14:28 21 Novembre 2019
Due ragazze alla biciclettata organizzata per le vie di Donetsk

Quartiere Petrovskij di Donetsk: esplosione di vita in risposta alle bombe

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Il quartiere che si trova sulla linea del fronte dinnanzi alle posizioni ucraine di Marinka, viene bersagliato quotidianamente dalle artiglierie di Kiev.

Sono ben 1800 le case private danneggiate in questo distretto, mentre 640 sono le palazzine ad esser state coinvolte dai bombardamenti ucraini. E' davvero facile trovarne i segni notando le pareti stuccate e dalle tracce di asfalto posato di recente. Si, sono questi i segni distintivi che raccontano parecchio riguardo al tipo di persone che vivono da queste parti. Difficile trovare devastazione e crateri: di notte cadono le bombe e danneggiano case ed asfalto? Immediatamente la mattina stessa, qualcuno sarà già all'opera per ripristinare la facciata od il manto stradale. Sono fatti così, loro lavorano e lavoravano anche mentre in piazza Maidan passavano mesi a saltellare ed a raccogliere i biscottini della Nuland.

Nonostante ciò, ovviamente non tutto può essere ricostruito, si parla di limiti umani e comprensibili.

Nel quartiere in cui ovunque ti giri vedi dei fiori, sono presenti diverse miniere risalenti ai primi decenni dello scorso secolo, così come moderne strutture che fanno da contrasto all'architettura sovietica. A poche centinaia di metri dal fronte sorge una piscina funzionante e contemporanea, dotata di ogni comfort e tecnologia progettata dagli studenti della locale università di architettura, circondata da un parco meraviglioso dove giocano decine di bambini. La guerra arriva anche qui, appena due settimane fa sono state cambiate ben 96 finestre di questa struttura che è un vero e proprio punto di riferimento del quartiere.

Il quartiere presenta molta vegetazione e di tanto in tanto spiccano le tipiche montagne artificiali composte di detriti delle miniere, il simbolo per eccezione di queste terre. Montagne che tante vite hanno salvato proteggendo dai bombardamenti. Tante persone, ancora oggi sono costrette a vivere nei rifugi sotterranei ed antiatomici della seconda guerra mondiale.

"Col calare della sera la gente arriva qui, sopravvive ai bombardamenti che si verificano ogni giorno, ed al mattino le persone escono e si recano a vedere se le proprie case non siano state distrutte", dice una delle nonnine che troviamo nel bunker di fronte alla miniera Trudovskaya.

Questa miniera è stata pesantemente danneggiata, sotto al suolo esistono riserve di carbone per un altro secolo di estrazioni. I condotti si sviluppano per oltre 77 km sotto terra. Sebbene altre miniere sono state mantenute efficienti o sono state parzialmente ripristinate, con questa non è stato potuto fare lo stesso: i condotti di aerazione sbucano proprio a Marinka, dove ci sono i soldati di Kiev che usano seppellire i propri soldati proprio in questi condotti rendendo irrespirabile l'aria nel sottosuolo.

L'altra miniera che però è operativa è la Chelyuskinskaya (bombardata lo scorso weekend). Anche qui l'ingresso sembra un vivaio dall'impressionante quantitativo di fiori presente. La capacità d'estrazione è diminuita di un 80% ma continua a funzionare. Gran parte dei minatori di questa miniera, durante i primi giorni di scontri armati nel 2014 si sono schierati a difesa di Donetsk. Dal sottosuolo vengono estratti in superficie i vagoncini di carbone che dopo esser stato trattato viene caricato sui Kamaz e spedito alle centrali elettriche.

Un minatore del Donbass
© Foto : Vittorio Rangeloni
Un minatore del Donbass

Tra miniere, fiori, palazzine e case ci sono anche diversi monumenti a ricordare le guerre passate ed i Petrovchani che vi hanno preso parte. Esiste una radicata comunità di reduci della guerra in Afghanistan che si occupano di curare i memoriali. Transitando attraverso un anonimo bosco che poi scoprirò essere completamente minato, ci affacciamo ad un paco su cui sorge una statua dedicata ai liberatori di Donetsk — all'epoca Stalino — dall'occupazione tedesca nel '43. In quella zona sorgeva un lager ed attualmente diversi corpi sono tutt'ora sepolti da qualche parte in mezzo al prato. Grazie ad un meticoloso lavoro dell'associazione dei reduci si è riusciti a dare un nome a 14 dei soldati dell'Armata Rossa caduti liberando il lager.

Non lontano, di fronte al palazzo che ospita gli uffici dell'amministrazione locale si trova un museo allestito negli ultimi mesi all'interno di una scuola che è stata devastata dalle bombe a grappolo dell'esercito di Kiev. L'intera struttura è in via di ristrutturazione totale: muri, finestre solai e pavimenti sono stati devastati, ma con gli aiuti umanitari provenienti dalla Russia si sta cercando di fare il possibile per rendere l'istituto di nuovo agibile, in tempo per l'inizio del nuovo anno scolastico il primo settembre.

Lo spazio espositivo consistente in tre stanze è dedicato alla "Gloria militare e del lavoro", voluto e costruito con cura maniacale dall'associazione dei Veterani dell'Afghanistan ed in particolare da Roman Estifeev, che ha dedicato tutto il suo tempo libero dopo il turno di lavoro per allestire al meglio gli spazi ed a collocare i "pezzi" che gli abitanti del distretto hanno donato al museo.

Nelle sale esistono cimeli di ogni genere, civili e militari, riguardanti la storia di questo quartiere a partire dai reperti originali della Grande Guerra Patriottica, passando per il conflitto dell'Afghanistan fino a oggetti più recenti, anche se quasi sorprendentemente non si parla della guerra in corso. Quella, tuttavia, si vede tutt'intorno. Per entrare nel museo bisogna appunto passare dai corridoi della scuola pieni di macerie, cataste di banchi, sacchi di cemento o serramenti nuovi pronti da essere installati.

Uno spazio fortemente voluto affinché visitandolo "visitandolo si possa vedere e capire la verità con gli orrori dei conflitti e comprendere che noi siamo un popolo pacifico e contrario alla guerra", dice Roman, il quale i segni delle battaglie li porta sul proprio braccio sotto forma di cicatrici. Anche in questo periodo, nonostante sia fermamente contrario alla logica della guerra, non ha potuto fare altro che tornare ad impugnare in mano il Kalashnikov e difendere la sua città, la sua miniera.

Questo quartiere rispecchia appieno l'anima di coloro che lo vivono: ordine, pulizia e tanta, tantissima voglia di tornare a lavorare e vivere in pace senza i bombardamenti notturni che quotidianamente distruggono i sogni degli abitanti.

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