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    Matteo Renzi

    Il no ha vinto: perché gioirne e cosa ci aspetta

    © REUTERS/ Alessandro Bianchi
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    di German Carboni
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    Il No ha vinto, Renzi si è dimesso, ma non è quest'ultimo il motivo per cui gioire. La salvezza della carta lo è, essa rivela l'opposizione della cittadinanza alle politiche di austerità promosse da Renzi e dettate da Bruxelles e Berlino, la contrarietà al neoliberismo. Capire cosa ci aspetta e come prepararci sono ora i nostri obbiettivi.

    Dopo le elezioni americane, ho evitato qualsiasi previsione, espressione personale circa il nostro decisivo referendum, è stata una batosta personale, ma anche un dato incredibile da un punto di vista teorico, che darà tanto da studiare ed elaborare, qualcosa che mi entusiasma. Ad ogni modo, dopo la figuraccia, non mi sono espresso sul blog circa il referendum e lo faccio ora, a proposito del risultato, con qualche breve riflessione.

    Referendum costituzionale in Italia
    © AFP 2018/ Andreas SOLARO
    La Costituzione è stata salvata, con essa la nostra Repubblica e la nostra democrazia. Dopo questo risultato si lamentano di un'occasione persa per "cambiare" o che chi ha votato no, lo avrebbe fatto per cacciare Renzi e ora ci aspetterebbe molto peggio, o ancora più, forse più per sentirsi intelligenti e superiori, nel tentativo di fuggire per una volta dalla mediocrità della propria esistenza, avere motivo di vanto si accusa per il risultato l'ignoranza dei propri concittadini, la maggioranza della popolazione, quindi sostenendo implicitamente di far parte della minoranza illuminata.

    Io personalmente non sono contento delle dimissioni in sé, avrei preferito si rimangiasse la parola e rimanesse al governo, facendo i conti col risultato referendario. Renzi sta costruendo una carriera politica di alto livello, ma per farlo deve costruire consenso, per quanto sostenuto da una maggioranza eletta incostituzionalmente, ha sempre mirato al consenso ed alla costante conferma della legittimazione popolare, per questo le sue leggi nel complesso avevano sempre una natura compromissoria (e populistica), che arginavano le peggiori alternative, insomma, con una Fornero o un Monti ci saremmo trovati probabilmente tagli maggiori e riforme dal costo sociale più elevato.

    Ora potremmo trovarci un governo tecnico, che i partiti tradizionali, PD, FI magari riuseranno semplicemente per scaricare tutte le colpe delle riforme d’austerità e costruire la futura campagna elettorale, ci si dimentica che quando cadde Berlusconi, festeggiare fu una delle ultime cose che si dovessero fare. Nuove elezioni sono ciò che serve al Paese, un nuovo Parlamento legittimato dal voto e da una legge elettorale costituzionalmente corretta. Il problema è che questa legge non c’è, ne abbiamo una che era strutturale e funzionale alla riforma costituzionale e per tenere nuove elezioni bisogna emanarne una nuova, vedremo chi sarà incaricato di portare avanti un governo che mandi avanti questo compito delicato. I timori sono tanti.

    Ciononostante, prendersela con chi ha votato no o addirittura lamentarsi dell'occasione persa è da miopi, che il risultato sia stato raggiunto grazie alla mobilitazione di forze eterogenee e a volte contrarie tra loro che vanno dal piccolo contributo del ricostituito PCI, della FGCI, di Casapound a quello maggiore di M5S, Lega e FI non toglie nulla a ciò che è stato raggiunto.

    L'autonomia delle regioni è stata salvata, con essa anche quella delle altre autorità locali, si è conservato quel poco di diritto democratico che le comunità hanno di decidere sui propri territori. In Sardegna ad esempio v’è il poligono di Quirra, con effetti disastrosi per l’ambiente e i suoi abitanti all’interno del quadro legislativo vigente, ma dopo la riforma e la clausola di supremazia nazionale chi avrebbe fermato nell’isola l’eventuale decisione di creare un deposito di scorie? O il chi potrebbe fermare o anche solo creare un referendum circa la svendita delle risorse nazionali a largo del Veneto?

    Abbiamo evitato la clausola di supremazia nazionale e aperto la strada per la formulazione di una intelligente decentralizzazione, unica risposta per un Paese frammentato e variegato come il nostro, ma che anche, contrariamente a quanti molti credono, permetterebbe di abbattere i costi in relazione all'aumento della qualità dei servizi.

    Cosa ancora più importante, abbiamo salvato quel complicato sistema di pesi e contrappesi, anche nei confronti del popolo stesso, che garantisce la Costituzione della Repubblica. Viviamo in un assetto istituzionale che riesce a offrire il controllo interno del Parlamento, limitare l'estensione dei poteri del governo ed una sua eventuale deriva populista, garantire la partecipazione dal basso della cittadinanza a cui sono dati gli strumenti per controllare i governanti e al contempo i limiti poiché non ne abusi scadendo nella demagogia ed infine fa del dibattito e la rappresentanza il centro del suo sistema.

    Da oggi la nostra costituzione può continuare a fornirci un assetto istituzionale democratico in cui far svolgere la dialettica politica del Paese evitando la dittatura della maggioranza grazie al particolare assetto bicamerale. Sui trattati con l'UE vigilerà un parlamento eletto direttamente e non un senato eletto indirettamente, sono proprio questi trattati a decidere la nostra politica macroeconomica e delineare la reale sovranità del nostro Stato.

