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    Cyber sport

    E-sport: può essere veramente considerato uno sport?

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    di Erika Castro
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    Il Ministero dello Sport russo ha riconosciuto gli E-sports come disciplina sportiva a tutti gli effetti. Anche se il concetto di 'Sport' cambia da paese a paese, il gioco competitivo è di gran lunga l'attività più importante che serve per giustificare il titolo.

    Basta solo pensare che le gare di E-sport riempiono stadi da 40mila spettatori e vengono seguite in diretta da milioni di persone in tutto il mondo, i giocatori professionisti guadagnano cifre con sei zeri e oggi il mondo del gaming è considerato come potenziale professione alla pari del tennis, scacchi o karate.

    Si tratta sicuramente di uno di quei tipi di sport, alla pari del poker online, che fa completamente affidamento sulla tecnologia digitale e certamente meno paragonabile ai tradizionali sport fisici. I videogiochi una volta erano considerati il passatempo improduttivo di adolescenti nerd, ma oggi le competizioni di gaming sono seguitissime. Anche in Italia dal 2014 gli sport elettronici sono considerati una disciplina sportiva regolarmente riconosciuta dal CONI, e dal 2016 si è formata l'associazione Sport Elettronici anch’essa riconosciuta.

    Certamente viene da chiedersi come mai la Russia, ma anche l’Italia e gli Stati Uniti, abbiano fatto il passo soprattutto in relazione alla definizione del termine sport. Tra le ragioni più ovvie di questa decisione c’è il riconoscimento ufficiale di una disciplina che negli ultimi anni si è diffusa a macchia d’olio in tutto il mondo e, nel caso della Russia ad esempio, l’opportunità di creare e guidare nuove squadre di professionisti in grado di apportare nuovi riconoscimenti alla nazione.

    Del resto la Russia ha voluto sempre primeggiare in tutte le discipline sportive e l’occasione di farlo anche negli sport elettronici è davvero allettante. Tuttavia l’approvazione degli sport elettronici solleva un interrogativo abbastanza legittimo. Paesi come la Russia, ma anche altri che in futuro riconosceranno gli sport elettronici, hanno fatto questo passo solo per interessi economici o perché credono che in realtà gli E-sport rispondono ai criteri di uno sport classico?

    Secondo il Consiglio europeo dello sport, infatti, si legge:

    "Sono definite sport tutte le forme di attività competitive o giochi che, attraverso la partecipazione casuale o organizzata, mirano ad utilizzare, mantenere o migliorare le capacità fisiche e le abilità, fornendo divertimento ai partecipanti, e in alcuni casi, l'intrattenimento per gli spettatori ".

    Una ragazza vestita a tema al torneo cyber games di Mosca League of Legends
    © Sputnik.
    Una ragazza vestita a tema al torneo cyber games di Mosca "League of Legends"

    Sulla base di questa definizione, non vi è alcun dubbio che il videogioco competitivo può essere definito uno sport. Dopo tutto, la popolarità dei canali in streaming, come ad esempio Twitch sono la prova che molte persone amano guardare i giocatori qualificati mentre si esibiscono. Allo stesso modo sono nate diverse squadre di gioco che hanno dimostrato grande abilità ed esperienza, tutti fattori essenziali per competizioni sportive.

    Il dubbio tuttavia ancora rimane se si pensa che molti paesi sono ancora riluttanti a riconoscere altri giochi online che hanno alle spalle una lunga storia ed una popolarità ben più longeva degli Esport. Il poker online ad esempio è totalmente fuori legge in Russia, nonostante il 20% della popolazione giochi regolarmente e, secondo le stime ufficiali, la sua legalizzazione creerebbe miliardi di dollari in entrate fiscali. La ragione apparente per la differenziazione tra Esports e iGaming in termini del loro status di 'sport' deriva dal fatto che il poker è considerato come attività di una sala da gioco, indipendentemente dal fatto che si giochi o no con soldi veri. I sostenitori della legalizzazione dei siti di poker online sostengono, tuttavia, che le vincite consistenti di giocatori di poker professionisti mostrano che l'abilità svolge un ruolo molto più grande del fattore fortuna.

    ''Oggi — come sostiene Dennis Phillips ex pokerista ed esperto in materia — chiunque potrebbe essere un giocatore di poker e l’immagine del vecchio danaroso col sigaro in bocca ormai ha fatto il suo tempo''.

    Il riconoscimento degli Esports in Russia ha dato il via a diverse critiche nel mondo del poker al punto che si sta discutendo la possibilità di revocare il divieto di giocare a poker online e di altre forme di iGaming, che infatti rispettano i criteri dettati dal Consiglio dello Sport. Con la Russia sulla cuspide della legalizzazione dei siti di poker online sarebbe ragionevole pensare che gli Stati Uniti seguiranno l'esempio.

    Riconoscere il poker come uno sport ufficiale aiuterebbe a farla finita con la maggior parte dei tabù di cui esso soffre e permetterà ai giocatori internazionali di ottenere VISA per partecipare ai tornei di poker all'estero. Tuttavia questo grande passo della Russia rappresenta un importante traguardo a livello mondiale per tutti i tipi di giocatori online che finalmente possono essere visti con occhi diversi, non più nerd ma veri e propri campioni sportivi.

    Di recente in Norvegia proprio i giochi online sono stati introdotti tra le attività extrascolastiche per gli studenti, un'idea che sarebbe stata impensabile fino a poco tempo fa. Ma non è finita qui, già da tempo si discute anche di far rientrare poker ed e-sport tra le discipline olimpiche.  

    Magari nei prossimi anni la lista della Hall of Fame sarà riempita anche da nomi appartenenti ad  importanti personalità del panorama dei giochi online e tutti questi tabù ci sembreranno solo un vecchio ricordo del passato.

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