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    L’Anaconda si “stira” con le armi di convinzione di massa

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    di Giorgio Pagano
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    Oggi si possono lanciare operazioni militari come Anaconda, che prefigurano l’uso di armi di distruzione di massa, perché gli USA da 70 anni hanno bombardato e bombardano l’Europa, e non solo, con le armi di convinzione di massa al solo scopo di far crescere ed alimentare il proprio mercato.

    Il convegno internazionale di Roma “Il soft power russo: la lotta per l’influenza in Europa e come l’Ue dovrebbe rispondere” organizzato dall’Istituto Gino Germani e dall’Atlantic Council, a chi ha un occhio attento e la memoria lunga, fa emergere numerose contraddizioni e rammentare tante verità occultate.

    Cominciamo col dire che il convegno, pur tenendosi nella Capitale d’Italia e per un pubblico di italiani (si nota già dalla presentazione che se ne fa sul sito della Fondazione in cui la pubblicizzazione nell’idioma italico ha il triplo di spazio di quella in inglese), è stato comprensibile solo per gli anglofoni: invitati solo lingua madre inglese o anglofonizzati. Già questo ci fa dissentire sulla dizione di “convegno internazionale” e propendere per quella di convegno nazionalista statunitense. Ma, la cosa più sconcertante, è l’uso volgare e cavernicolo che si fa delle immagini di promozione del convegno. In 5 foto il messaggio subliminale che passa è:

    Se vuoi avere un po’ di tranquillità e di pace, essere protetto contro i “cattivi” del mondo, non hai altra scelta che gli Stati Uniti d’America, la sua lingua inglese, il suo Presidente, la cui casa, dal colore immacolato, è già il paradiso, in terra.

    In un mio precedente articolo su Sputnik Dal latinorum del Renzo, all’ “inglesorum” di Renzi & Сo, ho ricordato come, per gli angloamericani, la dominazione linguistica e culturale sia un obiettivo fondamentale della loro politica economica, e lo avevo fatto citando il patto Roosevelt-Churchill del 1943:

    «Il potere di dominare la lingua di un popolo offre guadagni di gran lunga superiori che non il togliergli province e territori o schiacciarlo con lo sfruttamento».

    Ma quello che investiranno USA e UK per la colonizzazione immateriale dei paesi europei nel Dopoguerra ha dell’incredibile.

    Tralasciando gli enormi finanziamenti annuali del regno Unito al British Council per la sua espansione nel mondo e, in particolare, l’opera dei servizi segreti della Regina sul fronte italiano (se ne sono occupati in diversi libri rispettivamente Robert Phillipson e Giovanni Fasanella), la rete di finanziamenti di illustri esponenti e organi della cultura europea messa in piedi dalla CIA dopo la seconda guerra mondiale fu spaventosa. Una serie di atomiche “culturali” che hanno desertificato talmente la varietà e la bellezza intellettuale dell’Europa da averla ridotta, oggi, ad un deserto culturale sempre più anglofono e moribondo.

    Dopo i due decenni dei fascismi e della guerra, la stragrande maggioranza degli intellettuali era, in Europa, su posizioni critiche anticapitaliste. Perciò la CIA non risparmiò né uomini né risorse finanziarie per contrastarle, ingaggiando una vera e propria “guerra per la conquista delle menti”, come ebbe a chiamarla il Segretario di Stato americano Edward Barrett.

    Per quel che riguarda la musica e la composizione musicale spiccarono il festival “Capolavori del Ventesimo Secolo”, tenuto a Parigi nel 1952, a cui fu invitata una incredibile serie di musicisti e compositori, da Igor Stravinsky a Claude Debussy; i tour costosissimi della Boston Symphony Orchestra nelle capitali europee; la Conferenza Internazionale della Musica del Ventesimo Secolo proprio qui a Roma, nell’aprile del 1954, per non dimenticare i finanziamenti al Festival di Spoleto di Gian Carlo Menotti.

    Quello degli anni ‘50 e ‘60 è un periodo in cui alla grande maggioranza degli americani non piace o, persino, disprezza l’arte moderna. Il presidente Truman arriva a sostenere: «Se questa è arte, allora io sono un ottentotto» e, per quanto riguarda gli stessi artisti, molti di loro erano ex-comunisti a malapena accettabili negli Stati Uniti in epoca maccartista e, certamente, non erano il tipo di persone che normalmente sarebbero state suscettibili di ricevere il sostegno del governo degli Stati Uniti ma, nonostante ciò, la CIA in collaborazione con il Museum of Modern Art di New York, sbarcò nei territori degli “ottentotti” europei con una serie di grandi mostre sull’espressionismo astratto americano – l’ “arte della libera impresa”, la chiamava Nelson Rockefeller – facendo divenire i vari Pollock, Gorky, Motherwell le stelle delle gallerie europee.

    Ora, se si pensa quanta Arte con la A maiuscola, ultramoderna, tanto per parlare di Lucio Fontana che tanto ce l’aveva con Pollock (“Pollock è contemporaneo a me, vende i quadri a cento, duecento milioni. Lui ha dei quadri del ‘52, ‘53 che sono imbrattati di colore, io li ho già coi buchi… È molto più importante la mia scoperta che quella di Pollock. Siccome noi non abbiamo i miliardi che hanno loro per fare il lancio, siamo sottoprodotto degli americani.” Chissà cosa avrebbe detto sapendo che, in realtà, i miliardi provenivano dai canali della CIA) o di Piero Manzoni, che non è paragonare a nessun artista americano, tanto era avanzata l’arte italiana rispetto a quella statunitense, ci si rende conto di come, la mentalità dei politici e dei servizi segreti italiani fosse, questa sì, da ottentotti.

    Attraverso la copertura del Congresso per la libertà della cultura, il Congress for Cultural Freedom, la CIA finanziò la rivista anglo-americana «Encounter», la francese «Preuves», la tedesca «Der Monat» e, in Italia, «Tempo Presente».

    La CIA riuscì, inoltre, a corrompere molti dei più famosi esponenti dell’intellettualità occidentale. Mettendoli a tal punto al servizio delle sue politiche che, alcuni, finirono direttamente sul suo libro paga: da Arthur Schlesinger a Isaiah Berlin, da Hannah Arendt a Ignazio Silone, da George Orwell a Arthur Koestler e Raymond Aron, insieme a moltissimi altri esponenti dell’alta cultura delle due sponde dell’Atlantico.

    Oggi si possono lanciare operazioni militari come Anaconda, che prefigurano l’uso di armi di distruzione di massa, perché gli USA da 70 anni hanno bombardato e bombardano l’Europa, e non solo, con le armi di convinzione di massa al solo scopo di far crescere ed alimentare il proprio mercato:

    L’operazione “arte astratta USA” promossa dalla CIA in Europa è stata turbativa e manipolatoria del mercato ai danni degli stessi italiani ed europei, sia in quanto artisti che come collezionisti ed investitori. A tutt’oggi, un Fontana, vale sul mercato 1/6 di un Pollock. La “truffa culturale” di allora ha effetti economici ancora oggi, e continuerà ad averli fintanto che la verità non diverrà di dominio pubblico.

    Nessuno però, sembra, abbia fatto presente tutto ciò al convegno della Fondazione Germani. Del resto, può capitare, nelle aule di giustizia come in quelle della vita, che il miglior difensore di se stesso non sia l’imputato.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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