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    Islanda

    Una rivoluzione troppo silenziosa

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    di Rossana Carne
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    La crisi islandese nota con il nome di Rivoluzione Silenziosa ha portato una piccola isola sull'orlo del fallimento e della rinascita ...

    L’Islanda, isola abitata da solo 323 mila persone e senza un esercito nazionale, una delle nazioni più ricche al mondo grazie al neoliberismo, ha dovuto affrontare, recentemente, una delle crisi peggiori mai viste nell’era moderna. Ma quando ebbe inizio questa crisi distruttiva per il paese del profondo nord? Nel 2003, quando tutte le banche del paese vennero privatizzate e da quando questi enti fecero tutto il possibile per attirare investimenti stranieri. Il modo in cui riuscirono ad attirare capitali esteri fu l’adozione dei conti correnti online, che riducevano al minimo i costi di gestione e permettevano di applicare tassi di interesse piuttosto alti.

    Molti stranieri, attratti da questa opportunità, iniziarono a depositare nei conti correnti islandesi i propri risparmi. Da un lato, quindi, crescevano gli investimenti, ma dall'altro aumentava il debito estero delle banche stesse. Ma a quanto aumentava questo debito? Nel 2003 era pari al 200 per cento del prodotto interno lordo islandese e quattro anni dopo, nel 2007, era arrivato al 900 per cento[1].

    A causa poi della crisi del 2008, le tre banche Landsbanki, Kaupthing e Glitnir, dichiararono fallimento, e in concomitanza ci fu il crollo della moneta nazionale rispetto all’euro e ciò costrinse il paese a dichiarare bancarotta.

    Il Primo Ministro Geir Haarde [2] si vide costretto, a questo punto, a chiedere l’aiuto del Fondo Monetario Internazionale che, con un prestito, accordò all'Islanda 2 miliardi e 100 milioni di dollari, nonostante il malumore generale della popolazione.

    ​… Non sembra quasi di rileggere le stesse cose che abbiamo sentito tutti, recentemente, sulla Grecia?? Non vi sembra strano e particolare che non si senta mai nessuna notizia sui giornali o nei tg relativa all’Islanda? Eppure fa parte geograficamente dell’Europa. Ma andiamo avanti …

    La popolazione, diretta interessata e vittima delle azioni compiute dalle banche e dal governo in carica, tramite un presidio davanti al parlamento, ottenne le dimissioni dell’esecutivo.

    Nonostante i civili islandesi ottennero una grande vittoria nel “mandare a casa” il governo, il Fondo Monetario Internazionale e l’Unione Europea attuarono pressioni affinché lo stato islandese si facesse carico del debito socializzandolo.

    Ma cosa significa socializzare un debito? Con questo termine si vuole indicare che l’ammontare di denaro avrebbe dovuto essere pagato dalla popolazione tramite delle tassazioni create ad hoc, in questo modo lo stato avrebbe potuto rimborsare i creditori stranieri ed in particolare quegli stati che intervennero a tutela dei loro cittadini, danneggiati a causa del fallimento della banche islandesi.

    Un esempio simile e lampante, di cui tutti noi abbiamo sicuramente sentito parlare, è il fallimento di Banca Etruria, in cui molti cittadini creditori si trovano, oggi, a non poter più contare sui risparmi investiti in quanto bloccati a causa del crack finanziario dichiarato dall’istituto bancario.

    Tornando all’Islanda, nel 2009 furono organizzate delle elezioni anticipate per eleggere un nuovo governo, nella speranza che la situazione interna potesse migliorare non solo a livello statale, ma anche a livello civile ed economico. Purtroppo, il neo-governo di sinistra cedette immediatamente alle pressioni esercitate a livello internazionale, e tramite una manovra di salvataggio, che prevedeva un aumento considerevole delle tasse per ben quindici anni a un tasso di interesse del 5,50%, portarono il Paese in una crisi senza precedenti.

    Ogni cittadino islandese bambini inclusi stipularono, di fatto e senza potersi ribellare, un mutuo di 15 anni con rate mensili a tasso fisso.

    L’aver privatizzato gli utili e socializzato le perdite fece infuriare la popolazione e questo generò un vero e proprio cambiamento all’interno del paese. I cittadini, infatti, non erano disposti a pagare i debiti contratti dai banchieri che mandarono in bancarotta lo stato, così nacquero delle proteste generalizzate in tutto il paese. Questo portò le istituzioni a cambiare bandiera e di fatto, iniziarono a fare gli interessi di coloro che rappresentavano, ovvero della popolazione, ad esempio non ratificando la manovra di salvataggio inizialmente proposta e lasciando piena libertà di espressione ai cittadini stessi.

    Le reazioni a livello europeo e internazionale, ovviamente, non si fecero attendere e l’Islanda venne minacciata di pesanti ritorsioni, ad esempio minacciarono il governo e la popolazione di bloccare qualsiasi aiuto in danaro proposto dal Fondo Monetario Internazionale, oppure di attuare delle manovre tipiche delle azioni antiterrorismo come il congelamento dei risparmi e dei conti in banca.

    Nonostante tutte queste minacce, a marzo del 2010 venne indetto un referendum che permise al popolo di decidere se pagare effettivamente il debito statale attraverso le tasse o se evitarlo. Ovviamente vinse chi sosteneva che il debito non dovesse essere pagato dai cittadini.

    A causa di questa vittoria, il Fondo Monetario Internazionale congelò ogni forma di prestito monetario in favore dell’Islanda, ma nonostante questo, le proteste interne al paese non si fermarono e il governo del Nord aprì un’inchiesta per trovare i responsabili di questo clamoroso crack finanziario ed emise un ordine di arresto nei confronti di tutti i banchieri coinvolti nel fallimento dello stato islandese.

     

    Il governo decise, a questo punto, di creare una nuova costituzione al fine di sottrarre il paese al potere e alle pressioni esercitate dalle banche e dai gruppi finanziari, oltre che sottrarlo dal denaro virtuale. La vera novità della costituzione islandese fu che, questa venne scritta tramite proposte giunte via internet dagli stessi cittadini. Chiunque poteva intervenire e monitorare la stesura della costituzione nazionale perché, anche le riunioni del consiglio incaricato di redigere il documento si sarebbero svolte in streaming online. In questo modo venne ribadito il concetto fondamentale del popolo sovrano.

    Oggi l’Islanda si sta riprendendo da quella crisi mostruosa creata dai potentati finanziari e dalle lobby dell’Unione Europea e lo sta facendo in modo autonomo, senza salvataggi da parte di enti come il Fondo Monetario Internazionale o la Banca Centrale Europea e senza cedere parte della sovranità nazionale a potenze straniere. Anche i cittadini greci subirono la svendita del settore pubblico in quanto “unica soluzione possibile” per uscire dalla crisi. Ma siamo proprio sicuri, visto il caso Islanda, che sia proprio la svendita l’unica strada percorribile? I cittadini greci o il governo greco hanno fatto la scelta giusta?

    Non è che tutto questo dovrebbe insegnarci qualcosa?

    “I popoli non dovrebbero avere paura dei propri governi, sono i governi che dovrebbero aver paura dei popoli.” Dal film V per Vendetta

    Thomas Jefferson: «Quando i popoli hanno paura del governo, c'è tirannia. Quando il governo ha paura del popolo, c'è libertà».


    [1] http://www.ilcambiamento.it/lontano_riflettori/islanda_rivoluzione_silenziosa.html

    [2] Dal 15 giugno 2006 al 1º febbraio 2009 Primo ministro dell'Islanda.

     

     

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