04:38 23 Ottobre 2018
Donald Trump

Donald Trump in Medio Oriente: quali prospettive?

© AP Photo / David Zalubowski
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di Federico La Mattina
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Della politica estera di Donald Trump conosciamo le linee generali ma non i dettagli. Se da un lato critica l’interventismo in Medio Oriente ed è favorevole ad un accordo con la Russia, d’altra parte i suoi intenti non sono scevri da contraddizioni. Proviamo ad analizzare le prospettive in Medio Oriente.

Della politica estera di Donald Trump conosciamo soltanto le linee generali e non i dettagli: per tale ragione è impossibile avere certezze sulle mosse future del nuovo Presidente. Attualmente i leader degli altri paesi lo stanno studiando con interesse per provare a farsi un’idea di come si muoveranno gli Stati Uniti nei prossimi mesi. Le relazioni internazionali sono inoltre caratterizzate da imprevedibilità e vincoli, per cui esprimere certezze su un tema di così vasta portata significherebbe abbandonare una necessaria ed obbligata cautela. Agli analisti politici tocca perciò un compito arduo ma — in base alle dichiarazioni e alle informazioni che abbiamo fino ad ora — è possibile provare a ragionare sulla politica estera statunitense nel complesso scenario mediorientale.

Ovviamente la prospettiva dalla quale si guarda all’elezione di Trump risulta fondamentale: un europeo, un cinese, un messicano o un cubano avranno percezioni necessariamente diverse. Anche all’interno dell’Unione europea esistono paesi con interessi estremamente divergenti e le intenzioni neo-isolazioniste di Donald Trump susciteranno certamente reazioni diverse. Nelle linee di politica estera enunciate da Trump risulta fondamentale la volontà di trovare un accordo con la Russia, evitando di inasprire ulteriormente le pericolose tensioni degli ultimi anni.

Lo scenario mediorientale sarà quindi il principale banco di prova della nuova amministrazione che dovrà destreggiarsi nella complessità del subbuglio mesopotamico-levantino.

Bombardiere russo Tu-22М3 durante raid in Siria
© Foto : Ministry of defence of the Russian Federation
Se da un lato Donald Trump ha fortemente criticato il fallimentare interventismo che ha portato allo smembramento iracheno e libico (e anche il ruolo statunitense in Siria), d’altra parte diversi punti della sua politica estera rimangono contradditori. La sua forte critica all’accordo sul nucleare iraniano mal si concilia con un eventuale accordo con la Russia in Siria (dove l’Iran è un alleato indispensabile di Assad e un partner di Mosca).

D’altra parte Trump vede l’espansione dell'influenza regionale iraniana come una conseguenza della guerra contro Saddam Hussein, che ha di fatto favorito le ambizioni iraniane in Iraq. Bisognerà vedere anche come Trump gestirà il forte legame con Israele — nemico dell’accordo sul nucleare iraniano al pari dell’Arabia Saudita — e come riuscirà a coniugare tali contraddizioni all’interno delle sue intenzioni realiste in Medio Oriente.

Trump vede nel terrorismo islamico e nell’Isis il nemico principale; per tale ragione si dichiara disposto a trattare con la Russia sulla Siria dato che l’obiettivo principale degli Stati Uniti per il futuro Presidente non deve essere esportare la democrazia ma garantire la stabilità regionale, facendo ovviamente i propri interessi (meno retorica sui diritti umani cara all’ “internazionalismo liberale” e più pragmatismo realista, in parole povere).

Un fronte “anti-terrorista” con la Russia in Siria d’altra parte indispettirebbe certamente monarchie del Golfo e Turchia, come fa notare opportunamente Caroline Galactéros, e potrebbe spingerle a mettere fine al loro “doppio gioco deleterio” in Siria. Arabia Saudita, Qatar e Turchia non sarebbero infatti contente se venisse a mancare il supporto statunitense ai “ribelli siriani”. E’ evidente che ci muoviamo nel campo delle ipotesi e su tali questioni bisognerà capire anche quali saranno i rapporti di Trump con il Congresso a maggioranza repubblicana e con il suo entourage (è ad esempio noto che il suo vice Mike Pence ha posizioni molto più interventiste ed ostili ad Assad).

D’altra parte l’approccio meno ideologico sui “diritti umani” non dispiacerà a paesi come l’Arabia Saudita che vedono nelle istanze democratiche il principale pericolo alla stabilità nazionale. Trump ha anche criticato le posizioni dell’amministrazione Obama nei confronti della fratellanza musulmana e ha manifestato la volontà di stringere buone relazioni con l’Egitto del generale al-Sisi (a sua volta in buoni rapporti con la Russia), che si è subito congratulato con Trump per la vittoria.

Cosa dobbiamo aspettarci quindi da Donald Trump? Il sistema politico americano è la manifestazione superficiale di sottesi rapporti lobbistici, economici, politici, di bilanciamenti costituzionali e tra istituzioni che rendono la classe dirigente vincolata ma anche “legata” sotto molti aspetti.

Lasciami passare!
© Sputnik . Vitaly Pdvitsky
Inoltre saranno gli avvenimenti globali ad influenzare le scelte del leader dell’unica superpotenza globale e non è facile fare previsioni. Sicuramente gli Stati Uniti adotteranno un approccio maggiormente nazionalista e meno incline a sostenere “regime change” che possono incrementare l’instabilità regionale e provocare un effetto boomerang.

Trump oppone inoltre all’istintiva russofobia della Clinton la volontà di trattare con la Federazione Russa (cosa certamente positiva). Per il resto — come già detto — conosciamo soltanto le linee generali ma non i dettagli della sua politica estera; non sappiamo come saranno sciolte le contraddizioni appena evidenziate né possiamo sapere in che modo le intenzioni manifestate in campagna elettorale si tramuteranno in politiche effettive, una volta che Trump sarà il Presidente degli Stati Uniti.

L'opinione dell'autore può non corrispondere a quella della redazione.

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prospettive, Crisi in Siria, politica estera, politica, Iran, rapporti con la Russia, Donald Trump, Medio Oriente, USA
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