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    Stanislav Petrov

    Stanislav Petrov, addio all'uomo che salvò il mondo

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    di Rossana Carne
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    “Mi piacerebbe poter dire che non ci sia pericolo di un lancio nucleare accidentale oggi. Ma quando c’è in ballo lo spazio, da quando giochiamo a fare Dio, chi può sapere quale sarà la prossima sorpresa?” Stanislav Petrov.

    Stanislav Petrov.

    Probabilmente a molti di noi risulta un nome come tanti altri, il classico nome russo, ma in realtà, il suo nome è legato al corso degli eventi del conflitto più silenzioso e combattuto senza armi della storia moderna, la Guerra Fredda tra URSS e Stati Uniti.

    Nato a Vladivostok il 9 settembre 1939, Stanislav è stato un militare sovietico, più precisamente un tenente colonnello della potentissima Armata Rossa.

    Nonostante sia un vero e proprio eroe della Guerra Fredda, quest’uomo visse la sua vita in totale anonimato, senza alcun tipo di riconoscimento e finì il resto dei suoi giorni in un piccolo paese della Russia, Frjazino dove morì il 19 maggio scorso.

    ​Ma perché definiamo quest’uomo un eroe della Guerra Fredda nonostante il suo nome sia completamente sconosciuto ai più?

    Perché il 26 settembre del 1983, grazie ad una “semplice” intuizione e alla rapida analisi degli eventi, Stanislav salvò il mondo dall’apocalisse nucleare!

    Proprio in quel periodo, che corrispondeva al culmine della Guerra Fredda, Petrov era di servizio al bunker denominato Serpuchov 15, nei pressi della capitale con il compito di monitorare costantemente e con estrema attenzione il sistema satellitare di sorveglianza dei siti missilistici statunitensi.

    Il suo ruolo, in sostanza, era quello di osservare e interpretare i dati che comparivano sullo schermo e, in caso di attacco nucleare da parte USA, avrebbe dovuto informare immediatamente i suoi superiori in modo da lanciare un contrattacco.

    Alle ore 00:15, ora locale di Mosca, di quel 26 settembre 1983, il sistema di sorveglianza lanciò un primo allarme segnalando, tra l’altro, la presenza di un missile in avvicinamento al territorio sovietico e lanciato da una base militare sita in Montana.

    Il giovane soldato, inizialmente pietrificato dalla comparsa di quella luce rossa, ritenne impossibile la presenza di un missile in quanto, nessuna super potenza avrebbe potuto attaccare l’Unione Sovietica lanciando una sola ed unica testata.

    Pochi minuti dopo, però, il satellite iniziò a segnalare la presenza di altre testate termonucleari in avvicinamento, ben 4 per la precisione, e questo attirò immediatamente l’attenzione e la preoccupazione di Petrov.

    Cosa fare a questo punto?

    Lanciare l’allarme, in base a quanto segnalato dal sistema, avrebbe significato lo scoppio di una guerra nucleare su vasta scala …

    Lasciar perdere avrebbe potuto portare al crollo dell’Unione Sovietica in caso di un attacco vero da parte statunitense.

    Petrov aveva solo una decina di minuti per decidere se avvisare il Cremlino oppure no… ed il soldato era perfettamente a conoscenza del fatto che una telefonata avrebbe potuto cambiare le sorti o del mondo intero o dell’URSS, in particolare in quel 1983.

    Quell’anno, infatti, fu il più pericoloso dell’intera Guerra Fredda con il Presidente Reagan che definì l’Unione Sovietica “l’Impero del Male” e con Andropov fortemente intenzionato ad attaccare gli USA. A un attacco, quindi, si sarebbe risposto con un altro, scatenando una vera e propria rappresaglia termonucleare. Stanislav, tuttavia, grazie alle sue approfondite conoscenze del sistema sovietico OKO, ritenne i vari allarmi una serie di errori e decise, alla fine, di riportare il tutto ai suoi superiori come un malfunzionamento del sistema. La sua decisione si rivelò fortunatamente corretta, perché venne accertato il falso allarme, probabilmente dovuto a una particolare congiunzione tra il nostro pianeta, il Sole, gli ammassi nuvolosi presenti quel giorno e l’orbita del satellite OKO.

    Non era vero, infatti, che gli Stati Uniti lanciarono una serie di missili termonucleari contro la Russia e la sua presenza quel giorno in quel bunker fu una vera e propria fortuna per l’intero pianeta Terra.

    Petrov, infatti, non era un militare qualunque, ma era un analista che si trovò lì quasi per caso.

    Se ci fosse stato un altro soldato, probabilmente, il corso degli eventi sarebbe stato diverso, perché questo avrebbe potuto scegliere di seguire strettamente il protocollo. Fortunatamente per tutti noi, però, le cose andarono diversamente perché Stanislav reagì in un altro modo alla comparsa di quei segnali d’allarme.

    Nonostante abbia salvato il mondo intero, però, nessuna onorificenza gli venne concessa a parte le sole gratifiche ottenute a livello militare, che furono:

    L’onorificenza all’ordine del servizio alla patria nelle forze armate di III classe

    La medaglia commemorativa per il giubileo dei 100 anni dalla nascita di Lenin

    La medaglia per il servizio impeccabile di III classe

    Ed infine, la medaglia per il giubileo dei 50 anni delle forze armate URSS

    Solo con il passare del tempo, ed in particolare grazie ad indagini condotte da alcuni giornalisti, la sua storia emerse e molti Paesi decisero di riconoscere ufficialmente l’impegno e la giusta analisi di Stanislav Petrov.

    Nel 2004, infatti, l’associazione “cittadini del mondo” con sede a San Francisco gli conferì un premio in danaro dal valore di mille dollari, il 19 gennaio del 2006 venne, invece, ricevuto all’ONU.

    In onore del tenente colonnello Stanislav Petrov l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite istituì la “Giornata Internazionale per l’eliminazione delle armi nucleari”, celebrata  il 26 settembre di ogni anno.

    Pochi, ancora troppo pochi sanno che se il mondo per come lo conosciamo è rimasto illeso da una vera catastrofe nucleare, è tutto merito di Stanislav Petrov.

    Tags:
    Guerra, USA, URSS
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