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    Gasgoigne al Colosseo

    It's ready for you, Gazza

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    di Mauro Lauretano
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    Gazza Gascoigne e il primo autografo guadagnato da solo

    In quei primi mesi del 1995 Scatman era diventato una vera e propria mania: si parlava molto di lui, le radio mandavano in loop la sua canzone e tutti la ballavano. Gli aveva anche dedicato un servizio la rivista “Tutto Musica”, che compravo sempre, dove avevo letto che era balbuziente e la sua canzone era un’esortazione a non mollare a chiunque avesse un difetto come lui. Se vogliamo a mio modo anche io ero in una situazione simile per via della timidezza che mi frenava.

    Io pensavo e pensavo e non mi decidevo mai.

    Fantasticavo sul mio primo autografo, a chi chiederlo: cantante? Attore? Calciatore? E dire che Roma mi offriva tutto: studi televisivi e cinematografici, due squadre di calcio (non ero tifoso e non lo sarei mai diventato – simpatizzavo per una delle due squadre capitoline, ma l’unica che davvero sentivo mia era il Brasile a “FIFA ‘94”)

    ​Una domenica andai fuori dallo stadio Olimpico per cercare di capire come ottenere l’autografo di qualche calciatore. Che cosa senza senso, con i campi di allenamento di Roma e Lazio a portata di mano… Mi sentivo come se le migliaia di persone lì radunate guardassero tutte me, tutte lì pronte a vedere se ce l’avessi fatta o meno, come se mi conoscessero e sapessero il motivo per cui fossi giunto lì. Mi sentivo nervoso, fuori posto e tornai a casa con la coda tra le gambe.

    C’è qualcosa che poi, negli anni, avrei pensato riguardo la mia carriera di cacciatore di autografi: che è stata ed è tuttora perché così doveva essere. È come se ci sia un qualcosa più grande di me che abbia cospirato per farmi diventare un grande collezionista di scarabocchi di lusso. Già, perché anche il primo autografo che mi conquistai da solo mi fu portato in dono, non da mio fratello ma dal destino. Io dovetti metterci solo quello sforzo di coraggio in più che poi sarebbe via via cresciuto negli anni.

    Successe tutto una mattina in cui, per fuggire da un compito in classe, marinai la scuola (“feci sega”, come diciamo noi a Roma). Io e il mio amico Matteo, per trascorrere quelle ore al riparo da occhi indiscreti, ci rintanammo al bowling dell’Acqua Acetosa. Dopo una mattinata svogliata, passata a dire cazzate e a buttar giù birilli, ci separammo. Mia madre mi aveva chiesto di comprare il latte, che a quel tempo si poteva ancora acquistare al bar. Entrai appunto in un bar vicino alla stazione e non credetti ai miei occhi: di fronte a me Paul Gascoigne, Gazza, il centrocampista della Lazio. Incredibile.

    ​Gazza il fantasista, il genio pazzoide, il mattatore di Italia ‘90.

    Mi tremavano le gambe. Mi feci forza e mi avvicinai. Presi un tovagliolo e, non so perché, mi ricordai di uno striscione dei tifosi della Lazio, con l’effige di una birra e la scritta “It’s ready for you, Gazza”. Mi sforzai di ripetere quella frase mentre gli allungavo il tovagliolo e la penna che avevo estratto dal mio astuccio: “It’s ready for you, Gazza”, dissi impacciato e tremolante.

    Per tutta risposta, Gascoigne prese il fazzoletto, ci si soffiò il naso e lo gettò nel cestino.

    Mi vergognai tantissimo, la presi come una umiliazione.

    Decisi di comprare il latte al supermarket dall’altra parte della strada e uscii di getto, senza nemmeno guardare in faccia il barista.

    La reazione emotiva era stata un po’ troppo impulsiva e lo realizzai quando presi il latte e andai alla cassa, dove mi accorsi che avevo lasciato il giubbotto coi soldi al bar.  

    Ovviamente la reazione delle signore alla cassa non fu pacata e comprensiva…

    Attraversai la strada e tornai al bar, dove era il barista a guardarmi, con un sorriso a metà tra la beffa e la compassione, come se avesse assistito anche alla scena al supermercato.

    Nel frattempo anche Gazza se n’era andato dal bar.

    Per fortuna la mia giacca era rimasta al suo posto. Me la misi e, mentre uscivo, notai che il barista continuava a sorridere.

    Per strada aveva iniziato a piovere e mi infilai il cappuccio. Era un gesto che facevo spesso e non solo per ripararmi. Il cappuccio era una sorta di corazza che proteggeva i miei pensieri dal mondo esterno.

    Ebbene, Quando lo misi sulla testa, oltre alla pioggia d’acqua, fui sommerso da una pioggia di salatini, quelli da aperitivo, che doveva aver messo lì dentro Gascoigne. Uno scherzo che non trovai affatto divertente. Oltre al danno la beffa, la terza in quella mattina.

    Mi misi la mano nella tasca della giacca per estrarre un fazzoletto, stavolta per soffiarmelo io, il naso. Ma, oltre al pacchetto, trovai anche un tovagliolo da bar con su scritto: “Enjoy the snack. Paul Gascoigne”.

    ​In un attimo esplosi di felicità, fu una sorpresa bellissima. Mi misi a ridere e mi pentii di aver pensato cose brutte su Gascoigne, che invece aveva architettato quel modo così originale per farmi avere l’autografo, il primo autografo che mi guadagnai da solo. Corsi a casa felice, in barba alla pioggia.

    Gascoigne lasciò la Lazio poco dopo e presi quell’autografo come un saluto non solo a me ma a Roma in generale. Negli anni a volte ho ripensato a lui con affetto ma anche tristezza per via dei suoi problemi con l’alcool. Evidentemente in quel bar non ci era entrato per una gassosa. Ma la tristezza è sempre stata spazzata via dal ricordo di quella mattinata memorabile, dove ho iniziato a diventare ciò che sono in quel modo così bizzarro e geniale. Lui non lo sa e non lo saprà mai ma per quel ragazzino che aveva fatto sega, oggi diventato un uomo, sarà sempre qualcuno di speciale.

    Che personaggio unico, Gazza.

    Gli auguro e gli augurerò sempre ogni bene. 

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