10:01 17 Agosto 2017
Roma+ 24°C
Mosca+ 19°C
    Due abitanti del Donbass guardano i camion che portano gli aiuti umanitari

    Guerra, distruzione.. cetrioli e marmellata

    © Sputnik. Valeriy Melnikov
    URL abbreviato
    Vittorio Nicola Rangeloni
    di Vittorio Rangeloni
    21805241

    Veseloe in russo significa felice ed è inoltre il nome di un villaggio alla periferia di Donetsk che oggi è tutt'altro che ricollegabile a tale significato.

    Sono oltre 500 le persone registrate qui, poche decine sono coloro che invece continuano a viverci. Il paesaggio è impressionante e malinconico, si fa fatica a trovare una casa che non abbia il tetto sfondato e con i muri perimetrali intatti. Quelle che sono sopravvissute non hanno finestre e portano i segni delle schegge dei proiettili di mortaio o dell'artiglieria. E' noto che 12 abitanti di questo villaggio sono morti a causa della guerra, come nel caso di una famiglia della via Kolkhozna che ho visitato: prima è morto il padre col figlio e poi, dopo qualche mese un colpo di mortaio ha decapitato la moglie.

    Lo racconta un signore che arriva ogni giorno a lavorare nel suo orto, da parte a quel che resta della sua casa. Ed è rimasto ben poco:

    “Prima era una porta normale, mentre ora ci passerebbe pure un autobus”, dice lui indicando l'ingresso, affrettandosi poi a invitarci a spostare l'auto dalla via. “Le vedete quelle case in fondo alla strada? E' Peski, lì a 500 metri ci sono gli ucraini ed è preferibile non rimanere troppo nel mirino dei loro cecchini”, spiega premurosamente.

    L'uomo in tenuta da operaio su cui si legge “Donetskij Aeroport”, ora è costretto a prendere in affitto un appartamento in città, dove vive da due anni. Eppure gli sta stretto, lui vorrebbe la sua casa, il suo orto ed il suo vecchio lavoro:

    “Sarei pronto a ricostruire tutto da solo con le mie mani e le mie forze, senza chiedere nulla a nessuno. Tutti qui lo farebbero, se solo non piovessero bombe ogni giorno”.

    La casa di Lyudmila
    © Foto del blogger Vittorio Rangeloni
    La casa di Lyudmila

    La abitazioni di questa via sono tutte devastate, ora sparano sulla via parallela procedendo nell'opera di distruzione. Sulla strada dove effettivamente la percentuale di edifici totalmente inagibili si riduce di pochissimo vive qualche anziano, e si nota. L'erba all'ingresso di due piccole casette in via Naberezhna è tagliata, il giardino è curato e crescono fiori e alberi da frutta. La casa è stata colpita da una bomba che ha sfondato il tetto ma non è esplosa conficcandosi nel pavimento di legno. Qui ci vive Ludmilla col marito, lo scorso San Valentino hanno festeggiato 58 anni di matrimonio.

    Ormai non hanno nemmeno più paura e vivono dei prodotti del proprio orto e della propria fatica. Dall'inizio della guerra hanno visto oltre 70 bombe al fosforo cadere sulle case vicine. Lui è stato ferito in seguito all'onda d'urto di un bombardamento, mentre è uscito di casa per andare nel bagno che si trova in giardino. Se fosse rimasto nella cucina dov'era, sarebbe morto in quanto il proiettile di mortaio ne ha sfondato il tetto distruggendo tutto quanto.

    Eppure hanno una forza incredibile, non si abbattono di fronte alle avversità e continuano a coltivare con cura il loro orto ed a sistemare per quanto possibile la loro casa.

    Lei ci fa vedere i loro due scantinati dove conservano i loro prodotti e dove si nascondono durante le notti più rumorose spiegandoci che in uno ci vanno quando sparano da Peski, mentre nell'altro quando i colpi di artiglieria arrivano da Avdeevka.

    Da uno di questi scantinati, Ludmilla risale con un barattolo di cetrioli sotto sale che porge in omaggio: “sono quelli del mio orto, bisogna assaggiarli per forza.. aspettate, ho anche la marmellata fatta coi miei lamponi!”.

    La signora Lyudmila ci regala i prodotti del suo orto
    © Foto del blogger Vittorio Rangeloni
    La signora Lyudmila ci regala i prodotti del suo orto

    Qui la gente è così, vive nella miseria e nella devastazione ma è pronta a condividere tutto quanto. Non è una novità, anche se talvolta risulta scomodo privare delle persone che hanno poco o nulla, dei loro pochi beni che gli rimangono. Ma non c'è mai verso di rifiutare, la prenderebbero come grave offesa, l'ospitalità è sacra, nonostante non ci si fosse mai conosciuti prima. E così oltre ai cetrioli ed ai lamponi, in macchina abbiamo caricato anche patate, carote, prugne e un vaso di kompot fresco, un succo ottenuto dalla cottura di diversi frutti, invitandoci a tornare a maggio dell'anno prossimo quando verranno pronte le fragole e sarà matura anche la pace, si spera.

     

     

    Correlati:

    Donbass, filorussi accusano forze Kiev di nascondere armi in strutture civili
    Ispettori OSCE rilevano crescita della violenza nel Donbass
    Rappresentante Russia all'ONU accusa, Kiev prepara operazione militare nel Donbass
    Tags:
    Donbass
    RegolamentoDiscussione
    Commenta via FacebookCommenta via Sputnik