    L'iniziativa di legge popolare è ancora fattibile. Potrei continuare ancora, il punto è che il no ha salvato la nostra Repubblica.

    Ora le motivazioni sono diverse, ma vi ricordo che Renzi ha continuato sulla linea di cancellò l'art. 18 dello statuto dei lavoratori, creato voucher (sussidi a vuoto, precarizzazione) e tagliato istruzione e sanità (beni pubblici, l'istruzione in particolare è proprio ciò che aumenta il valore del capitale umano, eventualmente permettendoci di assorbire quelle parti della catena di produzione e distribuzione che richiedono una maggiore divisione del lavoro, specializzazione e alto valore di mercato, pur avendo un alto costo del lavoro, l'ICT per esempio, rilanciando la competitività sul mercato globale), in poche parole portando avanti le politiche d'austerità che stanno avendo effetti sociali terribili da noi, ma anche in Spagna e Grecia.

    Inoltre, io dubito che le riforme sarebbero state davvero più facili da fare a causa del nostro sistema partitico caratterizzato da partiti poco disciplinati e i cui rappresentanti sono più legati a logiche di clientelismo locale che a quelle di partito, nonché affetto da disomogeneità ideologica intrapartitica, vedi la legge Cirinnà, non fu forse affossata anche dai cattodem? E l'elezione di Prodi a Presidente della Repubblica non fu forse evitata dai 100 franchi tiratori?

    Ma se anche fosse stata in grado di rendere più semplice il processo di riforma del Paese? A che prezzo? Una camera principale monopolizzata da una sola forza politica dove si rischiava che più della metà della cittadinanza si ritrovasse senza rappresentanza? Ma soprattutto che tipo di riforme sarebbero state? Probabilmente sempre sulla stessa linea di continua precarizzazione (questa la nostra modernizzazione, essere come gli USA e tornare competitivi sul mercato internazionale sulle spalle della classe media e dei lavoratori, mentre il saggio dei profitti aumenta per i proprietari, distruggere il mercato interno per stimolare le esportazioni) che si stava già tenendo.

    Il leader del Movemento 5 stelle Beppe Grillo
    © AFP 2018/ Filippo Monteforte
    Non è la via che voglio io e nemmeno la maggioranza degli italiani evidentemente. Anche chi ha votato per cacciare Renzi (cosa che non approvo) ha, anche senza accorgersene magari, votato contro quella linea neoliberista che sta facendo a pezzi il meridione d'Europa. E quindi, nonostante la mobilitazione sia merito sopratutto dei 5 stelle e della Lega, la vera forza propulsiva, che essi cavalcano, è la reazione al neoliberismo, qualcosa su cui finalmente riflettere e da cui ripartire: la critica al capitalismo e il disvelamento delle sue dinamiche a tutti siano essi a destra o a sinistra, dal momento che qualunque sia il loro voto, questi rimangono pur sempre un padre di famiglia, la madre, il precario, il contadino. Bisogna fare ciò attraverso un impegno culturale a tutto tondo, che non sia fatto di pseudo intellettualismo, ma di schiettezza, parole chiare, dall’esperienza quotidiana, dalla critica dei prodotti dell’industria dell’intrattenimento, bisogna creare consenso attorno a ciò che davvero danneggia il nostro Paese: l'austerità, il malgoverno, il clientelismo, il crony capitalism, il neoliberismo.

    Nonostante tutto Renzi ostenta ottimismo
    © AP Photo/ Alessandra Tarantino
    Dopo questo storico risultato è assai triste vedere persone a cui la salvezza della carta non interessa e che esercitata la propria cittadinanza ogni tanto votando, si arrabbiano con persone che magari hanno una famiglia da mantenere e si sono illusi di poter avere meglio rispetto a Renzi, e poter essere in grado in futuro di mandare avanti la propria famiglia, facendo quello che fanno esattamente i loro critici, votare e basta (senza mobilitarsi e portare avanti un progetto politico). Ma soprattutto i critici che si sostengono di sinistra sono tanto tristi da vedere perché alla democrazia, alla lotta contro il neoliberismo e per i diritti dei propri concittadini, dei lavoratori, hanno preferito "l'uomo forte", una caricatura del “Pater Patriae”, non discostandosi affatto da quel comportamento che tanto criticano ai Salviniani.

    Il nostro Paese andava e va riformato, costituzione compresa, ma non è importante cambiare tanto per o "fare un pezzo di strada", l'importante è la direzione che si vuole prendere e quella del sì non era quella giusta. Le elezioni arriveranno presto e bisogna prepararsi a creare consenso contro l’austerità, per fermare la linea socialmente regressiva di questi ultimi anni. Ma ancora prima, non importa quale sarà il nostro governo, dopo aver difeso la costituzione, dobbiamo difenderne lo spirito, mobilitandoci per una legge elettorale che possa garantire l’espressione in parlamento di tutte le forze politiche e sociali del Paese, che in futuro possano eventualmente creare una condivisa riforma del Paese o resistere alle sue derive neoliberiste dettate da Bruxelles/Berlino.

    L'opinione dell'autore può non corrispondere a quella della redazione.

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    Opposizione, Opposizione di governo, risultati, governo, Referendum costituzionale in Italia, Matteo Renzi, Italia
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