16:32 15 Ottobre 2018
La copertina di Max dedicata ad Asia Argento nel settembre 1998

Venti anni dopo, Asia Argento

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di Mauro Lauretano
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Quel giorno che mi feci fare l'autografo dalla star del momento.

Mario Scorziello sembrava uno di quei personaggi di "Troppo forte", il film di Carlo Verdone. Nonostante l'epoca d'oro di Cinecittà fosse finita d'un pezzo, riusciva ancora a guadagnarsi da vivere come comparsa o con ruoli infinitesimali nei film italiani, essendo iscritto a diverse agenzie di settore e avendo accumulato molti contatti. Una particina qua, una particina là e diverse storie da raccontare.

Il tempo in cui non era impegnato in qualche audizione lo passava al bar davanti al mio liceo, dove sostavo più per ascoltare le sue storie che per il classico cappuccino e cornetto. Mi aveva preso in simpatia, credo, perché rappresentavo quello che per lui era più vitale: il pubblico.

Le sue storie mi interessavano davvero e, sebbene fossimo molto diversi, mi era diventato quasi simpatico; anche se naturalmente ne approfittavo anche per avere informazioni preziose dal mio punto di vista.

"A regazzi'" — ovviamente non mi piaceva quando mi chiamava così — "Domani se va alle grotte de Pertosa a gira' co' Dario Argento!".

"Più che altro a recitare con Asia!", esclamai.

"Te piace, eh?", fece lui malizioso. "Chissà da un padre così brutto come è nato quel pezzo de…".

"Beh, d'altronde è un regista horror… Sarà tutto merito della mama".

Di solito, quando Mario mi dava qualche dritta, volontario o involontaria che fosse, poi comunque al posto ci andavo da solo. Quella volta gli chiesi di accompagnarlo e accettò subito. Fu una piacevole sorpresa.

Sul set de "Il fantasma dell'opera" c'era una certa libertà e quindi ricevere l'autografo di Asia fu abbastanza facile. In una maniera abbastanza sfrontata me lo feci fare sulla copertina di Max, in cui appariva con uno sguardo decisamente provocante nei suoi occhi contornati di nero.

"Ah, ecco uno che mi apprezza per le mie doti artistiche", disse in un modo enigmatico, che non lasciava capire cosa realmente in fondo provasse.

​Proprio in questa enigmaticità consisteva il suo fascino, nel suo sembrare visceralmente dentro tutte le cose eppure sempre distante da esse.

Ci ho pensato spesso ultimamente a quel giorno, in cui riuscii a comportarmi da bravo figlio e ottenere anche l'autografo di Dario per mio padre, suo grande estimatore. Soprattutto in questo periodo in cui si è parlato molto di Asia Argento per via della vicenda Weinstein, che mi ha suggerito qualche riflessione.

Ammirare un mondo da fuori, cercare di farne parte anche se nella maniera più marginale possibile per poi realizzare che chi ne fa parte davvero deve sottostare a delle dinamiche che poco hanno a che fare coi red carpet è disturbante, ti senti come ingannato.

​È una storia vecchia quanto il mondo, lo so, ma un conto è quando questa consapevolezza rimane nelle nebbie distanti di qualcosa che non è concretamente sotto i tuoi occhi, un altro è quando volti concreti si intrecciano a storie reali.

Un po' come sapere che la moglie ti tradisce da un lato e trovarla a letto con qualcun altro dall'altro. Beh, credo di non aver trovato il paragone più elegante, data la vicenda, ma tant'è.

D'altronde anche nel nostro uso dei social network cancelliamo tutto quello che non è interessante delle nostre vite, anche quello di cui non siamo orgogliosi, per lasciar trapelare solo quello per cui ci sentiamo ammirati.

Magari faccio anche così io con voi. Anzi, sicuramente. Ma ora fatemi cercare se il vecchio Mario si è creato un account, va.

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