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    Matteo Renzi

    Perché votare No a questo Referendum costituzionale?

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    di Giorgio Pagano
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    Con l’assenso alla Brexit e l’elezione di Trump sono crollati i pilastri su cui si era retto politicamente il secondo Dopoguerra. C’è da ripensare completamente il ruolo dell’Italia e dell’Europa. Se il No al Referendum non deve entrare nel merito bensì essere un No o meno a questo Governo, ecco degli ottimi motivi per i quali dobbiamo votare No.

    Scalfari su Renzi e Ventotene, ieri su la Repubblica, non la racconta dritta in "Il Quirinale tra Waterloo e Ventotene".

    Per promuovere il Sì, comprendendo che ormai la vittoria è nelle mani dei non renziani, Scalfari cita Arturo Parisi il quale, in una equivalenza tra le ragioni pro e quelle contro, si è convinto per il Sì perché, altrimenti, "rischia di affondare l'Italia e viene inferta una grave ferita anche all'Europa", argomenti che però, evidentemente, nulla hanno a che vedere con il merito referendario.Allora se così è, e lo scontro non è nel merito bensì su quel che gli vien fatto girare intorno, confrontiamoci pure su questo.

    Non m'occuperò del "rischio che affondi l'Italia" perché, appunto, è un rischio e non una certezza. Ogni giorno, uscendo di casa, rischiamo che qualcuno possa investirci per strada, ci borseggi in un autobus o che il fondamentale treno che ci dovrebbe portare al lavoro non passi più per "motivi tecnici", non per questo però rimaniamo tutto il giorno a letto. Insomma la stessa vita è rischio, ma non solo, come dice il vecchio adagio “chi non risica non rosica”, ossia, solo chi s'impegna rischiando può aspirare ad ottenere qualcosa d’importante. 

    Mi occuperò quindi della “grave ferita all’Europa”. Ebbene i governi italiani, quello di Renzi incluso, hanno permesso a quest’Europa di essere molto matrigna per noi italiani: la Spagna ha 6 Agenzie europee mentre l’Italia 2; veniamo perennemente discriminati linguisticamente con conseguenze economiche abnormi, anche per l’occupazione — si pensi solo a tutte le cause che siamo stati costretti ad intentare per i Bandi europei unicamente in inglese, francese e tedesco; la Commissione europea interroga il popolo europeo persino sull’immigrazione unicamente in inglese, non permettendo quindi ai più diretti interessati greci, italiani e spagnoli di fornire le loro opinioni. Qualcuno penserà che la questione dei diritti umani linguistici negati agli italiani dall’Unione europea non sia importante. Invece si sbaglia, e di grosso, perché, come ebbe a dire il primo Presidente della Camera dei Deputati, Vincenzo Gioberti «Si ricordino tutti, cui cale della patria comune, che, secondo l'esperienza, la morte delle lingue è quella delle nazioni». Tagliandoci la lingua quindi, l’Unione europea come i nostri Governi che finora lo hanno permesso, è l’Italia e la sua cultura che vogliono colpire.

    Inoltre Renzi ha fatto tutta la sua campagna contro l'Europa, contrapponendo i "fasti" della globalizzazione alla "miseria" dei nazionalismi e, appunto, saltando a piè pari il ruolo dell'Europa. Anzi, ha persino tolto la bandiera europea iniziando la campagna referendaria, come ciascuno può constatare nelle immagini del #matteorisponde del 9 novembre 2016. Con ciò evidenziando uno scimmiottamento dei movimenti neonazionalisti o antieuropei che, però, al contrario del suo Governo e del suo ministro Calenda, erano e sono contro il TTIP e il CETA, contro cioè quei trattati transatlantici con gli USA e il Canada che segnerebbero la morte della nostra piccola e media imprenditoria assassinata dalle multinazionali d'oltreoceano, oltre a togliere ai cittadini tutta una serie di diritti e standard acquisiti.

    Tra il 23 giugno, con l’assenso alla Brexit, e il 9 novembre, con l’elezione di Trump alla presidenza degli Stati Uniti, sono crollati in pochi mesi i pilastri su cui si era retto politicamente il secondo Dopoguerra. C’è da ripensare completamente il ruolo dell’Italia e dell’Europa anzi, va completamente ripensata l’Europa stessa, senza più discriminazioni interne, di cui ho già detto, sia esterne, contro chi, come la Federazione Russa, è nostra vicina di casa e con la quale l’Europa ha dato vita alla modernità nel e del mondo ai primi del secolo scorso.

    A proposito di cambiamento delle politiche verso l’Unione europea, a fine luglio ho incontrato il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega agli affari europei Gozi, gli dissi che la Brexit era per noi un'occasione favorevole da cogliere al volo, che il Governo doveva muoversi subito e cercare alleanze per avere il Tribunale per il Brevetto europeo. Chiunque avrebbe capito quale volano per la crescita e l'innovazione è, e sarebbe stato, per il Paese! Ebbene non è stato capito e Renzi ha chiesto l'Agenzia europea per i medicinali.

    Occasione per ripensare l’Europa sarà il 25 marzo 2017, la ricorrenza dei 60 anni della firma dei Trattati di Roma, considerati come uno dei momenti storici più significativi del processo d’integrazione europea, chi, come Renzi, ha finora contrapposto alla globalizzazione l’aspetto nazionale saltando a piè pari l’Europa è meglio sia altrove. L’Italia e l’Europa devono costruire i nuovi pilastri delle loro politiche economiche, sociali ed estere. L’Italia e l’Europa non possono permettersi alla guida architetti che non sono in grado di concepire quei nuovi pilastri o “gattopardi” del «tutto deve cambiare perché tutto resti come prima».

    Se il No al Referendum non deve entrare nel merito bensì essere un No, o meno, a questo Governo, ecco degli ottimi motivi per i quali dobbiamo votare No.

    L'opinione dell'autore può non coincedere con l'opinione della redazione.    

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    Referendum, Matteo Renzi, Italia
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