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    Bandiera della Siria, Damasco

    La Siria che lotta e resiste contro le nuove sanzioni degli Stati Uniti

    © REUTERS/ Omar Sanadiki
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    di Francis Marrash
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    Nelle ultime ore, il presidente Trump, contrariamente alle promesse elettorali, ha prolungato le sanzioni contro la Siria.

    Nelle ultime ore, il presidente Trump, contrariamente alle promesse elettorali, ha prolungato le sanzioni contro la Siria. Il comandante in capo statunitense, ha informato il Congresso della sua decisione in una lettera ad hoc, il cui testo è stato pubblicato dall'ufficio stampa della Casa Bianca, di cui riportiamo il contenuto:

    “Gli Stati Uniti condannano le brutali violenze e le violazioni dei diritti umani del regime di Assad e gli intimano di fermare la violenza contro il popolo siriano, rispettare il cessate il fuoco, garantire la consegna degli aiuti umanitari e permettere la transizione politica in Siria per favorire la libertà, la democrazia, la giustizia e le opportunità per il futuro del Paese".

    Il cambiamento di rotta della politica estera americana, ha causato non pochi disagi nel cammino di pacificazione in Siria e nel resto dell’area. Alcuni spiragli si erano intravisti, subito dopo le elezioni, con le dichiarazioni distensive da parte dell’amministrazione Trump, nel trovare vie diverse dall’uso della forza, per risolvere la questione siriana. La mano tesa alla Russia, al momento unica super potenza che combatte realmente il terrorismo islamico, faceva ben sperare. A quanto sembra, contrariamente ai pronunciamenti solenni, le azioni impulsive, hanno preso il posto alla riflessione diplomatica. Il nuovo corso politico, aumenta le preoccupazioni su come saranno trattati i futuri assetti nel conflitto mediorientale. La diplomazia e il buon senso, hanno perso peso. Quello che conta, è mostrare come i bambini capricciosi i muscoli senza il cervello!

    In Siria — nonostante la comunità internazionale rema contro  non mancano gli sforzi, per riportare sicurezza nelle città e nelle zone più remote. Nei giorni scorsi, a Damasco, i ribelli e le loro famiglie hanno iniziato a lasciare la capitale. La notizia è stata diramata dalla televisione di Stato. Si tratta del primo ritiro dall’inizio della guerra. Sul fronte della cacciata dei ribelli dalla zone sotto il loro dominio, il canale militare libanese di Hezbollah, informa che i combattenti del paese dei cedri, insieme all’esercito arabo Siriano, hanno preso il pieno controllo di 113 km di territorio lungo il confine siro-libanese: da Ma’bar Al-Jadidah nel sud-ovest di Damasco per Jaroud Falita e nelle montagne Qalamoun. Si tratta di un ampio tratto di territorio aspro che confina con il Governatorato libanese della Beqa’a. Nonostante l’avanzata, i “ribelli” però continuano a controllare alcuni punti di ingresso nelle montagne vicino a Qalamoun e Barrens Qarah. Attualmente l’esercito siriano ed Hezbollah stanno lavorando per prenderne il controllo.

    Mentre al palazzo di vetro continuano a discutere inutilmente sulla questione siriana, senza giungere a signficative decisioni, nelle scorse ore, l’aviazione siriana ha pesantemente bombardato le postazioni dell’ISIS a Sud Ovest, a Est, e a Nord Ovest di Deir Ezzour, colpendo in particolare una concentrazione di veicoli blindati rubati all’Esercito Iracheno (e in parte forse a quello Siriano) che evidentemente erano in attesa di un rifornimento di carburante. L’attacco aereo, é avvenuto nel villaggio di Marat, a Est di Deir Ezzour, vicino alla cittadina di Muhassan. I mezzi blindati sono stati distrutti infliggendo così un decisivo colpo alle possibilità offensive del “califfato” che ora potrà contare solo sui soliti furgoncini e fuoristrada equipaggiati di mitragliere o cannoncini.

    Da quanto abbiamo esposto, sorge naturale una domanda: chi lotta realmente contro lo stato islamico? L’occidente, impelagato nelle sue ideologie, oppure la Siria con i suoi alleati, che stanno pagando un prezzo altissimo, per riportare l’ordine e la sicurezza nell’amata Siria?

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Tags:
    Sanzioni, Donald Trump, Siria, USA
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