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    La Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca

    Mica parlo russo! Anzi si. E se vuoi, te lo insegno!

    © Sputnik. Anton Denisov
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    di Luigi Volk
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    Se non puoi scappare dall'orso, allora impara a domarlo! Così ho superato le difficoltà della lingua russa fino a diventare insegnante di russo per stranieri.

    Quando nel 2008 scelsi il russo come seconda lingua straniera dopo il francese, avevo appena diciotto anni. Se la scelta del francese non destava particolare curiosità tra i conoscenti, quella del russo si. Alla domanda “perché proprio il russo?” di amici e parenti, non sapevo mai dare una risposta precisa. Per pigrizia però, spiegavo che il russo è la lingua della “nuova economia” e a loro questo bastava. Durante la laurea triennale alla facoltà di lingue e letterature straniere dell’Università del Salento, più volte pensai di abbandonare il russo per dedicarmi allo studio di una lingua a me più vicina. Dopo una partenza un po' "a freddo" cominciai a "carburare" e verso la fine del 2012 discussi la mia tesi dal titolo “La Transiberiana. Mito e realtà tra storia e letteratura”.

    La mia piccola sfida però era tutt’altro che vinta. Ebbi la sensazione di aver studiato tanto, qualcosa che in realtà non avevo mai visto. Un po' come parlare di un argomento che in fondo non si conosce. Così subito dopo la laurea decisi di partire per Mosca con alcuni compagni di corso. A gennaio del 2013 atterrai all’aeroporto di  Domodedovo col colbacco, le maglie da sci e la voglia irrefrenabile di calpestare la brušatka della piazza Rossa.

    A Mosca d'inverno
    © Foto del blogger Luigi Volk
    A Mosca d'inverno

    Mosca ci accolse nel pieno delle sue nevicate. La meraviglia era quella di un cielo notturno mai completamente spento. Dalla finestra dello studentato dell’istituto statale di lingua russa A.S. Puškin la neve cadeva di continuo e si posava su tutto cancellando i resti dell’autunno uscente. Dal ponte Bolšoj Moskvorezkij le cupole dorate del Cremlino e quelle colorate della cattedrale di Vasílij Blažénnyj si intravedevano solo quando la bufera di neve, placandosi, lo permetteva.

    L’impatto con la lingua fu abbastanza duro: le lezioni erano completamente in russo e il primo mese passò in fretta nel tentativo di fermare le parole veloci dei russi per la strada o in metro. Per i primi risultati fu necessario aspettare la fine di febbraio. E proprio quando “l’orecchio” cominciava a familiarizzare con la lingua parlata lasciammo la Russia per tornare in Italia passando dalla splendida San Pietroburgo.

    Rientrato a casa pensai che quel breve soggiorno studio non aveva migliorato di molto le mie competenze, ma soprattutto aveva lasciato incomprese troppe sensazioni. Così decisi diriprovare con un soggiorno studio di sei mesi reso possibile grazie alla borsa messa a disposizione dal Ministero dell’istruzione della Federazione Russa.

    Diciamolo subito: sei mesi in una città come Mosca non sono poi tanti. Quattordici milioni di abitanti che popolano le strade della città ogni giorno, una superficie di quasi tremila km², una metropolitana di tredici linee e duecento fermate per un totale di trecentotrenta km di binari sotterranei, ben quattrocento musei, centosettanta teatri oltre a divertimenti H24 di ogni genere fanno il possibile affinché il tempo passi in fretta. Da novembre 2013 a maggio 2014 sono entrato a stretto contatto con la vita culturale della città, ammirandone e studiandone le prospettive. Ho cercato di capire i russi da vicino e forse un po' ci sono riuscito.

    Allo scadere dei sei mesi il funzionario dell’ufficio relazioni internazionali dell’istituto mi propose un posto nel corso di laurea specialistica in “Metodologia dell’insegnamento della lingua russa per stranieri”. Il giorno seguente accettai e dopo quattro mesi ero di nuovo a Mosca, questa volta però con un visto più lungo. Così ho vissuto lo spettacolo di altri due inverni, fare posto alla primavera della capitale che già ad aprile dipinge i parchi Sokolnikij, Caricyno, Gorkij Park di colori vivaci. Ho avuto modo di apprezzare il sistema di istruzione superiore russo capace di offrire una formazione di altissimo livello, di ammirare e scoprire la città fantastica che è Mosca, di capire il carattere di questo gigante che è la Russia.

    I docenti dell’istituto A.S. Puškin nel giro di due anni hanno fatto di me un insegnante qualificato di lingua russa per stranieri. Ho tenuto lezioni a un gruppo di ragazzi ghanesi e discusso, alla fine del biennio, una tesi di carattere linguistico-metodologico con la massima votazione. Il russo è diventato per me seconda lingua, la Russia un modo di vedere il mondo. Se qualcuno oggi mi chiedesse “come mai proprio il russo?” risponderei che conoscere questa lingua vuol dire avere accesso a un patrimonio culturale e scientifico immenso, che lo studio di una lingua a livello filologico è un mezzo potentissimo per la crescita personale. Inoltre, il crescente peso della Russia nel panorama geopolitico internazionale e negli equilibri economici mondiali fanno della lingua russa uno strumento utilissimo in tanti ambiti, da quello commerciale a quello diplomatico.

    In tre anni di permanenza nella Federazione Russa non ho avuto modo di viaggiare in Siberia, ma la transiberiana tornando da est mi ha portato Maria: dottoranda in teoria e metodologia dell’apprendimento e dell’educazione. Con lei condividiamo l’interesse per la linguistica e la lingua russa. Quando “stacchiamo” dai libri progettiamo il nostro futuro!

    Maria e Luigi
    © Foto del blogger Luigi Volk
    Maria e Luigi

    Attualmente sono in cerca di un'occupazione dove poter esprimere al meglio le mie potenzialità, coltivo un progetto per l’apprendimento multimediale della lingua russa e un giardino di idee. Mosca nel cuore ripete sempre vs’o budet horošo!

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