamento nella sua “coalizione virtuale” pre-elettorale?

Io ho dei seri dubbi. A quel punto prevarranno i veri interessi, cioè quelli internazionali: in Italia, dopo le elezioni che non vincerà nessuno, avremo una “coalizione reale” ed un governo assolutamente voluti, entrambi, da chi, come accade dal 1946, ci governa senza sosta, rendendo di fatto il nostro paese una colonia ed una Nazione non indipendente.

Governerà quindi una “coalizione reale”, qualunque essa sia, che opererà “le solite riforme” scolastiche e sanitarie, le “solite privatizzazioni” di asset strategici italiani, la “solita svendita” all'estero di importanti aziende strategiche italiane, la “solita precarizzazione” del mondo del lavoro per favorire le multinazionali straniere, etc. etc., tutto nell'ambito, purtroppo, della “solita chiave di lettura” di “smantellamento del sistema-Italia”.

La “coalizione di governo”, differente da quella “elettorale”, avrà come unico scopo, come accade dal 1946 ad oggi, di perpetrare la sottomissione dell'Italia, chiunque ne siano i protagonisti al potere.

È sempre accaduto in passato, accade nel presente ed accadrà fra qualche mese.

Senza contare che dal Mattarellum in poi, legge che ritengo anch'essa incostituzionale ed orribile, definita addirittura al tempo della nascita da esperti come “Minotauro”, vista la “mostruosa sintesi” che opera, si è operata “un'anglicizzazione” del voto, innaturale per un paese latino come l'Italia, che ha portato nel corso del tempo ad una disaffezione nei confronti della politica e ad un aumento dell'astensionismo.

Questa disaffezione per la politica e questo astensionismo al voto, tipicamente “anglosassone”, e, fortemente voluto e “spinto massmediaticamente”, ha contribuito non poco, all'inizio degli anni novanta al sopracitato smantellamento del sistema-Italia.

Il destino dell'Italia, al momento, è quello, chiunque siano i protagonisti al potere, di ricevere le stesse politiche di governo.

Politiche di governo che non corrispondono all'interesse dell'Italia e degli italiani.

Ma, purtroppo, anche nel 2018 sarà così…

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
Rosatellum, M5S, PD, Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Italia, Sicilia
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